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Cristina Mascanzoni Kaiser sulla Wine hospitality: "In scuole come Intrecci si preparano ambasciatori della bellezza italiana"

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ORVIETO - La passione per il vino, l'importanza dell'ospitalità, l'offerta di luoghi unici e incontaminati: non poteva esserci binomio migliore per la presentazione del libro di Cristina Mascanzoni Kaiser, "Wine Hospitality" che ha scelto Intrecci e la famiglia Cotarella per l'incontro con addetti ai lavori e studenti del territorio.

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Nella sala conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto Cristina è stata accolta da Marta Cotarella, direttore di Intrecci, e Ruggero Parrotto, direttore generale di Fondazione Cotarella. Con loro, a raccontare la propria esperienza, Katarina Andersson, ricercatrice svedese e storica giunta in Toscana per studio e diventata sommelier e critica enologica.

"Ho conosciuto Cristina qualche anno fa durante una call e poi ci siamo incontrate al Vinitaly - queste le parole di Marta per presentare l'ospite - decidendo di fare tante belle cose insieme, orientate al mondo del vino e ai giovani".

Incalzata dalle domande di Ruggero, Cristina inizia a svelare particolari del suo libro e del suo mondo, fatto di ospitalità, per tradiziona familiare, e di vino, per passione. "Un libro per me molto importante, una parte di me e della mia storia, per questo nonostante il foglio bianco fa paura ad ogni scrittore, io non mi sono preoccupata perché sapevo cosa scrivere, partendo da 7 anni da formatore in giro per l'Italia ed era necessario raccontarlo. Parto dalla frase 'Si è sempre fatto così' che abbiamo sentito tutti e lavoro per contestarla attraverso la conoscenza e voglio che i professionisti trovino quella motivazione in più solo perché siamo italiani".

Cristina propone le sue lezioni in moltissime scuole, è stata anche protagonista all'Accademia Intrecci e ha promesso che tornerà, e tutto gira intorno al vino: "Non è solo una bevanda alcolica, è storia, religione, arte, musica. Fa parte del nostro contesto, bere sulle nostre tavole crea convivialità. Inoltre il primo motivo per cui i turisti vengono in Italia è il vino insieme al cibo. Tramite l'accoglienza diamo valore alla nostra tradizione enogastronomica ma non va dimenticata la comunicazione, che è altrettanto importante, il libro aiuta appunto a creare tanti ambasciatori, un manuale adatto ai ragazzi, utile anche ad approfonire argomenti non toccati duante le lezioni, che possono essere letti dopo e sono validi anche nel futuro".

Fondamentale, secondo l'autrice, comprendere esattamente cosa offrire, specie al turista: "Nasco nel mondo dell'accoglienza che poi ho esteso al vino - ha proseguito Cristina - ho visto cosa è mancato e cosa viene richiesto: ospitalità, condivisione, respiro e per tutto questo è perfetta la cantina, dove si vive l'autenticità. Il mondo del lusso è cambiato, oggi, per me, lusso è trovare luoghi che non si trovano su internet e anche mostrare una foglia di vite, che crea stupore. Per questo è importante la preparazione e il giusto valore al settore viene dato da scuole come Intrecci. A questi ed altri ragazzi dico andate in giro, all'estero, guardate e poi tornate, perché qui c'è una qualità di vita diversa. Per l'Italia voglio un turista che viva il territorio con le nostre botteghe e ristoranti, ma chi comunica con loro deve prima conoscere in prima persona per poi raccontare, dopo averlo visto con i nostri occhi, l'interlocutore compra sulla nostra conoscenza. Così si crea un circolo virtuoso e ricordiamo che il passaparola non ha alcuna commissione e coinvolge chi è vicino alle persone con cui siamo stati in contatto".

Cristina Mascanzoni  ha lasciato così la parola a Katarina Andersson, protagonista di uno dei capitoli, quello dedicato al mondo in cambiamento, che è tornata a parlare del valore italiano: "Molto spesso trovo persone che vedono solo le cose sbagliate, purtroppo in Italia si pensa sempre tutto male ma non ci rendiamo conto che è uno dei Paesi dove si vive una diversità culturale da un luogo all'altro incredibile, basta spostarsi 10 chilometri e tutto cambia, e c'è una nuova cosa da raccontare". 

Tra gli allievi dell'Accademia Intrecci in sala è Nicola a prendersi la resposabilità di porre una domanda, dedicata alla visione del vino nel mercato e all'azione della globalizzazione. "I grandì brand hanno obiettivi dedicati a portare il maggior numero di persone - ha risposto l'autrice - poi ci sono i piccoli, che possono offrire la propria realtà. Chi compra con consapevolezza cerca il piccolo produttore perché si ricorda, anche da lontano, l'esperienza vissuta, che essendo unica non si dimentica mai, anche quando degusterà il vino a migliaia di chilometri, tornato a casa".

In chiusura ha affrontato ancora l'argomento social, in un momento in cui gli influencer sembrano soffrire: "La comunicazione è importante ma va visto come si fa, internet ha una storia e ogni dubbio si smaschera, per questo serve coerenza e vanno individuate le persone giuste per comunicare, con conoscenza e correttezza" e ancora l'istituzione del Liceo del Made in Italy: "Un'ottima occasione, specie per capire chi siamo, il prossimo passo sarà lavorare contro l'italian sounding e noi per primi dobbiamo imparare ad apprezzare il cibo naturale, va rivalutato tutto ciò che è nostro".

Una lezione preziosa per gli addetti ai lavori presenti, come ricordato in chiusura da Marta Cotarella: "Grazie a Cristina e Katarina per come ci hanno ricordato quanto di buono abbiamo, tutti dovrebbero visitare le nostre produzioni di eccellenza" ringraziando poi Coldiretti e Consorzio Vini Orvieto classico per la degustazione offerta ai presenti.

Teresa Pierini e Anselmo Cianchi