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Chiusura anticipata locali: pioggia di "no" sul Dpcm entrato in vigore oggi

Viterbo
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VITERBO - Non solo social, dove da tutto il giorno si susseguono immagini di stazioni metro ed autobus affollati, con la netta sensazione che non servirà a nulla fermale le attività ricreative e sportive la sera, quando il virus rischia di essere fatale di giorno, con milioni di persone in movimento per raggiungere scuole e posti di lavoro. 

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Sul tema sono intervenuti politici dell'opposizione e associazioni di categoria, tutti uniti nel sottolineare quanto sia inutile e soprattutto dannoso.

Francesco Battistoni, responsabile nazionale agricoltura di Forza Italia e vicepresidente della commissione agricoltura del Senato: "Dpcm ammazza economia. Si rischia punto di non ritorno.

I dati che le associazioni di categoria hanno messo nero su bianco, relativi alle conseguenze che potrebbe provocare l'ultimo DPCM, sono preoccupanti; il settore agricolo e quello ho.re.ca. rischiano di pagare un prezzo troppo alto in questo momento storico.

A causa della negligenza estiva del Governo siamo ora nelle condizioni di dover subire limitazioni economiche oggettive, senza che ad esse corrispondano azioni serie, concrete e tangibili, a supporto delle aziende e dei lavoratori. E questo è inaccettabile.

Si apra invece un confronto serio con l'opposizione, che attualmente è maggioranza politica del Paese e rappresenta meglio del Governo i cittadini Italiani. Ma si faccia in maniera seria e rispettosa dei ruoli, basta con le telefonate a giochi fatti".

Sullo stesso piano Fratelli d'Italia Viterbo, che interviene sia sul settore horeca che su quello della salute e della cultura, che ha visto calare il sipario su spettacoli treatrali e concerti.

Rotelli (Fdi): “Ristorazione ed agricoltura: il Governo sancisce la morte dell’intero comparto.

Ancora una volta il Governo, con il favore delle tenebre ed in assoluta autonomia, senza alcun apporto dell’opposizione, ha pensato bene di far ricadere su cittadini ed imprese, come una scure, tutto il peso della sua incapacità.
Dopo mesi di assoluta inerzia, gli improvvisati governanti, con cadenza settimanale, emanano provvedimenti di cui non comunicano i fondamenti scientifico.
Provvedimenti che, un pezzo dopo l’altro, stanno facendo crollare l’Italia.
Stavolta è il turno di agricoltori, bar e ristoranti, tra le categorie produttive già ampiamente disastrate dalle misure della prima ondata.
La chiusura alle 18:00 produrrà perdite per oltre un miliardo di fatturato e gli effetti negativi, a cascata, si rifletteranno su tutta la filiera agroalimentare, uno dei piloni portanti dell’economia italiana, nella Tuscia in particolare.
Nel comparto della ristorazione agiscono circa 330mila esercizi, 70mila sono le industrie alimentari e ben 740mila le aziende agricole.
Un totale di 3,8 milioni di posti di lavoro completamente ignorato dal Governo, spesso eccellenze italiane che rappresentano il traino economico dell’intero Paese".

E ancora, il Dipartimento Sport e Cultura - Fratelli d’Italia: “Palestre e teatri, dopo mesi passati ad adeguarsi alle norme rischiano di chiudere definitivamente.

Una mannaia su uno dei settori che, per poter rispettare i protocolli sanitari imposti, ha investito invano, migliaia e migliaia di euro.
La chiusura di palestre e piscine, oltre a rappresentare un affondo deleterio a livello di salute e benessere psico-fisico, costituisce per gli operatori una perdita in termini economici che difficilmente potrà essere recuperata.
Le strutture hanno impiegato i mesi di chiusura a sanificare, predisporre adeguamenti normativi, applicare igienizzanti ovunque.
Ora, dopo solo un mese di riapertura, con ingressi contingentati e quindi sacrificio economico pur di rispettare le prescrizioni, arriva quest’ultima batosta dalla quale difficilmente il settore si potrà riprendere.
Lo stesso discorso può essere mutuato anche per il comparto di teatri, cinema e circoli culturali.
Si tratta, anche in questo caso, di un settore dove si sono registrati i minori episodi di contagio, in virtù delle stringenti misure di sicurezza applicate, a partire dal distanziamento.
Non ci possiamo permettere questa desertificazione culturale, un Paese senza cultura rischia di perdere la propria identità.
La nostra solidarietà va, pertanto, a tutti gli operatori sia del settore sportivo che culturale che, a seguito degli ultimi provvedimenti, vedono seriamente compromessa la prospettiva di andare avanti.

Infine, Del Moro e De Simone (Confartigianato) fortemente critici sulle nuove limitazioni imposte dal DPCM 25 ottobre: “Non ci siamo proprio, si tratta di soluzioni inutili per il contrasto della pandemia e dannose per le piccole e medie imprese, cuore pulsante dell’economia del Paese”. Il presidente e il segretario di Confartigianato Imprese di Viterbo, Michael Del Moro e Andrea De Simone, bocciano su tutta la linea il DPCM 25 ottobre varato dal Governo Conte l’altra notte.

“Vengono penalizzate categorie che hanno fatto grandi investimenti, spesso indebitandosi pure, dal punto di vista della sicurezza, come bar e ristoranti – attacca Del Moro -. I quali come per magia ora diventano luoghi privi di contagio all’ora di pranzo ma pericolosi centri di irradiazione del virus all’ora di cena. Probabilmente molte di queste attività sopravvivranno a stento o forse non reggeranno il colpo. Stesso discorso per gelaterie e pasticcerie: il Governo si preoccupa di mettere all’indice queste imprese mentre assistiamo quotidianamente impotenti al passaggio di mezzi pubblici strabordanti di persone e alla mancata razionalizzazione dei concorsi, come ad esempio quello per i docenti che avrebbe dovuto svolgersi per tempo, incrementando gli insegnanti anche in virtù della didattica a distanza”.

“Agli artigiani e alle pmi, che hanno già sofferto tanto in primavera e che, è giusto ricordarlo, sono gli stessi che in pochi giorni in pieno lockdown con abnegazione e operosità hanno tirato su l’ospedale degli Alpini di Bergamo, per l’ennesima volta vengono chiesti i sacrifici maggiori – aggiunge De Simone -. Senza, peraltro, alcuna garanzia sul risultato. Si naviga a vista: chiudiamo a cena i ristoranti, dove il distanziamento assicurato, o le pizzerie al taglio, anticipiamo la chiusura delle pasticcerie, poi lasciamo la grande distribuzione e le aree ristoro dei Benetton senza alcuna limitazione. E’ difficile capire secondo quale criterio si possa ritenere che un virus contagi di più in gelateria che al supermercato, o che sia più virale e a cena che a pranzo…”.

“I nostri piccoli imprenditori non devono venire lasciati soli e i fondi promessi dal premier Conte devono arrivare quanto prima ed in misura adeguata – insiste Del Moro -. E non venga scaricata tutta la responsabilità sugli enti locali, in particolare i Comuni, che in questi mesi sono stati in prima linea per fronteggiare l'emergenza. Come Confartigianato, inoltre, torniamo a proporre un anno bianco dal punto di vista fiscale, con incentivi economici per le nuove assunzioni a prescindere dall’età del neoassunto”.

“Il premier Conte ha parlato di mantenimento dei servizi e delle attività essenziali – continua il segretario di Confartigianato -. Ma tutte le imprese sono essenziali allo stesso modo: magari non per gli utenti, ma per i piccoli imprenditori e le loro famiglie lo sono di certo. Come al solito si spara nel mucchio senza risolvere il problema: si chiudono palestre e piscine e si anticipa la chiusura delle attività di ristorazione, dopo che le imprese hanno speso decine di migliaia di euro per mettersi a norma con sicurezza e sanificazioni. Ma non si può far finta di non sapere che l’aumento dei contagi è collegato alla riapertura delle scuole: per mesi il Governo ha discusso di banchi con le rotelle e bonus monopattini ma non ha pensato all’ampliamento delle aule e all’aumento del personale docente. Per non parlare dei trasporti, che andavano ovviamente incrementati in vista dell’afflusso degli studenti. La didattica a distanza al 75% solo per le superiori non può bastare a salvare il lavoro – conclude De Simone - e, di conseguenza, l’economia del Paese: visto che non ci pensa il Governo, ci pensino i sindaci, almeno nella nostra provincia, a chiudere le scuole per dare un brusco stop al diffondersi del virus. Solo così si potrà davvero provare a mettere un freno al coronavirus, salvando le aziende”.