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Una Cortellesi solare abbraccia il premio Pipolo dedicandolo a Vanzina

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VITERBO - Consegnato il Premio Pipolo, voluto nell'ambito del Tuscia Film Fest dalla famiglia Moccia e realizzato con il contributo di Confartigianato Viterbo, l'opera è dell'artista Massimo Di Giovanni. Ogni anno viene premiato un attore o attrice, come in questo caso, che si è messo in evidenza per le sue capacità, un omaggio al cinema fatto di tanti colori, come ha sottolineato Enrico Magrelli.

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La serata è iniziata con il saluto in privato del sindaco Arena e dell'assessore De Carolis ed è proseguita sul palco, con Paola Cortellesi premiata da Federico Moccia, presenti tra il pubblico le sorelle e la mamma, e da Andrea De Simone. "Pipolo saebbe stato strafelice di consegnare questo premio - ha confessato lo scrittore - che va ad un'attrice trasversalissima, capace di far ridere al cimema, in teatro e in televisione. E' un'attrice di talento che ci mette il cuore, papà si divertiva da matti quando la vedeva fare l'inviato de La vita in diretta".

Stupore da parte di Paola Cortellesi, che vedendo la piazza piena (con sold out al botteghino) esclama "Buonasera...  e quanti siete!". Il ricordo va necessariamente a Carlo Vanzina, appena scomparso, salutato da un caloroso applauso dal pubblico: "Peccato che il cinema abbia appena perso un gentiluomo come Carlo. Sono emozionatissima e felice, voglio dedicarlo proprio a lui".

Consegnato il premio è Magrelli a guidare l'incontro, non prima di aver fatto salire sul palco il regista (e marito di Paola) Riccardo Milani.

Magrelli sottolinea il valore del film della serata, "Come un gatto in tangenziale", la pellicola italiana che ha incassato di più quest'anno, e incalza i due ospiti sull'irrunciabilità del valore della comicità. "Sorridere è irrinunciabile, magari usando il sorriso anche su se stessi. Vizi e virtù potrebbero essere anche in un film drammatico - risponde Paola - noi scegliamo il veicolo della leggerezza - risponde Paola iniziando a scherzare con il regista -: siamo sposati, ed è un incubo perchè da 4 film li scriviamo isieme e lui li dirige... ed è bravino via. Io sono cresciuta con i grandi film e le commedie italiane, oggi insieme proviamo a mettere in scena tutte le emozioni che abbiamo assorbito". E per una volta Riccardo è d'accordo con lei: "Io sono cresciuto con i cineforum, in un ambiente dove si sceglieva sempre il film straniero. Io avrei voluto rivedere 'I soliti ignoti' ma avrei creato un cataclisma solo chiedendolo. Come per Vanzina, che oggi tutti celebrano, ma mi viene da dire che doveva accadere prima. Ho imparato da artisti così, prima di diventar regista ho iniziato a fare il volontario dietro a Monicelli, godendomi le giornate che passava con Gassman e tanti altri".

Poi si parla di Antonio Albanese, coprotagonista della pellicola, ed è Paola ad ammettere: "Era una vita che volevo lavorare con Albanese, ed è il secondo film insieme, sempre diretti da Riccardo. Ora tra noi c'è un'intonazione che fa gioco di squadra, quando fai famiglia tutto va bene e si vede. Ora siamo un duetto, non so come faremo a stare lontani". E' Milani a ricordare come è nato il duetto: "Ricordo quando ho proposto la coppia in 'Mamma e papà', li ho sempre visti adatti, due attori che mettono al centro l'uso del corpo ma anche una vena di malinconia, un tono minore che amo molto. Nascono film disperati dove però si ride perché si racconta il mondo".

Lavorare insieme, lei attrice e lui regista: "Tra noi c'è molto rispetto del ruolo, io guardo molto lui perché ha in testa tutto, le scene al cinema sono girate senza un ordine, lui ha una visione d'insieme, ci vuole il suo occhio. Questo film è stato girato a Bastogi, un quartiere romano molto duro. Tante persone comuni sono state scelte li, tra cui le due gemelle che non c'erano nella sceneggiatura, ma dopo averle viste le abbiamo inserite, facendo una nuova stesura che prevedesse un ruolo loro, sono diventate le mie sorellastre". "Appena le ho visto ho pensato che dovevano esserci - aggiunge Riccardo - due giovani donne che nella vita fanno quello che fanno nel film e hanno vissuto 2 mesi di vacanza con noi. Lo stesso il meccanico, che interpreta il carrozziere".

Un'unione perfetta, non difficile come ha tentato di precisare Paola sin dall'inizio, almeno fino a quando non si parla del titolo, e inizia la scena: "Via tu che poi ti sbugiardo" precisa l'attrice. "E no, l'ho scelto io, non ci provare" incalza il regista. La verità? Non è dato saperla, se non come è nato: "Non dice il vero, come tutti gli uomini - e giù applausi per la Cortellesi -. Dovevamo trovare una frase che indicasse al volo una cosa breve, e io, di borgata, nata in periferia, ho ricordato che si dice 'Dura come un gatto sull'Aurelia', ma quanti conoscono in Italia questa via consolare? Li è intervenuto lui e ha cambiato in tangenziale... ma ha fatto solo quello".

Si finisce ridendo, e si prosegue nel film, mentre Paola si ferma a lato della piazza, salutando cjhiunque le si avvicini per una stretta di mano e una foto insieme. Gentile e disponibile ascolta tutti, mentre sul telo bianco inizia la lotta di classe tra il ricco e colto romano, papà di Agnese, e la figlia del popolo e madre di Alessio. Un film che, scritto benissimo e recitato anche meglio, tra incredibili risate, mette in mostra la contraddizione di due mondi, il disagio di chi predica bene e razzola male, ma anche il sentimento più bello, quello dell'amore. Poco importa che duri davvero come un gatto in tangenziale, conta che esista.

Teresa Pierini