VITERBO - La sala del Mezzanino del Museo nazionale etrusco Rocca Albornoz è sempre più cuore artistico: sabato pomeriggio ha ospitato il concerto lirico "Cantare l'amore – Dalla tenerezza al tormento", dimostrando ancora una volta l'ottima acustica e l'apprezzamento del pubblico.
Sala piena in tutti i posti disponibili per immergersi nelle atmosfere d'amore più amate del Bel Canto, con protagonisti i soprani Zoe Papas e Olga Nesterova, il tenore Giordano Ferri, accompagnati al pianoforte dal maestro Stefano Silvi e annunciati da Lodovico Zago, che ha anche raccontato curiosi dettagli sulle opere proposte, i compositori e le grandi star che le hanno portate in scena nei teatri più grandi del mondo.


Note, parole e racconti, come nel caso di Lucrezia Borgia, di Donizetti e i capricci del soprano della prima, un modo per dare il "la" alle prime tre arie, cantate da Zoe Papas e Giordano Ferri, che ha avuto l'onore si esibirsi davanti al pubblico di casa, come figlio della Tuscia.

L'amore sofferto di Aida e la grande passione di Verdi per il soprano scelto al debutto travolge il pubblico con "Ritorna vincitor" cantato da Olga Nesterova.

Momento solista anche per il pianista nel romantico "Walzer in La" di Donizetti, che ha portato il pubblico nelle dolci e gioiose atmosfere dell'epoca.
Il concerto è poi proseguito viaggiando sull'amore straziante vissuto da Tosca, di Puccini, ispirato dal dramma teatrale di Victorien Sardou che il compositore toscano rese ancora più drammatico per "far male al cuore", protagonista anche nelle due arie successive tratte da La Bohème, dalla classica "Si, mi chiamano Mimì" al duetto ù2O soave fanciulla", che trovò una conclusione diversa da quanto scritto dall'autore, complice il tenore al debutto che propose comunque l'acuto finale all'unisono con il soprano, facendolo diventare immortale.
Ancora Puccini con "O mio babbino caro", da Gianni Schicchi, e "Vissi d'arte", da Tosca, inframezzati dal vezzoso Duetto delle ciliege, da L'amico Fritz di Mascagni.

Chiusura a tre, con Giordano Ferri, Zoe Papas e Olga Nesterova, a condividersi lo spartito di Tace il labbro da Vedova allegra di Lehar.

Tanti gli applausi per i protagonisti del concerto, tutti talentuosi e capaci di trasmettere le emozioni come tenerezza e torrmento, alla base di questo interessante viaggio tra la musica dell'Ottocento e Novecento.


Immancabile il bis, con la festa più bella dell'Opera: il brindisi canoro "Libiamo ne' lieti calici" da "La traviata" di Verdi, che ha visto i tre cantanti conquistare la sala, per coninvolgere ancora una volta il pubblico.

L'organizzazione ringrazia la direttrice del museo dottoressa De Angelis e il dottor Gabriele Quaranta per aver reso possibile la realizzazione del concerto negli spazi della Rocca Albornoz.
Teresa Pierini e Anselmo Cianchi