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Angeli, salvatori, eroi: nella realtà sono stati dimenticati

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VITERBO - All'inizio dell'emergenza Covid tutta Italia era appesa a loro: gli operatori sanitari. In pochissimo sono stati appellati come eroi, salvatori; le televisioni parlavano solo di loro, gli angeli, pronti a caricarsi il peso di una malattia sconosciuta che stava aggredendo senza pietà.

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Commozione e solidarietà per l'infermiera che mostra i segni della mascherina, tenuta per ore; cordoglio per tanti operatori che hanno perso la vita: promesse di bonus in busta paga per il grandissimo impegno profuso. Tutto questo sembra un film in bianco e nero, ormai sbiadito. La Nazione è più o meno ripartita, i balconi non sono più popolati da cantanti improvvisati, le bandiere sono ammainate. E gli operatori della sanità sono rimasti ad attendere senza ricevere, con il mero ricordo di una solidarietà che mano a mano si dimentica.

E' notizia di questi giorni che del bonus per la categoria più colpita, chi lavora negli ospedali, non ci sono i fondi, quindi il contributo da parte dello Stato sarebbe stralciato. Restano le Regioni, ma li ci si muove a macchia di leopardo: alcune hanno pagato, altre forse lo faranno, altre ancora non sanno proprio come comportarsi. E sale la rabbia.

In questi giorni sono tante le manifestazioni in varie parti d'Italia, di infermieri, medici, tecnici di laboratorio.

Di quest'ultima categoria è l'amaro sfogo di Irene Rigott (coordinatore dei Tecnici di radiologia Bolzano) che posta l'immagine Rx di un polmone (analisi fondamentale per la diagnostica del Covid) : "Sembra che il mondo si sia dimenticato la parte più importante della medicina. Avete presente quelle immagini dei polmoni viste sui social e in televisione? Ci sono persone che per lavoro fanno queste immagini.

Qualcuno fa più di 100 in un giorno, qualcuno alza pazienti di 90kg e oltre solo per vedere i polmoni, altri fanno i giri in tutto l'ospedale per raggiungere i pazienti che non possono uscire dalle loro stanze perchè stanno troppo male.

Siamo Tecnici Sanitari di Radiologia Medica. Lavoriamo per fare le radiografie, gli esami TC e di Risonanza magnetica, di Angiografia interventistica, di Medicina Nucleare.

Siamo gli occhi del Covid. Senza di noi i medici sarebbero ciechi. Siamo in prima linea".

Uno sfogo per rivendicare un ruolo e anche una gratificazione che sarebbe giusta per gli eroi di questa emergenza, i primi che l'Italia dimentica, specie quella che conta.

"Le nostre condizioni di lavoro sono state critiche. Siamo qui oggi per testimoniare quello che è stato e le conseguenze - denunciano da Torino, con le parole di Francesco Coppolella, sindacato NurSind -. Nessun premio o bonus rimarginerà le ferite di quel che è stato. Questa categoria merita rispetto. Al momento non c'è nulla. Oggi non si parla più di premialità o bonus. Vuol dire non aver compreso nulla da questa esperienza. Molti colleghi piangevano in questi mesi e molti colleghi hanno dovuto dormire fuori, lasciare i propri figli. È stata una situazione complicata. Speriamo di uscirne, ma non dimentichiamo quel che abbiamo fatto”.

E arrivando al Lazio è stata annunciata dalla Regione una premialità che sarebbe comunque sottoposta ad un vaglio. Si parla di 13mila persone ma chi è nel settore già teme che non sarà per tutti. E sarebbe una tristissima guerra tra poveri, eroi dimenticati.

Teresa Pierini