ROMA - Due Prin dell'Università degli studi della Tuscia, di cui uno associato al PNRR, che dalla fase di studio vengono presentati, si sviluppano in incontri pubblici, e mettono al centro una delle famiglie più importanti della territorio: "Per un'Enciclopedia Farnesiana - Stato e prospettive di un progetto di ricerca".
La presentazione si è svolta presso l'Istituto nazionale d'archeologia e storia dell'arte, a Palazzo Venezia, mentre gli appuntamenti divulgativi sono organizzati a Palazzo Farnese di Caprarola (leggi il programma Occasioni farnesiane. L’ultima tradizione degli studi al Palazzo Farnese di Caprarola).

Ad illustrarlo, mostrando anche quello che sarà il futuro sito Farnese.org, attualmente non in linea, tre docenti universitari, Enrico Parlato, anche in veste di padrone di casa dell'istituto, Paolo Marini, che subito ha sottolineato come il progetto insista nella creazione di un database che sia collettore dei materiali pubblicati, e Paolo Procaccioli.
E' quest'ultimo ad illustrarlo ai presenti: "Un progetto che nasce dalla percezione di un problema, l'argomento Farnese è studiatissimo da sempre, luoghi, personaggi, collezioni, tutte le aree sono coperte, ma c'è un problema di percezione, rimasta frammentaria, con tante storie singole e l'assenza di una unitaria. Le singoli componenti del mondo farnesiano è come se fossero monadi, isolate - ha spiegato Procaccioli - per via della genesi di questo particolarissimo Stato con luoghi e figure diverse che, nella distanza, non hanno favorito il dialogo, passando progressivamente ad orizzonti locali.

Faccio un esempio - ha aggiunto -: dell'intera collezione d'opere d'arte di Alessandro, pur importante, manca qualcosa. È venuta meno anche l'esigenza di una memoria condivisa, aggravato da una storiografia tentata dal localismo. Per contrastare questa carenza di attenzione unitaria nasce la necessità di prestarla su tutti gli argomenti coinvolti, creando voci di una vita sociale come la intende la normalità, per questo va presa una per una le fila di quella tela che nel tempo si sono impegnati a tessere le 'Penelopi' della famiglia Farnese. Partiamo da Paolo III e Giovannella Caetani, sua madre: prima di loro la famiglia era orientata nella professione delle armi in un luogo preciso, lei, di ottima famiglia, impone al figlio il cambio di rotta. L'ambizione è il propellente che avrà la forza di sradicare la famiglia dal locale e proiettarla altrove.
Lo strumento inclusivo che abbiamo scelto doveva andare fuori dalla gerarchizzazione, era necessario tenesse tutti sullo stesso piano e registrasse tutto, compresi gli oggetti: è l'enciclopedia digitale che dà voce a tutto, facilmente aggiornabile e in grado di accogliere il dibattito nella maniera più ampia e differenziata possibile. Filo rosso sono i carteggi che restituiscono nomi, luoghi e tempi - conclude il professore - che sia luogo di sintesi che diventi poi analisi attraverso due luoghi, una biblioteca e un atlante farnesiani, individuando le grande aree, Tuscia, Roma, Emilia, Napoli ma anche le Fiandre e le diocesi amministrate in Francia. Non nascondo il mio sogno: la super accademia che fu evocata nel Cinquecento".

L'illustrazione del struttura è spettata al professor Marini: "Stiamo creando un database relazionale che funzioni con interregazioni trasversali sulle 10 sezioni. La sezione madre è 'onomasticon' dove ci sono tutti i personaggi coinvolti e le relative schede sono collegate con altrettanti luoghi e pubblicazioni, e un link monografico dove è presente una scheda esemplificativa".

Un lavoro raccontato da Alessandro Resch, per Datamate, azienda che ha curato "il cruscotto": "Non ci interessava un motore di ricerca, ma una struttura di base creata dagli studiosi, che dia però relazioni puntuali tra le singole schede, decise da chi lo inserisce". Per le mappe la scelta è caduta su Open street map, per il progetto in corso dedicato alla costruzione di mappe antiche, sperando che un domani si possa avere il territiorio farnesiano esattamente come alla loro epoca.

Enrico Parlato e Paolo Marini hanno poi illustrato, ciascuno per il proprio Prin (Lettere per le arti e Fasti Farnesiani) le università coinvolte, dalla Federico II di Napoli, alla Statale di Perugia fino a Roma Tre, oltre ovviamente all'Unitus: "Insieme organizzeremo seminari dove visualizzare obiettivi in questi due anni".

Al loro fianco, sempre dall'Unitus, Fausto Nicolai e Pietro Giulio Riga, il primo ha sottolineato i percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento (PCTO) avviate con le classi terze e quarte dei licei Meucci di Ronciglione, Buratti e Orioli di Viterbo e scientifco di Vetralla, con 400 studenti coinvolti. Come esempio ha ricordato gli studenti del corso moda dell'Orioli impegnati sullo studio dei tessuti e dei relaviti costumi d'epoca mentre quelli del Meucci hanno realizzato la brochure Tuscia farnesiana.

Riga ha invece elencato le pubblicazioni in corso, edite Vecchiarelli. E' stata quindi ricordata l'importanza degli archivi, che restituiscono informazioni su cronache ed eventi, specie nella parte amministrativa, come avviene nei libri mastri che raccontano l'universo dei personaggi riportati nei documenti, compresi i salariati che lavoravano a cottino, come a Caprarola avveniva per artisti quali Zuccari o Vignola".

L'interessante incontro si è concluso con tavola rotonda moderata dal professor Parlato, dove sono state aggiunte importanti considerazioni. Richard Bösel ha ricordato "Il mondo farnesiano è esteso in tutta Europa e con Paolo III si estende anche in Sud America, una globalizzazione culturale. Molte cose si potrebbero ancora scoprire su parchi e giardini, specie da Caprarola, ma anche a Nepi, Monterosi e Ronciglione, dove la popolazione era molto aumentata nel florido periodo farnesiano, facendo nascere la nuova Collegiata". E' poi Giampiero Brunelli a chiedersi: "Stiamo offrendo un'idea alternativa di quello che fu il papato farnesiano? Andiamo oltre all'etichetta dei Papi cattivi e despoti del '500? C'è una cultura politica degli anni '30 e '40 dell'era farnesiana, basterebbe analizzare il Ducato di Castro, Nepi, Parma e Piacenza, o la storia dei Capizucchi, uomini dei Farnese, e del palazzo realizzato con le condotte ottenute al loro seguito. Gli storici devono investire in questa biblioteca e, consiglio, successivamente servirà una mostra virtuale". Ancora uno sguardo da Oltralpe, grazie a Chiara Lastraioli: "Studio da sempre l'Italia vivendo altrove, lavorando proprio sui fondi. Dei Farnese ho seguito le tracce del settore militare e abbiamo evidenziato i vuoti bibliografici, decidendone di parlarne in un convegno a Tours 'I Farnese in Europa' attraverso un gruppo eterogeneo proveniente da varie nazioni". Da Roma, direttamente dall'interno di Palazzo Farnese, che ospita l'École Française, Brigitte Marin: "Questa enciclopedia è affascinante ed utile per fare collegamenti, consiglio di creare un'interpretazione più omogenea ed unitaria per evitare il disagio del pozzo senza fine. Siamo verso il 150° anno della sede dell'École a palazzo Farnese, che negli anni passati ospitava anche gli studiosi, diventati anima del palazzo. In questa occasione si aprirà il cantiere che sarà utile alla conoscenza dello stesso, a cui si aggiungono due progetti di ricerca, uno dedicato alla storia dei restauri alla galleria dei Carracci, l'altro uno studio sulla biblioteca Farnese, dedicato alla trasmissione in schede di 150 scritti latini. Questo dimostra che questa biblioteca farnesiana deve essere un progetto di progetti".
Per "Occasioni farnesiane", dopo i primi due incontri dedicati agli edifici e al vino, amato da Papa Paolo III, sabato 4 maggio alle 17 Elisabetta Giffi parlerà di "Federico Zuccari e la professione del pittore", di nuovo a Palazzo Farnese di Caprarola.
Teresa Pierini e Anselmo Cianchi
