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Le trappiste di Vitorchiano raccontate sul sito del Touring Club

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VITORCHIANO - Le trappiste raccontate sulla rivista del Touring dalla penna di Roberto Copello, partendo dalla Bandiera arancione che spetta al paese.

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Un racconto che parte dallo stile di vita delle suore di clausura, lontane dall'immaginario di signore anziane che vanno a caccia di un luogo fuori dal mondo. Nel convento di Vitorchiano l'inviato del Touring ha trovano ben 80 suore, molte delle quali giovanissime, le trappiste dell'Ordine Cistercense della Stretta Osservanza, uno dei più rigorosi nel praticare una Regola benedettina fatta non solo di lavoro e preghiera, ma anche di silenzio e di isolamento.

L'articolo traccia la storia: "Una congregazione nata nel 1875 vicino a Torino, sviluppatasi dal 1898 a Grottaferrata (Roma), infine trasferitasi dal 1957 a Vitorchiano dove non ha più smesso di attirare novizie. Il boom delle vocazioni si ebbe a partire dal 1964, quando la giovane superiora madre Cristiana Piccardo accolse una ragazza che al liceo Berchet di Milano aveva avuto come insegnante di religione don Luigi Giussani. Fu l'inizio di una sintonia spirituale che ha moltiplicato le chiamate. Le monache di Vitorchiano allora erano 63, ma già nel 1968, mentre nel mondo infuriava la contestazione, erano 90, tanto che 22 di loro partirono per aprire un nuovo monastero a Valserena, in Toscana. Un flusso mai interrotto: negli ultimi 50 anni la casa madre ha dovuto moltiplicare le fondazioni, aprendo case anche in Argentina, Cile, Venezuela, Indonesia, Filippine, Repubblica ceca, Congo, fino al Portogallo, dove nel gennaio 2018 dieci monache di Vitorchiano sono andate a fondare un monastero tutto nuovo. E intanto anche le nuove case hanno 'gemmato' in Siria, in Angola, in Brasile, a Macao".

Per chi ha avuto il privilegio di passare una giornata oltre il muro d'ingresso del convento è facile capire come in quel luogo "tutto sembra girare al contrario”. Dalla sveglia prima dell'alba, per essere pronti alla prima preghiera alle 3.30 fino alla preghiera della sera, alle 19, e, in mezzo, una serie di impegni, dalle preghiere (quelle comunitarie sono 7) al momento di raccoglimento leggendo la Sacra Scrittura, fino al canto corale, il silenzio, la Santa Messa e ben cinque ore di lavoro.

Il monastero è ben conosciuto nella Tuscia per le buonissime marmellate, ma nel tempo si è aggiunto il lavoro di stamperia cattolica, una delle più importanti d'Italia, dove realizzano santini, calendari, biglietti d'auguri e libretti per matrimoni. Il lavoro più duro è quello dei campi, nei 33 ettari della proprietà conventuale, dove sono presenti frutteti, fondamentali per le confetture, vigneti, base per i due ottimi vini bianchi, Coenobium e Coenobium Ruscum, frutto di 10 anni di esperienza senza l'utilizzo di prodotti chimici, e uliveti, da cui l'olio extra vergine di oliva . Il lavoro dei campi, realizzato dalle più giovani, si affronta con il grembiule azzurro indossato sopra il saio bianco, bicicletta per raggiungere tutti gli angoli del terreno o, meglio, sul trattore.

Un'azienda agricola vera e propria, dove la preghiera è il plusvalore, come il silenzio, merce ormai rara nella società odierna, guidata dalla madre superiora suor Rosaria Spreafico, succeduta nel 1988 a suor Cristiana Piccardo come madre badessa.

Foto tratte dall'articolo del Touring: @Standbackforexciter (apertura), trappistevitorchiano.it (biblioteca)

T. P.