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Due camminatori sulla Via Francigena, nel nome di Andrea

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VITERBO - Una telefonata alle undici di sera, una proposta che sembra folle, e forse per questo altrettanto bella. Il pensiero che scorre in testa, si può fare, si, ma abbiamo tutto il tempo. Lo faremo. Quel tempo improvvisamente scompare, si azzera in una fredda giornata invernale. Chi ha telefonato non c'è più. Chi ha ricevuto la chiamata decide che è giunto il momento di farla quella cosa folle: una passeggiata da camminatori veri sulla via Francigena, con gli occhi attenti del cronista, pronto a notare tutto e a trasformare l'esperienza in una guida emozionale, di quelle uniche.

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Lui è Andrea Arena, l'altro è Stefano Mecorio, il primo "padre putativo lavorativo" della folle esperienza al Nuovo corriere viterbese. Andrea non c'è più, e ancora non sempre vero. Il secondo, nel memorial a lui dedicato, ha raccontato quella telefonata, quella storia e ha aggiunto la promessa: "La faccio io quella passeggiata, e se non c'è più il paparino putativo mi porto il paparino vero, che è appena andato in pensione ed è così matto da seguirmi".

Chi conosce Stefano non poteva che attendere il suo passaggio, una promessa, soprattutto fatta ad Andrea, è Vangelo. Il suo Vangelo.

Oggi ha attraversato Viterbo, raggiunto piazza San Lorenzo e ha abbracciato Alessandra Pinna, testimonial del gesto dedicato al suo Andrea. Gioia e commozione, ma soprattutto, come sarebbe piaciuto a lui, pensieri e parole da scrivere. Quelle che Stefano ha già in testa, la descrione perfetta delle prime 4 tappe, già documentate e descritte alla casa editrice Settecittà che pubblicherà una guida che, siamo certi, diventerà un must.

Da Proceno a Viterbo, per ora, e dopo Pasqua le ultime tappe verso Vetralla e poi fino a Monterosi. Si fermerà così il viaggio nella Via Francigena viterbese, perché quello era lo scopo e l'interesse iniziale.

Tanti i pensieri già incasellati e raccolti, raccontati dallo stesso Stefano: "Abbiamo trovato una cartellonistica perfetta, che ci ha permesso di viaggiare senza sbagliare mai. Quello che rende tutto unico sono i paesi, che visti a piedi diventano speciali, permettendo al camminatori di notare una serie infinita di cose, quelle che in auto non si notano mai. Speciali le persone che si incontrano per strada, che siano pellegrini, ne abbiamo conosciuti canadesi, gli unici che stanno affrontando il percorso con questo freddo, ma soprattutto la gente del posto, che accoglie ed è abituata all'ospitalità del pellegrino. In molti paesi ho trovato tanti pannelli informativi, che rendono godibile il percorso e che fanno prevedere un grande futuro di questa via. Questa esperienza mi ha insegnato che il più grande lusso è andare piano, passando per tante strade sterrate, godendo il territorio, ammirando le coltivazioni che cambiano, rispettando la tradizione agricola dei luoghi. Ci sono molte strutture ricettive, che noi per ovvi motivi non abbiamo utilizzato, ma ci sono. Tanti ci hanno chiesto che cosa stiamo facendo e tutti sono felici di avere una pubblicazione, molto richiesta dai pellegrini e attualmente non disponibile. Anche il capoluogo è diverso visto con l'occhio del camminatore, non avrei mai pensato di vedere Viterbo con occhi diversi. Infine due indicazioni personali: l'abbraccio ad Alessandra e la grande forza di mio padre Dario, felicissimo dell'esperienza, che ogni giorno non vede l'ora di rimettere lo zaino in spalla". 

E noi attendiamo la guida: il pensiero di Andrea che prosegue con la penna, gli occhi e le gambe di Stefano.

Teresa Pierini