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Esplode la gioia in centro: Viterbo in festa col leone azzurro Leonardo Bonucci

VITERBO - Per capire l'importanza di questa vittoria basta pensare che un cinquantenne non aveva mai visto l'Italia sul tetto d'Europa. Per capire poi la bolgia viterbese basta inserire due variabli: la voglia (forse eccessiva) di fare festa dopo un periodo nero che finalmente diventa azzurro e la gioia di farlo grazie al campione di casa, quel Leonardo Bonucci da Piascarano che ha reso il sogno possible.

Caroselli intorno le mura, con le auto convogliate in centro da frazioni e periferie, destinazione Sacrario, il luogo che nel 1982 fu protagonista dei bagni nella fontana, rito ripetuto nel 2006 e ancora stanotte, per uno strano caso del destino esattamente 39 anni da quella festa mundial. Non poteva mancare il più classico dei funerali, con bara in tinte inglesi e corteo funebre a seguire, gioioso però, perché infinitamente azzurro.

Fumogeni, bandiere al vento, spumante versato a fiumi e qualche esagarazione di troppo. Le auto in fila costrette a mettere a dura prova gli ammortizzatori, qualche botto di troppo, assembramenti ovunque dalla fontana a via Ascenzi. Eccessi comprensibili in momenti normali, che speriamo non pagheremo a caro prezzo in questo periodo, che di normale non ha ancora nulla.

Tutta questa festa e la gioia di questi attimi le dobbiamo però a Leonardo Bonucci, è lui il leone di Wembley: con la sua zampata vincente la nazionale azzurra ha agguantato il pareggio (e sciacquatevi la bocca prima di parlare... lo ha ben ricordato con la sua ormai storica esultanza) per poi segnare uno dei rigori indispensabili per alzare la coppa al cielo.

Lo aspettiamo a Viterbo, dove è stato già omaggiato in passato con il Premio Etrusco. Adesso l'amministrazione dovrà inventarsi un premio Europeo, perché Leo è patrimonio calcistico nazionale ma resterà sempre un figlio di Piascarano. E poi tutti a tavola davanti ad un piatto di spaghetti, perché come ha ricordato Bonucci a fine partita, i tifosi inglesi "Ancora ne devono mangiare di pastasciutta".

Teresa Pierini