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Ciao Giorgio: i racconti, le emozioni, l'arte. Gli amici di Capitani sul palco dell'Unione

VITERBO - Centinaia di persone hanno accolto l'invito della Tuscia Arts Academy, neonata associazione viterbese, organizzatrice dello spettacolo "Ciao Giorgio" al teatro Unione. Nel foyer un primo momento insieme, ammirando la mostra sulle grandi macchine per il teatro, e gustando lo storico aperitivo 103 di Schenardi, rispolverato per l'occasione dal mitico barman Fanelli.

Prima di alzare il sipario, i saluti di Leonardo De Angelis e Simona Tartaglia Capitani: "Mi piace questo modo di stare insieme. Sono certa che Giorgio stia vivendo una vita diversa, se possibile ancor migliore di quella che ha avuto - ha confessato la moglie -. Grazie al Comune che ci ha permesso questo, a tutti gli artisti che hanno deciso di esserci, e soprattutto agli sponsor che ci hanno sostenuto, permettendoci di donare l'incasso all'Associazione Campo delle Rose, per terminare la loro struttura, e i Cavalieri del Soccorso, che acquisteranno un pulmino adatto a portare fuori gli ospiti del Giovanni XXIII, in troppi rimasti praticamente soli".

Dopo le doverose parole, segue lo spettacolo, che si fonde tra le emozioni di ricordi passati, momenti condivisi sui set, ma anche ammirazione personale, senza aver mai lavorato insieme, e ascolto della musica preferita dal regista, scomparso un anno fa nella sua cittadina adottiva, quella Viterbo che aveva scelto per Il maresciallo Rocca e soprattutto per viverci.

E' Stefano Reali, regista e musicista, il collega che lo conosceva meglio, dopo la moglie, a tenere il filo conduttore della serata: "Felice di essere qui di nuovo nel giro di pochi mesi. Arriveranno una messe di artisti che loderanno l'arte di Giorgio e le sue passioni. Ricordo quando lo invitai a vedere Viterbo per scegliere il set del suo Rocca, una scelta che ha portato fortuna a tutta la città", racconta salutandolo con il tema musicale di "Mio figlio ha settant'anni", proposto con il suo quartetto swing, al centro la sedia da regista con scritto, ovviamente, G. Capitani.

Un artista dietro l'altro, tutti conquistano il palco dell'Unione portando la propria esperienza o una piccola performance artistica, molte inedite, sempre accompagnate e intervallate dalla musica, moltissima di George Gerswhin. Valeria Fabrizi ringrazia Giorgio e Simona che la vollero fortemente nel Maresciallo Rocca, dopo che per anni aveva abbandonato il lavoro per il dolore della perdita del figlio, facendola così tornare nel suo mondo grazie a loro.

Andrea Roncato, che non ha mai lavorato con Giorgio, ricorda le grandi battaglie in aiuto degli animali, specie i cani, e la promessa che un giorno avrebbero fatto qualcosa insieme, mentre dalla loro casa ammirava il Trasporto della Macchina di Santa Rosa. "Lui mi guardava con ammirazione e fatto da lui era già un premio. Pure Reali ora mi guarda con ammirazione. ma non ho mai lavorato con lui - confessa Roncato sorridendo -. Pensiamo a Giorgio, che non si senta solo in questo cielo infinito" e gli dedica "Ti avrei voluto", scritta per un figlio mai nato.

Il fiume di ricordi riparte dalla folgorazione con il cinema, da "La grande illusione", del 1937 che lo convinse: doveva fare il regista, senza considerare il profetico regalo al battesimo, una cinepresa. Omaggiando quel cinema, Gabriella Silvestri legge "Pensieri" di Jean Renoir, ricordando come entrambi siano stati narratori di storie.

Subito dopo conquista il palco un altro attore che ha lavorato molto con Capitani, Paolo Triestino, che dopo aver sottolineato il suo aplomb parigino, lo ricorda come un grande sognatore recitando "Mio padre è morto a 18 anni partigiano" di Gigi Proietti.

Ancora emozioni con Daniela Poggi, che ha donato un ricordo speciale dell'uomo: "Giorgio amava i bambini, lo era nel cuore lui e lo erano i suoi attori, a cui dava sicurezza. Un onore ricordare Giorgio con tutto l'affetto possibile, anche grazie a chi è venuto oggi per aiutare il Campo delle Rose. Un amore che donava anche a Simona, di cui era tremendamente geloso, nonostante non lo mostrasse, merito della sua consueta eleganza. Bastava guardarlo negli occhi: Giorgio aveva scelto Simona come musa, indispensabile collaboratrice, un legame nato dall'amore e dall'arte. Pensando alla sua arte leggo un pagina scelta a caso da uno dei suoi libri preferiti, l'autobiografia di Frank Capra, che per lui era un mito. E' un modo per ringraziarlo: lottò per me, per assegnarmi un ruolo, purtroppo non è detto che il regista possa scegliere, spesso scelgono altri attingendo dal loro 'giro', ma lui pretese me".
Il brano tratto da "Il nome sopra il titolo" ricorda la grande importanza del regista, diventato talmente famoso da essere lui la star del film e non gli attori, figurando così, per primo nella storia, scritto sopra al titolo, dove normalmente sono i protagonisti della pellicola.

L'escalation delle emozioni prosegue con Andrea Giordana: "Onorato dalla sua amicizia, uomo di grande fascino. Per rivivere una briciola di vita con lui leggo il suo racconto di 'Un figlio a metà', quando ricorda del dramma vissuto insieme sul set americano, a Miami, coinvolti nel passaggio dell'uragano Andrew". Un racconto lucido, a tinte veriste, merito delle parole del regista, tratte dalla sua autobiografia, e dalla impeccabile capacità espressiva dell'attore.

Un momento magico proseguito con Anna Safroncik, che lo ha incontrato nella selezione del cast di una ficion da girare in una Capitaneria di porto, che poi non è stata più realizzata. "Ho ricordi di parole e sguardi di affetto, cosa rara nell'ambiente, sono stata irradiata dai suoi occhi profondi. Qui presento un omaggio alla storia d'amore tra Giorgio e Simona, declamando il testo di una canzone, per ricordare che 'L'amore dura per sempre", e lo dedico a loro".

Massimo Dapporto è uno degli amici storici, che ha scelto di dipingire il ritratto di un Giorgio privato. "Sapete che nacque a Parigi e molti anni dopo ci tornò, deciso di ritrovare il villino dove era cresciuto. Chiese il permesso di entrare, ottenendolo e iniziò a fantasticare i ricordi di un tempo, respirando l'aria del parco. Mancava una cosa, fondamentale, il forno che aveva fatto il padre, chiese così spiegazione al giardiniere che sincero gli disse... che non era quella la villa ma un'altra, poco più in là. Giorgio uscì borbottando e pensando a quel momento gli dedico una poesia di Pavese, che gli declamai in parte in camerino, durante una pausa, non riuscendo a finirla. Stasera gliela faccio tutta, così gli tolgo la curiosità".

Sorpresa finale da Nancy Brilli che accompagnata da Stefano Reali, si offre al pubblico viterbese nelle vesti di cantante, prima un brano di Sinatra, poi Vacanze Romane dei Matia Bazar e infine l'immortale Memory. Un omaggio all'amico Giorgio, che dopo questa serata il pubblico viterbese ha conosciuto meglio anche come uomo. Prima dei saluti finali, l'omaggio da parte di Giancarlo Gabbianelli, in sindaco con cui condivise l'intero viaggio targato Rocca, e poi tutti sul palco, per ringraziare il pubblico presente e augurare insieme Buona Pasqua.

Teresa Pierini