Il nostro sito utilizza cookie e tecnologie simili per ricordare la vostra visita, raccogliere statistiche delle visite e adattare il nostro sito ai vostri interessi. Per maggiori informazioni o per impostare le preferenze dei cookie, in qualsiasi momento è possibile utilizzare il nostro strumento «Impostare le preferenze dei cookie» riservato a chi è registrato al sito. Accettando si prosegue la navigazione e si acconsente all’ installazione dei «cookie» da parte nostra o di terzi.

Premio Calabrese 2026: cuore, emozioni, ricordi e tanta professionalità

SORIANO NEL CIMINO - La quindicesima edizione del Premio Pietro Calabrese ha acceso sempre di più una luce sul giornalismo, sulla sua storia, sull'impegno necessario ad una professione ormai troppo spesso appiattita sul mondo social. 

Lezioni di vita e lavoro grazie a gran parte dei premiati, scelti dalla commissione presieduta da Antonio Agnocchetti, ideatore del premio, con tinte sempre molto biancocelesti, come capita spesso, qualcosa che avrà ancora una volta stimolato il sorriso sornione del "direttore" in qualsiasi luogo si trovi. Presente come sempre Costanza Calabrese, insieme alla figlia Vittoria.

Il premio nasce poco dopo la scomparsa dell'ex direttore de Il messaggero, giornale protagonista quasi assoluto quest'anno, Gazzetta dello sport e Panorama, giusto per citarne alcuni. Condotto come sempre da Giuseppe Di Piazza, ancora una volta con Valentina Caruso, è iniziato con i protagonisti locali, il sindaco Roberto Camilli, il presidente del consiglio comunale Fabio Menicacci e l'ideatore Antonio Agnocchetti, che hanno portato i saluti del territorio e accolto i protagonisti (nella gallery tutte le foto da sfogliare). 

Si inizia con Giulio Cardone, giornalista "La Repubblica e voce radiofonica laziale: "Non mi chiedete di Lotito, tanto non vende. Parliamo di futuro, come dell'AI, che non ci sostituirà mai, perchè noi cerchiamo notizie e analizziamo fonti, con cui sistemiamo il pezzo, questo lo può fare solo il giornalista". Speriamo. 

E' poi la volta di Massimiliano Governi, premiato come autore poliedrico, ricordato per il primo libro "Il calciatore", scritto dopo aver attinto dalla sua esperienza nelle giovanili della Lazio.

Si cambia colore con Franco Carraro, già membro Cio, preidente Coni e Fgci, ministro e sindaco di Roma, l'esperienza scelta per raccontarsi sul palco: "Fare il sindaco è sicuro la cosa più difficile, ma niente ti fa conoscere la città come quel ruolo. Ricordo la premiazione a Nelson Mandela, quando finalmente riuscì a venire nella Capitale io mollai la cerimonia per parlare con degli sfrattati che manifestavano. Sono davvero lieto di essere qui, sia per l'amicizia con Pietro che per aver raggiunto mio figlio, che fu premiato tre anni fa, è difficile arrivare dopo il proprio figlio".

E' poi la volta di un altro laziale, Toni Concina, sindaco onorario di Orvieto, di cui fu primo cittadino, e presidente associazione Dalmati Italiani nel mondo, punto di riferimento culturale e civile, che tralasciando il momento sportivo non esattamente esaltante ha ricordato le partite seguite nello studio di Pietro, quando non c'era ancora la payTv a diffondere il campionato. 

Venticinque anni di programma radio per Emilio Mancuso, voce de La politica nel pallone:"Con i politici parliamo di calcio con competenza e lo facciamo da prima che tutti si esponessero. Pietro lo ricordo alla Gazzetta 23 anni fa, da visionario qual era anticipò la revisione dell'attività arbitrale, il lunedì chiedeva ai designatori di commentare gli episodi della domenica". 

Elisabetta Esposito, tra le firme più eclettiche della Gazzetta dello sport, ha ricordato il ruolo di Calabrese come maestro per raccontare opportunamente calcio e sport.

Per il sociale è stata scelta la Comunità di Sant'Egidio, rappresentata dal portavoce Zuccolini, che ha parlato della città da cui è partito tutto: "Roma ha un'anima universale e l'abbiamo trasformata in un laboratorio di pace, nonostante il mondo sia pieno di guerre". 

Roberto Sommella, fondatore con la moglie del Ventotene festival ha ricordato lo scopo: "Nato per avvicinare i giovani ad ecologia e politica, provando a costruire futuri cittadini. Pietro l'ho conosciuto dai suoi scritti, aveva un sacro rispetto del lettore".

Premiazione condivisa per Rita Pinci e Fabrizio Paladini. a conferma della solida unione di quei "ragazzi" del Messaggero, presente anche Di Piazza: "Insieme siamo casa, con noi Pietro è stato direttore due volte, Messaggero e Rizzoli, Messaggero e Panorama. È stato un direttore immenso ed eravamo una bella squadra, e il risultato si è visto quando i suoi allievi sono diventati direttori, ben 14 - ha concluso Rita, rivolgendosi alla famiglia -: alla figlia di Costanza dico sei la Vittoria di Pietro".

Anche Davide Desario (Adnkronos) ha ricordato la professione: "Il giornalismo é uno, ci sono diversi modi per declinarlo, ma il giornalismo resta uno. Ai tempi uscivamo in coppia con il fotografo, a caccia di notizie. Ricordo quando mi arrivò voce che a Capocotta, il campo nudisti romano, c'era il city manager di Roma, andammo, scattammo e solo Pietro poteva pubblicarlo. E ancora quando andai a Fregene a caccia di ufo, finii in prima pagina del Messaggero". Un legame forte testimoniato anche dall'omaggio di Costanza, che decide di premiarlo, presentandolo come il miglior fratello di Pietro.

Ancora cultura, con Maria Pia Ammirati, direttrice Rai Fiction, dove ha incontrato Calabrese: "Ho conosciuto Pietro in Rai, un maestro. Qualcosa che mi è servito per lavorare con registi e talenti, e realizzare prodotti con L'amica geniale, successone negli Usa, dove va in onda in napoletano con sottotitoli, o Mare fuori che ha vinto con le visualizzazioni, o Montalbano, qualcosa di immenso". 

Punta di diamante sportiva per l'edizione 2026 del premio, è la volta di Francesco Fortunato, atleta azzurro che gareggia per le Fiamme gialle e sta vivendo un momento d'oro tra europei e mondiali, con record e successi. Un giovane che accetta il premio, legandolo a sforzo e tenacia, indispensabili nello sport. 

Cultura, risate e una carriera infinita, un altro laziale sul palco, Enrico Montesano: "Mi chiedete se rido e ammetto, si, rido, ma se trovo cose che mi sorprendono, non guardo tv, piuttosto la faccio. Bisogna sempre essere onesti nei confronti del pubblico, come nel giornalismo, anche se le notizie spesso non voglio saperle, troppe disgrazie, che entrano comunque da ogni fessura e ci arrivano. Ci sono Tg da 30 secondi che mettono in fila 5 disgrazie, per questo amo leggere il giornale di carta. E non parlo di calcio, sono un ex laziale... ma con la Lazio nel cuore". 

Si chiude con altre due figure di cuore: Roberto Napoletano, tornato da poco a dirigere Il Messaggero: "Pietro ha fatto grande il giornalismo e la carta, lo chiamai appena fui nominato direttore la prima volta, chiedendogli una sua definizione di Roma, che descrisse come 'una donna di ... facili costumi', con altre parole che non ripeto. Ricordo poi quando gli chiesi di tornare a scrivere al Messaggero, mi aspettavo subito un editoriale e lui scrisse il primo pezzo sulle telline che morivano". 

Ultimo premio alla memoria, per Roberto Renga, ritirato dal figlio: "Di Pietro parlava come amico e piu grande direttore, diceva che ai giornalisti più fortunati capita di ficcare il naso dove fanno male. Nel 98 arrivò una querela pesante, con molti zeri, e mio padre andò al giornale temendo uno stop. Pietro lo stava aspettando per chiedere quando sarebbe uscita la seconda puntata". 

Una celebrazione fatta di ricordi, senza scendere nel patetico, anzi ricordando sempre l'importanza del giornalismo, di come portare avanti una professione difficile che deve sempre rispettare se stessi e il lettore. Qualcosa che ha reso ancora una volta Costanza Calabrese orgogliosa, lasciando Soriano con una valigia piena di ricordi e tanta emozione. 

Teresa Pierini e Anselmo Cianchi