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Per l'assessore alla bellezza Sgarbi il museo civico è chiuso e pure brutto

Viterbo
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VITERBO - Le apparizioni pubbliche di Vittorio Sgarbi sono per definizione fuori programma, è nel suo modo di essere e tutti se lo aspettano. Diventa eccessivo, però, quando si supera l'argomento per mancanza di concetti.

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E' quello chi è  accaduto oggi, a parer nostro, durante l'inaugurazione dello spostamento a Palazzo Papale della pergamena vergata dai cardinali in occasione del primo conclave della storia, giunto dopo la chiusura a chiave del palazzo per mano dei viterbesi, stufi della lunga attesa senza che venisse individuato l'uomo destinato a diventare Papa.

Per giustificare una sua scelta, assolutamente giustificata dal ruolo,  come quella di esporre li la pergamena, Sgarbi ha mostrato un livore e qualche caduta di stile che non porta alcun vantaggio al suo ruolo e all'immagine della città.

Intanto i musei cittadini, di cui è l'assessore competente: "Questa pergamena era stata messa a caso nel nuovo Museo dei Portici, per riempire e non c'entrava nulla, insieme alle tavole di Sebastiano del Piombo, che erano nel museo civico, uno dei più brutti mai visti, che tra l'altro è pure chiuso". E no caro assessore, da viterbese la informo che il museo civico Rossi Danielli non è chiuso. Ha i suoi problemi, ancora ha una parte da ricostruire dopo il crollo di parte delle mura, magari non sarebbe male se se ne interessasse; non ha nemmeno una disposizione da manuale, ma è aperto e ci sono dei turisti così folli da andarlo a vedere, pur terribilmente fuori mano, fuori dalle mura di porta della Verità, pur brutto secondo l'assessore competente, con il Muvi, il biglietto unico che oggi lega i luoghi culturali di Diocesi e Comune di Viterbo.

Un passo falso, che va a sommarsi al cattivo gusto del raccontino astioso contro l'ex sindaco Arena, già sentito in campagna elettorale, finita da tempo ormai, bene che se ne accorga. Tornando ad un anno fa, Sgarbi ricorda che era stato invitato a far parte della squadra per la realizzazione del museo sotto Palazzo dei Priori, che fu una decisione del sindaco precedente, Michelini, ma di essere poi stato invitato da Arena solo all'inaugurazione: "Dovevo essere utile ma venni chiamato a lavori fatti, male tra l'altro, con Pietà e Flagellazione disposti in modo indegno. Vengo lo stesso nei giorni seguenti e vedo quelle opere chiuse 'in prigione', disposte ad angolo. E pensare che io da tempo le avrei esposte qui, nella sala del Conclave, ma non me lo permisero e quindi almeno mettiamoci la pergamena, quello che facciamo oggi. Ora sposterò le due tavole, una per ciascuna volta dell'edificio, associandole ai disegni di Michelangelo, che andranno a comporre la prossima mostra. Tornando a quella visita e a come era stato allestito il museo, penso che abbia davvero portato male ad Arena, è caduto per quello".

Battutine politiche tra ex amici, ora avversari, e questo ci sta, anche se rischia di stancare. E resta il dubbio che sia stata semplicemente un'occasione per liberare una stanza dei locali, necessaria ad ospitare la mostra.

L'ultima sceneggiata riguarda Pelliccia, il commissario straordinario del Consorzio Biblioteche, dove la pergamena è stata costudita in questi anni. Viene paragonato ai cardinali, per la "sua smania di mettere la firma" nella convenzione che sposta l'opera da un luogo comunale ad uno della diocesi. Ma Pelliccia è presente, in un angolo, dubbioso su quella che potrebbe essere letta come un'espropiazione alla città, e pregusta la vendetta.

Si avvicina sornione e fa notare una sola cosa: prima di esporla con tanto clamore, potevano almeno restaurarla.

Teresa Pierini