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Ultima conferenza dei liceali alla scoperta di "Santa Rosa, una storia vera", ospite Vincenzo Ceniti

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VITERBO - Ultimo giorno oggi (5 settembre) per la mostra degli studenti del Liceo classico Mariano Buratti "Santa Rosa, una storia vera" presso la Sala Anselmi di via Saffi.

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Inaugurata il 28 agosto scorso, la mostra ha registrato la presenza di viterbesi e turisti che, grazie anche alle visite guidate degli studenti stessi, ottimi Ciceroni, sono stati portati dentro la vita di Santa Rosa, per capirne meglio la figura e la vicenda storica.

Ragazzi protagonisti anche dei vari incontri di approfondimento che si sono succeduti e che questo pomeriggio, come di consueto alle ore 18, si arricchiscono di un nuovo capitolo. Si parlerà di come Viterbo ha vissuto il suo Settembre, a partire dal secolo XII, periodo del quale abbiamo bandi comunali che ci permettono di avere un'idea della tradizione.

Ad esporre la ricerca saranno Marco Brunori, Chiara Cagnucci e Renato Gobattoni. La storia più recente del Settembre viterbese sarà invece affidata ad un graditissimo ospite, il console del Touring Club di Viterbo Vincenzo Ceniti, che rievocherà il programma ricco di manifestazioni ed eventi che solo qualche decennio fa rendeva questo mese speciale per Viterbo.

A seguire pubblichiamo un articolo a firma proprio di Ceniti, che decrive le numerose opere dedicata a Santa Rosa.

Sorprende l’iconografia di Santa Rosa. Anche autori stranieri: il dipinto seicentesco di Bartolomé Esteban Murillo (al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid) raffigura La Vergine e i Santi appaiono a Santa Rosa da Viterbo; un’altra tela di Murillo presenta la santa con la croce nella mano destra e due rose in quella sinistra (al Worcester Art Museum, USA); di grandi proporzioni la tela di Juan Antonio de Frìas y Escalante (XVII secolo) al Prado di Madrid (Ultima Comunione di Santa Rosa da Viterbo); notevole quella, altrettanto grande, di Sebastiano Gòmez al museo di Belle Arti di Salamanca (Apparizione di Santa Rosa da Viterbo, 1699); singolare il dipinto raffigurante il Miracolo della gallina di Gregorio Vàsquez de Arce y Ceballos (1638-1711) alla Pinacoteca dei Padri Gesuiti di Bogotà.

In Italia, Macrino d’Alba (XV-XVI secolo) la raffigura con un fascio di rose nel quadro custodito nella Galleria Sabauda di Torino. Albertino Piazza (XVI sec.) la presenta con il grembiale di rose (Accademia Carrara di Bergamo). Benozzo Gozzoli (XV secolo) la ritrae nel grande affresco della Chiesa-Museo di Montefalco, presso Perugia.
Nella chiesa di Santa Maria in Aracoeli di Roma si apre una cappella dedicata alla santa (raffinato il tondo con la Gloria di Santa Rosa). Sempre a Roma la riconosciamo nei dipinti seicenteschi della basilica dei SS. Cosma e Damiano insieme a santa Rosalia da Palermo. L’immagine della santa viterbese è presente anche nella Basilica di San Francesco ad Assisi e nel refettorio delle Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore di Gemona nel Friuli.

Ed ora il Viterbese. Nella chiesa del Giglio a Bolsena, una tela raffigura la santa con due angeli che stanno per incoronarla. In quella di San Bernardino ad Orte un dipinto mette al centro Rosa con l’abito francescano che sale verso l’alto aiutata dagli angeli. Di estrema semplicità l’ovale in affresco attribuito al Villamena (XVII sec.) nella chiesa di San Francesco a Vetralla. Ancora Rosa negli affreschi quattrocenteschi di Giovanni e Antonio Sparapane che decorano una cappella della chiesa semidiruta di San Francesco a Tuscania.
Nella città di Viterbo la sua immagine più antica, in senso assoluto, è uno schizzo sbiadito disegnato sul retro del foglio membranaceo riproducente un frammento della “Vita prima” (1280). Il ciclo di affreschi che Benozzo Bozzoli dedicò agli episodi più significativi della vita della santa nella chiesetta di San Damiano (oggi Santuario di S. Rosa) sono andati purtroppo distrutti nel 1632. Ne restano però alcuni disegni, seppur di modesta fattura, provvidenzialmente commissionati a Francesco Sabatini di Orvieto (prima della distruzione degli originali) tuttora conservati nel Museo Civico di Viterbo.
Tre bozzetti in miniatura (detti di Benozzo Gozzoli), dipinti su piccole lastrine di marmo, rappresentanti le scene di tre affreschi, si conservano a Viterbo presso il monastero delle Clarisse, mentre due disegni autografi dello stesso Gozzoli si trovano, rispettivamente al British Museum di Londra e nel Gabinetto dei disegni e delle stampe di Dresda. Di buona fattura la figura della santa nel polittico di Francesco di Antonio Zacchi da Viterbo detto il Balletta (datato 1441) che si ammira nel Santuario. Il complesso monastico accoglie anche una quindicina di ex voto recentemente restaurati. In una collezione privata di Viterbo troviamo una tela settecentesca di santa Rosa, fresca di restauro, con una didascalia in tedesco “hl. Rosa v. Viter heldin des Glaubens”
Del viterbese Antonangelo Bonifazi ci resta una bella tela seicentesca della Madonna del Carmine e santi (fra cui Rosa) custodito nel Santuario della Quercia, poco distante dalla città, che propone anche la santa in una delle tante tavolette votive riunite in un piccolo antiquarium cui si accede dalla navata sinistra. Nella chiesa di San Pellegrino si trova un affresco seicentesco con i Santi Rosa e Giacinta Marescotti ai piedi del Crocifisso. La Cassa di Risparmio di Viterbo custodisce un bozzetto della tela (andata distrutta) che Marco Benefial dipinse nel 1727 sul miracolo del fuoco avvenuto a Vitorchiano.
Sempre a Viterbo, nella cappella palatina di palazzo dei Priori, un affresco settecentesco vede Rosa tra i santi locali. Il miracolo delle rose è raffigurato in affresco nella volta del parlatorio del monastero delle Clarisse (probabile opera settecentesca di Domenico Corvi). Una Predicazione di santa Rosa di anonimo è nella chiesa della Crocetta di Viterbo.
Di ingenua tenerezza il volto della santa in una tela settecentesca, di autore ignoto, al Museo del Colle del Duomo di Viterbo. Il dipinto più emblematico e più caro ai viterbesi, resta, comunque, quello ottocentesco di Francesco Podesti di Ancona (1812-1855) che troneggia sull’altare maggiore del Santuario della santa.