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Cinema Teatro Genio: lo spettacolo più desolante, tra guano e poltrone sparite

VITERBO – E' stato come navigare a buio nella desolazione: il cinema teatro Genio, di fatto, non c'è più. Ci vogliono due milioni di euro per riportarlo all'antico splendore, e visto che una decina di anni fa di euro sarebbero bastati 600mila, un dato è certo, più si aspetta e più si spende, rischiando di perdere definitivamente uno dei beni più belli di proprietà del Comune e quindi dei cittadini.

Stamani l'amara visita guidata, dalle torce dei cellulari, con i consiglieri della quarta commissione, con in testa il presidente Caporossi, accompagnati dall'assessore De Carolis. Buona l'idea, aperta a tutti, maggioranza e opposizione e soprattutto alla stampa. Se una cosa potrà salvare il Cinema Teatro Genio, questa è il passaparola, la cancellazione dell'oblio, nella speranza che si trovi un imprenditore in grado di metterci faccia e soldi, tanti soldi, per donare di nuovo il centro storico di un cinema, particolare vergognoso per un capoluogo di provincia che ambisce ad una qualsiasi etichetta culturale.

Desolante, davvero, la visita: il foyer è un contenitore vuoto, non c'è praticamente più nulla, tranne delle carte da ramino buttate a terra, segno di un passaggio di qualcuno che magari ha sostato nella struttura in modo abusivo. Niente è rimasto della storia, come un proiettore che era incassato nella nicchia entrando a sinistra, in ottima compagnia con locandine storiche. E' scomparsa la nicchia stessa, ora murata, magari tra i pochi lavori fatti, qualcuno saprà dire dove è finito lo storico manufatto. E non è l'unico oggetto missing, la triste sorpresa è al piano superiore del cinema, quello da tempo non agibile, "alleggerito" da tutte le poltrone.

La sala principale sembra ferma nel tempo, impolverata, triste ma almeno abbastanza intatta; infiltrazioni d'umido, qualche pezzo rotto ma le poltrone rosse sono ancora li, testimoni di una vita che vuole resistere. Chi se la passa male è il sipario con un brutto squarcio laterale, una vera ferita per l'esistenza stessa del cinema, e la parte bassa sfrangiata e distrutta. Il dramma vero è sopra, nel secondo piano del cinema sembra di tornare all'anno zero, in un teatro romano che potrebbe essere equiparato a Ferento: una sfilza di gradoni e zero poltrone. Puff, scomparse, come la dignità stessa del cinema.

Ancora sopra, mentre è necessaria la massima attenzione per non scivolare sul guano, quello che era il cuore pulsante del cinema: la sala proiezioni.

L'ambiente più piccolo con una vista mozzafiato sui tetti della città, che fa da contrasto con la situazione interna, pellicole arrotolate e buttate ovunque, ancora guano di piccione, un volatile morto che giace li chissà da quando e tanto tanto sporco. Non è vissuto, è l'ambiente che risente maggiormente dell'abbandono, e forse il cuore da cui ripartire, con un gesto d'orgoglio che la città merita.

Si torna a Palazzo dei Priori, la quarta commissione, dopo aver visto, passa alle dichiarazioni, ai commenti. Tutti si dichiarano disponibili a lavorare insieme per il bene del Cinema Genio, per la sua ancora possibile rinascita.

Il consigliere Barelli, carte alla mano, ricorda la denuncia del 2016 fatta dal Comune, contro ignoti ovviamente, per la sparizione del proiettore e delle seggiole, e la dichiarazione, in sede istruttoria, degli ultimi gestori che attraverso i loro avvocati dissero che nulla sapevano di queste mancanze. Uno scontro giuridico che ha lasciato sul campo quasi cento mila euro mai incassati dal Comune, tra mancati pagamenti dei canoni e delle tasse. Al tempo i gestori fecero notare che non avendo modo di lavorare e quindi di fare impresa non potevano corrispondere il pagamento.

Giulio Marini ha invitato a tutti alla concretezza, partendo dagli atti dell'amministrazione precedente, dedicati alla valorizzazione del patrimonio comunale, dando indirizzo alla giunta di agire per risolvere in modo rapido.

La consigliera Ciambella ha esteso l'appello ad almeno altri due beni, il convento dei Carmelitani, per la chiesa, e la Zaffera, magari coinvolgendo la scuola alberghiera, dal momento che negli ultimi anni nessuna gestione privata è riuscita a sopravvivere.

Sergio Insogna ha maggiormente esteso il raggio d'azione, puntando l'interesse fino al complesso di San Pietro, a Sant'Egidio e alla sala degli Almadiani.

C'è davvero molto da fare, i soldi sicuramente non ci sono, almeno per il Genio, ma è necessario approfittare di questo riflettore acceso, non spostare l'attenzione per un bene che è di tutti e rischia, davvero, una fine ingloriosa, magari partendo, come richiesto dalla consigliera Chiatti, dalla necessaria bonifica del sito, con la pulizia degli ambienti.

Teresa Pierini