VITERBO - Un ritorno a casa atteso per un talento di questa terra: domenica 12 aprile alle 20.00 il palco Teatro San Leonardo accoglierà Lorenzo Cantarini, con uno showcase di presentazione dei brani del suo ultimo progetto discografico, “Mi Amor”.
Lorenzo, cresciuto a pane e musica, è stato protagonista di molti gruppi, arrivando al successo con i Dear Jack. Negli ultimi anni è restato in disparte, rinunciando anche ad una reunion del gruppo, per ritrovare entusiasmo, anima e passione, che ha trasferito in note nel suo nuovo lavoro da solista, le cui tracklist sono: “Uguale a me”, “Ma t’immagini”, “Nuda”, “Livido”, “Addosso”, “Mi amor”, “Farewell”, “00:00”, “Verde acqua (Interludio)” e “Diamanti”.
Per presentare la serata e avere qualche piccola anticipazione dello speciale incontro che si svolgerà domenica lo abbiamo intervistato.
Ci conosciamo da 15 anni, e per questo ci risparmiamo il lei tradizionale, dalla prima intervista del 2011 per raccontare Campovolo del Liga, poi i Dear Jack, nelle sue varie forme, e ultimamente la carriera da solista. Cosa è rimasto di quel ragazzo di allora e cosa si è perso con il tempo?
"Per me elaborare, sistemare, capire cosa è successo durante tutto il periodo dei Dear, molto prezioso, in cui ho vissuto esperienze importantissime, ha comportato affrontare un percorso: c'è voluto del tempo per capire cosa avessi vissuto con me stesso, e non è stato semplice. Dopo il covid, con l'esperienza del gruppo finita da poco, la possibilità di una reunion, quando già sapevo che non ci sarei stato perché ormai doveva rimanere nel passato, perché in quel periodo, pur meraviglioso, ho capito quanto stessi smarrendo una parte della mia identità. Volevo ritrovare il contatto con i miei valori, quelli importanti dall'adolescenza in avanti, sempre legati alla musica. Ero scarico, mi sentivo smarrito e avevo perso solarità, senza riuscir a vedere il bello, nemmeno quando lo hai accanto, anche parlando della vita. Ho smesso di scrivere e di suonare, una sofferenza che mi ha fatto sentire il lutto, perché scrivere per me era fondamentale, diventando però la conferma che quella parte di me andava recuperata. C'è stata una persona che mi è stata accanto, Emanuele Nazzaro, il mio produttore e grande amico, anzi fratello. Grazie a lui e con lui è nato questo lavoro".
Chi ti conosce ti ha visto sempre preciso, talvolta anche maniacale, c'è qualcosa che non ti sei mai perdonato?
"Nella vita molte cose, non sono molto indulgente con me stesso, come sulla musica, penso di non essermi perdonato l'ingenuità, di cui ero consapevole e a cui mi sono concesso, quando lavorammo seriamente con i Dear; allora mi sono adagiato sulle cose positive, sulle distrazioni che arrivavano, dovevo sicuramente essere più ligio e disponibile con la band, non sono stato all'altezza e me ne dispiace molto".
Veniamo al nuovo lavoro, sincerità può essere l'etichetta di Mi amor?
"Sicuramente si, sono sincero e autentico, racconto emozioni interne, dinamiche emozionali, che ho represso e di cui talvolta mi sono vergognato persino con me stesso. Quando si pubblica si vuole fare bella figura ma si rischia di voler performare senza essere autentici, invece questo lavoro mi assomiglia molto".
Anche l'amore, in ogni forma, è tra i protagonisti?
"Penso che nell'amore, soprattuto romantico, che si condivide con una persona che si ama e si desidera, emergono tutti gli aspetti della nostra personalità, facendooci carico della responsabilità dell'amore che proviamo. Siamo cresciuti con l'idea del romanticismo, che l'amore è un'onda che arriva e ti travolge, ma quella è una fase, da provare, intensa, ora sto iniziando a capire che amore è costruire, fare scelte, scrostare il proprio ego dall'orgoglio, così si va incontro alla conoscenza dell'amore, la vera conquista. Negli utlimi anni ho avuto esperienze opposte, in cui i vuoti cercavano di colmarsi a vicenda, seguendo un bisogno di affermarsi ed essere riconosciuti, un mangime per avvoltoi, una mensa per ego, nulla di reale. Molto spesso si chiama amore qualcosa che non lo è, inizio ad avere l'esigenza di fare queste distinzioni. Un l'amore che si ripercuote sull'amor proprio, con dinamiche pericolose, che possono stroncarlo, insieme alla dignità per se stessi".
Hai detto che durante la lavorazione sei riuscito ad essere Lorenzo. Cosa c'è di nuovo?
"La consapevolezza e il coraggio di mettermi in discussione rispetto a quello che sapevo di sapere di me stesso. A 35 anni ci si aspetta un uomo stabile, riconoscibile ma io non sono quello, devo rimettermi in discussione e riacquisire un contatto con le mie passioni e i miei lavori, riscoprendomi. Quello che mi fa sentire fresco, pronto all'esplorazione e motore di questo è stata l'esperienza con il gruppo e incontri con altre persone. Penso che ciascuno debba incontrarsi con se stesso, come racconta Conrad ne La linea d'ombra, uno dei miei libri preferiti, ripreso anche da Jovanotti: so chi sono stato, sono riconoscibile ma sono giovane e posso scrivere, scegliere cosa diventare, assumendomi la responsabilità della propria esistenza, passando proprio quella linea d'ombra".
Dieci brani nuovi, rappresentano un viaggio o vivono ciascuno la propria esistenza?
E' un concept-album, un percorso strutturato, pensato e immaginato, che si è sviluppato lavorandoci. Filo conduttore il rapporto con il mare, la natura, una dichiarazione d'intenti e una confessione primordiale che si esplora nei brani. Verde acqua, ad esempio è un interludio strumentale, la penultima traccia, dove mi immagino in barca a vela mentre vado verso l'approdo e noto che l'acqua cambia colore, dal blu profondo fino al verde, e stai per arrivare alla destinazione. Il brano finale, invece, si differenzia, mentre prima sfogo le turbe mie e degli altri finalmente posso chiudere con la frase "sono io il ladro che è affezionato più al rischio che ai diamanti" che torna sulla mia smania di vivere, liberando tutti, ammettendo che preferisco il brivido rispetto al bottino. Anche Mi amor è dedicato al mare, all'apnea e alla nostalgia".
Domenica sera torni a casa, nella Tuscia, proviamo a presentare questa serata…
"Sono felice di organizzare questo, da tanto tempo manco dalla mia zona, è il posto in cui sono cresciuto e incontro chi mi ha conosciuto e sostenuto. Questo disco, vada come vada, è uno degli eventi più significativi della mia vita e ci tenevo a coinvolgere chi è stato importante proprio nella mia vita. Farò una presentazione dei brani, con l'ascolto e qualche chiacchiera, in un'atmosfera intima e calorosa. Ringrazio Giuseppe Berardino per l'immediata adesione, proprio in un luogo dove spesso sono stato e dove ho scritto uno dei testi, Farewell, che vuol dire addio, un brano che parla di una separazione consapevole di due persone che si sono amate e rispettate e riconoscono il momento in cui bisogna lasciarsi andare".
Questo e tanto altro sarà ascoltato direttamente dalla voce (e chitarra) di Lorenzo Cantarini, nell'incontro ad ingresso gratuito, fino esaurimento posti, domenica 12 aprile a partire dalle 20 al Teatro San Leonardo.
Teresa Pierini
