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Il magico mondo di Fellini torna a Bagnoregio con il funambolo Andrea Loreni

BAGNOREGIO - Un'atmosfera felliniana per l'avvio di Civita Cinema, merito del sogno volante messo in scena da Andrea Loreni, che a distanza di 64 anni ha riportato gli sguardi dei bagnoresi, e non solo, in cima ai tetti.

E' iniziato così, con il funambolo che richiamava alla mente e alla vista la scena girata proprio in piazza Cavour da Federico Fellini nel 1954, sotto gli occhi estasiati della sua Gelsomina, Giulietta Masina.

Prima dello spettacolo, doppio, le parole di presentazione della rassegna. "Siamo orgogliosi di essere qui. Grazie al sindaco Bigiotti, al vice Profili, ai dipendenti comunali e a tutti i cittadini che ci hanno accolto. Oggi iniziamo con 'La strada', il film più importante della cinematografia italiana, il primo a vincere un Oscar. Solo capendo da dove veniamo possiamo affrontare il futuro e oggi facciamo rivivere l'atmosfera di allora".

Il sindaco Bigiotti saluta con la parola chiave: "Cultura, è la gradita ospite della nostra città, che è stata set di importanti film. Ora è il momento di ricambiare mettendoci a disposizione di tutta la provincia per attirare il mondo cinematografico. Vi vogliamo per sempre qui... - conclude rivolgendosi ai due organizzatori della rassegna - con voi la città ha una marcia in più. Stasera omaggiamo il più grande, Fellini, rivivendo la magia de La strada, nello stesso punto dove girò la scena del funambolo, riprendendo quel momento".

Un festival che nasce in stratta collaborazione con il vice sindaco. Luca Profili, che ha proposto per primo l'esibizione ad Andrea: "Metteremo il cinema al centro di Bagnoregio. E' bello avere un'idea e vederla concretizzata. .. quando ho visto il funambolo a Perugia l'ho subito pensato e immaginato qui. Salutandovi voglio fare un pensiero all'assessore Gentili, è qui con il cuore".

Infine Glauco Almonte, che ha raccontato gli appuntamenti che verranno e descritto l'omaggio per gli spettatori, una stampa a tiratura limitata in 1000 copie numerate, dedicato al film La strada. "Questa è una mostra di come si costruisce il cinema, verranno attori, regista ma soprattutto le maestranze che creano un film, insieme fanno una magia".

Bagnoregio e La strada, un legame unito anche grazie al Museo Taruffi, devo è custodita la replica del motocarro utilizzato da Zampanò, finito distrutto subito dopo le riprese e realizzato di nuovo con l'aiuto e il supporto di chi sul set c'era e ha contribuito a crearlo. Lo racconta il direttore del museo dedicato ai motori, Flavio Verzaro: "Siamo custodi della memoria di Angelo Trucca, figlio del costruttore della motocarro del film. Abbiamo anche gli abiti degli sposi, altra scena memorabile, e qui saranno coinvolte le comparse e chi ha vissuto nel set".

Tra queste Marina Trucca, oggi una meravigliosa nonna, che impersonò proprio la sposa insieme al marito: "Felice di essere in questa nostra piazza. Di episodi ne ricordo tanti, la Masina ha sofferto tanto, lui sul set la trattava molto male. Con mio marito abbiamo fatto gli sposi, scelti da Fellini stesso. Abbiamo vissuto e mangiato insieme, diceva che le fettuccine di mia mamma erano più buone di quelle sue, le emiliane".

A suo fianco il nipote, che ha ricordato la nascita del motocarro: "Era stato costruito su una moto, la Sertom 500 dell'Esercito italiano, usato da nonno come mezzo per la campagna, praticamente abbandonato, la prima cosa che notò Fellini, avviando la collaborazione con nonno, che poi fece anche la controfigura ad Anthony Quinn, che non era un motociclista provetto!".

Ultimi applausi per Ascenzio Artemi, che interpretò il bambino malato costretto immobile in un letto d'ospedale, guardato a vista dalla suore, che cacciano la piccola Gelsomina, spettatrice incuriosita nella sua stanza. "Fellini venne a scuola per fare selezione. Io avevo un cappellino, fatto da mamma e lui notò quello. Ne sono certo perché mi chiese di portarlo nelle scene girate. Ero piccolo, ricordo poco di lui ma di certo era un'atmosfera incredibile per il paese".

Racconti che fanno storia, quella del cinema, che è sempre accompagnata dal buio, quello che ha di colpo conquistato piazza Cavour: è arrivato il momento magico.

Andrea Loreni esce dalla finestra, sale sul cornicione a più di dieci metri di altezza, e conquista la fune. Per una serie di interminabili minuti è quello il suo mondo. Il pubblico sotto assiste in silenzio, qualcuno ha persino paura per lui, i cellulari puntano in alto, nuova protesi dello sguardo che più di sessant'anni fa era di Gelsomina e delle centinaia di persone in piazza. La tecnologia ha cambiato il mondo, i film ora sono trasmessi in digitale, anche quelli storici, ma a Bagnoregio sembra di essere ancora in quel lontano 1954, quando un funambolo coraggioso fa evoluzioni su una corda, in mezzo al cielo. Si ferma, va indietro, si siede, si sdraia, sono attimi in cui, incredibilmente, si rilassa e il pubblico può liberarsi in un applauso. Due, tre, quattro passaggi, in avanti e in retromarcia, sempre tutto così etereo, sospeso nel nulla.

Uno spettacolo straordinario, che ha inorgoglito lo stesso Loreni, che sceso in piazza abbraccia la famiglia e si lascia andare, confessandoci: “Era un bellissima atmosfera, ho notato tanta aspettativa in questo luogo, merito del film che ha creato l'attesa. Peccato che con le luci vedo sempre poco ma sentivo l'ammirazione e la tensione del pubblico. Mi alleno ogni giorno, specie in palestra, per fare questi spettacoli, sulla fune sto molto poco mentre mi preparo. Per aggiungere un po' show ho creato qualche gioco per il pubblico, per rendere tutto più spettacolare e divertente”.

E' il momento del film, storico e imperdibile, gran parte del pubblico rimane e ammira La Strada di Fellini, compresa la signora Trucca che attende il suo momento, dove può sognare e rivedersi giovane accanto al marito, un momento di gioia che manifesta divertita insieme alla famiglia, seduta al suo fianco.

Teresa Pierini