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L'arte di Paul Whitehead: dalle copertine dei Genesis alla sala Anselmi

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VITERBO - Alcune mostre in città rischiano di passare inosservate, per mancanza di quel giusto clamore, e non ci si rende nemmeno conto che, all'interno della sala Anselmi in via Saffi, c'è un mostro sacro dell'arte sposata alla musica. Ed è li, di persona, pronto a rispondere (ovviamente in inglese) a chiunque gli chieda spiegazioni e semplicemente un saluto.

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E' Paul Whitehead, che la generazione boomer conosce e ricorda per alcune sue fantastiche copertine dei Genesis, passate alla storia, e della band inglese possiede anche la composizione grafica del nome. Ma il suo lavoro non si ferma li, anzi, arriva anche in Italia, con la sua arte in copertina per le Orme e tantissimi altri artisti rock progressive nel mondo.

Gentile e disponibile, porta i visitatori della mostra a lui dedicata, e curata da Marco Naldi, ad ammirare le stampe delle sue copertine, ricorda il primo incontro con Phil Collins & Co, per Domino, e mostra altre sue opere, come il puzzle di quadri dedicato ai peccati capitali, che lui porta ad otto, inserendo anche la religione, tutte le religioni. "Per la verità dopo la mostra di Torino - confessa - ci sarebbe anche un nuovo peccato, quello della censura". Uno degli otto quadri infatti, quello della lussuria è stato censurato con un pezzo di stoffa nera. "Così però hanno creato più curiosità - prosegue Paul - perché le persone erano maggiormente spinte ad alzare qualla tendina per vedere cosa ci fosse sotto".

Conosce Viterbo e non è la prima volta che viene, cinque anni fa ha anche assistito al Trasporto della Macchina di Santa Rosa, restando colpito dalla forza fisica e dal gesto compiuto dai Facchini quella sera.

Il legame con la città potrebbe essere ancora più forte se venisse finalmente data la risposta ad un suo sogno: uno dei suoi quadri, Star why haven, si presterebbe perfettamente come opera da riprodurre in una delle nicchie del Convento di Santa Teresa conosciuto come ex tribunale, dove è dipinto il Giudizio finale realizzato da Zappi. Speriamo abbia presto una risposta dall'amministrazione, che deve ovviamente approvare l'opera e dare il via alla sua composizione.

Paul è legato fortemente alla musica, mentre dipinge ascolta la sua preferita e si lascia portare. Curiosamente riesce a dare sfogo anche a quella parte femminile presente in ogni essere umano: si trasforma, si trucca e cambia abbigliamento per presentare una versione completamente diversa della sua anima, tumultuosa e piena di colore, che finisce nelle opere che firma come Trisha van Cloef.

La personale di Paul Whitehead è aperta ogni pomeriggio fino al 14 novembre alla Sala Anselmi, in via Saffi. Occasione da non perdere.

Teresa Pierini