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La città di Viterbo rinnova il Patto d'Amore alla Madonna della Quercia

VITERBO - Celebrato il Patto d'amore, per il secondo anno esclusivamente all'interno della Basilica, rinunciando alla processione delle confraternite, rappresentate all'interno della chiesa.

Protagonisti la curia, con il vescovo Lino Fumagalli, e la città di Viterbo, con il sindaco Arena, che sotto gli occhi del parroco don Massimiliano Balsi hanno chiesto alla Madonna della Quercia di proteggere i cittadini, accendendo un cero perenne ciascuno, poi posizionati ai lati dell'altare principale.

E' il vescovo a ricordare i 554 anni di storia e devozione spontanea nata da una tegola che raffigurava la Madonna con bambino, posta su un albero sulla via tra La Quercia e Bagnaia, e la gente che, passando davanti questa campagna, fa un gesto di saluto. "Mano a mano la devozione cresce e tanta gente si ferma a pregare - ha proseguito don Lino - fino al 1467, quando la peste faceva paura, e i fedeli si rivolgono a lei, sicuri che la Madonna li avrebbe risparmiati, così come avviene a Siena, con le due comunità salve. Fa allora che nacque il Patto d'amore, fatto di una grande presenza da parte di Maria e noi lo rinnoviamo. Oggi stiamo vivendo qualcosa di simile, un virus subdolo che ci ha fatto cambiare stili di vita e che ci fa vivere nel sospetto. La gente ha paura a dare la mano e guarda gli altri temendo che siano portatori di contagio. Un virus che ha distrutto l'economia e che ha lasciato strascichi nei malati. Siamo qui per credere nella speranza, ascoltando le ultime parole del Signore, 'Io sono con voi'. Una speranza attiva che fa si che il Signore sia presente tra noi, una solidarietà che non faccia sentire solo nessuno. Chiediamo a Maria che mantenga viva la lampada della speranza, che diventi solidarietà, una famiglia che accoglie tutti".

Il sindaco Arena, dopo essersi complimentato con il vescovo, ha parlato per nome della cittadinanza: "Come i nostri padri ci affidiamo di nuovo a te, Madonna della Quercia. Questo non vuol dire derogare le nostre responsabilità, ma onorare te, secondo le nostre radici cristiane, di Viterbo e dell'Europa, tanto segnata in questo momento". Infine ricorda il senso delle cinque chiavi della città donate alla basilica: accoglienza, verità, memoria, libertà e fede. "Con queste convinzioni rinnoviamo il solenne patto d'amore - ha proseguito il sindaco leggendo l'atto di affido alla Madonna - nei confronti della madre di Dio, ai piedi della quercia deponiamo le speranze per il futuro, con la tua protezione che salva. Ora dopo averti riconsegnato le chiavi siamo qui a chiedere il tuo aiuto. In questi momenti sembra che il buio vinca la luce, a te chiediamo ascoltaci, proteggici e salvaci, guida le menti e il cuore di tutti e il tuo santuario, monumento di fede e amore dove il popolo ti venera, sia ancora faro di luce".

Dopo l'accensione delle due lampade perpetue che resteranno di fronte all'altare che costudisce la tegola con il dipinto miracoloso, i musici, i figuranti dei cortei storici e gli sbandieratori hanno accompagnato fuori i fedeli, che all'uscita hanno ricevuto in regalo un portachiavi raffigurante l'effige della Madonna della Quecia e l'immagine del santuario. La cerimonia civile si è conclusa con un breve spettacolo in piazza, prima dell'inizio della messa. 

Teresa Pierini