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Coronavirus: la scrittrice viterbese Marta Tempra per 7 giorni in isolamento sulla MSC Meraviglia

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VITERBO - Sette giorni di isolamento condivisi con seimila persone (viaggiatori più equipaggio) a bordo della MSC Meraviglia: è bastato un caso di influenza segnalata dal comandante, dopo la partenza da Miami, e la nave da crociera con a bordo la scrittrice viterbese Marta Tempra è diventata un luogo di quarantena, come ormai prassi per il contagio, anche solo sospetto, del Coronavirus.

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Ora che è tornata a casa Marta può raccontare la sua esperienza, e lo fa in esclusiva con noi.

Una vacanza "congelata" per precauzione, che di fatto ha impedito alla nave di avvicinarsi al porto di Ocho Rios, in Giamaica, e successivamente alle Cayman. Quello che doveva essere un momento da sogno ha subìto un arresto, fortunatamente con lieto fine. E' la stessa Marta a raccontare l'avventura.

"Sono appena tornata dalla vacanza da tempo pianificata con la mia migliore amica, una crociera di 15 giorni tra Caraibi e Antille. Due crociere in una, e invece, terminata la prima parte siamo rimaste per 7 giorni sulla nave (era stata cancellata per maltempo la tappa alle Bahamas), subito dopo aver fatto le operazioni di imbarco/disimbarco dei nuovi croceristi a Miami".

Erano pronte per un'altra settimana di divertimento e niente faceva immaginare cosa stava per accadere. "I problemi sono iniziati martedì, il giorno in cui era prevista la tappa in Giamaica. Siamo scese al deck 4 per lo sbarco, e invece c'era una fila lunghissima. L'autorizzazione allo sbarco è una prassi per ogni fermata, ma in genere prende pochi minuti. Dopo un'oretta abbiamo cercato di capire cosa stesse succedendo (rischiavamo di perdere le escursioni prenotate) ci hanno detto che il governo giamaicano stava prendendo più tempo del solito. Solo in tarda mattinata hanno spiegato che il motivo era un membro dell'equipaggio con l'influenza".

Improvvisamente seimila persone si sono trovate costrette a tornare in nave, per attendere la fine dell'emergenza. "Essenzialmente, da lì in poi, è iniziato un clima di estrema incertezza - prosegue la scrittrice viterbese - perché nessuno sapeva cosa sarebbe successo. Dopo quattro ore il capitano ha deciso di ripartire dalla Giamaica, ma già serpeggiava il dubbio di come potesse andare in futuro".

Neppure la destinazione successiva, Georgetown, Isole Cayman, ha sciolto i dubbi: anche qui porti chiusi. "C'era già chi dava per spacciata l'intera crociera, io ero ottimista sul buonsenso dei porti successivi. E invece, quando al mattino mi sono recata al luogo d'incontro sulla nave per le escursioni alle isole Cayman, ci è stato comunicato che anche questo porto aveva negato l'imbarco. A questo punto sulla nave è iniziato a serpeggiare un certo nervosismo, si sono creati diversi picchetti di passeggeri in protesta di fronte alla reception. Ho visto con i miei occhi una povera ragazza del personale scappare tremando di fronte a un manifestante dai modi particolarmente aggressivi. L'agitazione generale nasceva in parte dalle tappe saltate, certo, ma soprattutto dal timore che tutto quel trambusto non fosse dovuto a una semplice influenza, che ci fosse invece effettivamente un contagiato a bordo e dal ponte di comando stessero nascondendo la verità".

A quel punto l'immediato futuro era diventato certezza, sette giorni di isolamento in nave, pur sempre un luogo di vacanza ma poca serenità e molto nervosismo da parte di alcuni passeggeri, nonostante il grandissimo impegno del personale. "Lo staff della nave è stato particolarmente meritevole, ci tengo a dirlo, nel gestire la situazione, cercando di evitare il panico generale e di rendere, per quanto possibile, la permanenza a bordo piacevole. Non dimenticherò mai la sensazione surreale della festa a tema anni '80 data quella sera stessa: nel bel mezzo della crisi - ammette Marta - tra destinazioni mancate e il rischio di Coronavirus, siamo comunque riusciti a ballare e divertirci tra hit indimenticabili e cannoni spara-lustrini, mettendo da parte per un po' malumori, ansie e preoccupazioni".

Era passato un altro giorno e un pizzico di speranza provava a calmare gli animi, con scarsi risultati. "Tenere a bada 4.500 passeggeri non è cosa facile: quando anche il giorno successivo le autorità messicane di Cozumel hanno negato lo sbarco, che ci era invece stato garantito la sera precedente, il clima negativo è tornato più forte che mai. A poco è valso l'annuncio del rimborso al 100% dei costi di crociera (una perdita economica non indifferente per l'innocente MSC). Tra i passeggeri è iniziata a circolare anche la foto di un documento in spagnolo, attribuito alle autorità locali, in base al quale lo sbarco sarebbe in realtà stato negato già giorni prima, contrariamente alle affermazioni del Capitano: ad oggi, ancora non so se fosse una fake news o meno, di certo ha alimentato le paranoie di molti passeggeri che già si sentivano tenuti all'oscuro".

Un disagio risolto con l'unico sistema possibile: il tampone sulla persona malata: "Finalmente, in tarda mattinata, arriva qualche novità: da Cozumel saliranno a bordo dei medici per condurre test in prima persona sul membro dell'equipaggio interessato dai sintomi influenzali. I risultati saranno pronti in un tempo che va da 4 a 12 ore. Rimaniamo tutti in allerta, cercando con poca riuscita, di goderci la nave, che ormai dopo tanti giorni di 'prigionia' sembra meno attraente, con piscina e palestra sovraffollate e capannelli di persone che continuano ad assieparsi agguerrite di fronte alla reception".

L'attesa più lunga: "Passano le ore, e i megafoni che fino alla mattina avevano dato aggiornamenti a più riprese, anche solo per ribadire l'assenza di novità, ora invece tacciono. E questa mancanza di comunicazione alimenta le più fosche paure delle persone. Fino all'escalation, lo scatto della molla che si è verificato la sera, attorno alle 22. Io e la mia amica eravamo a uno spettacolo del Cirque du Soleil, per ingannare l'attesa, e una volta uscite dal teatro di bordo, abbiamo sentito un vociare pazzesco, molto più forte e prolungato degli ormai familiari picchetti di protesta. E come ci avviciniamo alle aree comuni, troviamo la folla assembrata su ben tre piani di scale, fischi, cori di protesta, insulti lanciati in varie lingue, e un odore strano nell'aria, gente che tossice, si allontana preoccupata o invece fa video all'accaduto". Non era chiaro cosa stesse accadendo: "Lì ho avuto veramente paura, molto più che per il rischio di un eventuale contagio o di ulteriori intoppi nel rientro a casa. Il panico di massa, l'idea di 4500 persone senza controllo su una nave in mezzo all'oceano. Abbiamo scoperto che dei passeggeri - forse ubriachi - avevano iniziato a sfogare la frustrazione sul pianista che si esibiva di fronte alla reception, cercando di colpire il musicista e vandalizzare lo strumento. Sono stati fermati solo dall'intervento della sicurezza, che ha dovuto usare spray al peperoncino e infine 'atterrare' letteralmente l'aggressore".

Ora davvero la situazione poteva precipitare: "Presagendo il peggio, ci siamo sbrigate ad allontanarci insieme alla folla che si disperdeva e siamo rientrate in cabina. Eravamo già pronte a coricarci quando, a mezzanotte passata, arriva l'annuncio del Comandante: finalmente l'esito dei test è reso noto, e escludono qualsiasi caso di Coronavirus a bordo. Dopo 5 giorni sulla nave (7 per noi e altri passeggeri) finalmente siamo libere di scendere! E' stata una corsa folle per rivestirsi e buttarsi in strada, credo siamo state le prime a toccare terra: e dopo di noi molti altri, tra passeggeri, animatori, circensi, membri dello staff, tutti a riversarsi nel primo bar aperto del porto di Cozumel, che abbiamo letteralmente invaso e animato di risate, balli e musica fino al mattino. Uno scioglimento di tensione euforico, commovente e indimenticabile".

Era finita, finalmente poteva iniziare la vacanza, che nei sette giorni precedenti, nonostante l'impegno del personale, non era stata tale. "Non ho provato paura, perché sapevamo che il membro della crew, a cui era stata diagnosticata una normale influenza, non era transitato in zone a rischio per il virus. Inoltre la compagnia aveva fatto tutti i dovuti controlli all'imbarco".

Un'incertezza che si è finalmente sciolta, dopo sette giorni, toccando terra a Cozumel, dove però il destino ha fatto trovare una nuova sorpresa, il maltempo. Una situazione presa con filosofia da Marta: "Il giorno dopo, vista la situazione, si è deciso di rimanere a Cozumel invece di rischiare lo scalo previsto alle Bahamas. Dopo aver tanto atteso la terraferma, abbiamo trovato vento forte e addirittura accesso vietato all'acqua nella località balneare dove eravamo andate".

Un viaggio che si è concluso a Miami e poi il volo di ritorno, con un'esperienza indimenticabile che le resterà impressa per sempre: "Quello che porto a casa è come davvero la mancanza di informazioni corrette e il panico ingiustificato possano portare a danni enormi, e far molta più paura di qualsiasi virus. Per un eccesso di preoccupazione delle autorità giamaicane, non validato da prove oggettive, sono state tenute 6.000 persone tra passeggeri e staff in ostaggio su una nave, sconvolgendo programmi e creando perdite economiche alla compagnia e alle attività locali, mentre, per la mancanza di buonsenso nei passeggeri, qualcuno ha anche rischiato di farsi male. Siamo certo nel bel mezzo di una situazione difficile ed io che, seppure in maniera limitata, ne sono stata colpita, mi sento di invitare tutti a mantenere la calma, informarsi correttamente e seguire le misure cautelative consigliate, rimanendo sereni di fronte ai possibili disagi che inevitabilmente ne conseguono".

Un messaggio di speranza e civiltà assolutamente da condividere. E magari un giorno, tutto questo ispirerà Marta Tempra in un suo prossimo romanzo.

Teresa Pierini