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Sgarbi (desnudo): "Qui c'è la felicità". Inaugurazione e mostra Incontri a Sutri, da Giotto a Pasolini

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SUTRI - Un viaggio nell'arte, una visione privilegiata, dall'inaugurazione alla visita della mostra Incontri a Sutri, terza edizione "Da Giotto a Pasolini".

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Torna la tradizionale mostra a Palazzo Doebbing, dopo la lunga pausa del lockdown, curata dallo stesso Sgarbi, con 250 opere, prodotta da Contemplazioni e finanziata da Intesa Sanpaolo.

L'inaugurazione giovedì scorso, dopo l'espulsione forzata dell'onorevole Sgarbi dalla Camera dei deputati, argomento per nulla sfiorato dal primo cittadino, che ha invece presentato a suo modo la mostra, invitando alla fine ad una sorta di protesta anti mascherine e pro assembramento. A parole, perché l'inaugurazione gestita da Archeoares, che ha il servizio di biglietteria del museo, era contingentata e controllata a vista, con ripetuti inviti ad indossare le mascherine.

"Si accende la vita a Sutri, sulla strada della felicità - ha precisato Sgarbi, presentato da Emanuele Ricucci -. La mostra è un invito ad ammirate le opere presenti a Palazzo Doebbing,  da Giotto a Pasolini, che in queste terre visse giorni felici, che furono i suoi ultimi". 

Un evento supportato con orgoglio dall'istituto di credito, come ha precisato la direttrice dell'area Roma, Loreta Cardaropoli: "Questo è un territorio spettacolare, orgogliosa che, nella mia competenza, ci sia questa perla, Sutri".

Poche parole per gli invitati, tra cui erano presenti Pierluigi Diaco, l'onorevole Mariotto Segni, e gli attori Pietro Angelo Siri Pozzato e Gianni Franco. Nel palazzo altri due attori, con Maurizio Donadoni pronto a presentare un monologo su Pasolini. Arriva la banda e Sgarbi non perde occasione per ricordare: "Qui regna il caos". 

All'interno del palazzo la visita alla mostra, partendo da Giotto, nella sua Madonna, potentissimo volto riemerso di recente da una raccolta del Massachusetts e nel Crocifisso attribuito alla sua bottega, fino a Pasolini, nelle fotografie di Dino Pedriali, scattate poco prima che, il 2 novembre del 1975, venisse massacrato e dilaniato con una violenza inaudita

E' inoltre possibile ammirare i reperti della Fondazione Luigi Rovati "Petala aurea (petali d’oro)", sottili e minute lamine dorate di ambito bizantino e longobardo, frutto della sopraffina abilità degli uomini dell’epoca; l’esperienza di Franz Ludwig Catel che, in seguito al suo trasferimento dalla Germania poté esprimere a pieno la sua predisposizione all’arte attraverso la rappresentazione, nei suoi paesaggi, dei costumi italiani e della vita popolare della città. E ancora Tadeusz Kantor, la cui arte incarna il suo spirito, la sua esperienza di vita, i suoi tormenti.

In dialogo con il regista e scenografo polacco, l’artista siciliano Cesare Inzerillo esprime la sua realtà sfigurata dalla morte e dai suoi rituali. Immortala comportamenti quotidiani, attitudini, modi di essere, di vivere, rappresentati da scheletri, da mummie estratte da una delle catacombe dei Cappuccini così frequenti in Sicilia. Al contrario, Livio Scarpella celebra con la sua scultura la bellezza, liberandola da quel senso di morte che da sempre la accompagna. In una inedita  congiunzione fra stile greco arcaico e Pop art, realizza una sorprendentemente viva Patty-Kore ispirata a Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo.

Alessio Deli attualizza il classicismo rinascimentale con la ricerca e il recupero di nuovi materiali e racconta come, con il passare del tempo, si sia assistito alla rovina del mondo (con, ad esempio, il disastro ambientale fatto di scorie e di rifiuti). L’uomo e la natura sono i protagonisti dell’arte di Mirna Manni che approfondisce temi e problematiche del mondo contemporaneo attraverso forme visionarie e metaforiche che invitano a riflettere e interrogarsi.

Fuori da ogni luogo e ogni tempo è la sofisticata fotografia di Chiara Caselli, capace di “rubare” attimi di intimità superando il limite dei preconcetti, e allo stesso tempo di regalare visioni rarefatte di spazi immensi e assoluti, in cui i confini tra cielo e mare sono difficilmente individuabili. Opposta è la visione di Massimo Rossetti. Le sue vedute, seppur scorci parziali, inquadrate in strisce orizzontali o verticali, permettono chiaramente di identificare un luogo reale, una città, un posto che fa attivare il ricordo e la memoria.

Restando in tema di realismo, Justin Bradshaw rende gli oggetti del quotidiano protagonisti assoluti della sua pittura, scovando in loro una certa sensualità e mostrando così la loro essenza.

Infine Guido Venanzoni, che racconta con i suoi grandi teleri la vita di Caravaggio, ricordando gli episodi salienti della vita del pittore maledetto. "Caravaggio è un artista finito per secoli nell'oblio, con la Chiesa capace di cancellare la sua impronta - ha concluso il critico -. Nessuno si è interessato a lui, ora abbiamo il racconto, in opere, della sua vita. Con questa arte Sutri è un paese che ha alzato la testa, Viterbo chiude i musei mentre noi siamo vitalità ma anche riflessione e concentrazione. Guardate le opere, tra queste c'è un Tiziano così nascosto che non lo nominò nemmeno. Qui c'è la felicità".

Il pomeriggio scivola via così, lungo le sale, ma fa caldo, tanto, e la camicia del primo cittadino è ormai zuppa di sudore. Può Vittorio Sgarbi lasciare la sala? No, non sarebbe da lui, a meno che non lo portino via di forza. Allora toglie la camicia e attende il cambio, proseguendo le chiacchiere con gli ospiti, così. come se nulla fosse. E anche intorno, nessuno sembra stupirsi.

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, è possibile acquistare il biglietto unico (intero 15 euro) per visitare Anfiteatro, Mitreo e Palazzo Doebbing.

Teresa Pierini