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Un aiuto subito, appena versate 1000 euro: gli esercenti "da vicinato" protestano contro il Comune

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VITERBO - Scoppia la polemica tra gli esercenti, per lo più artigiani titolari di licenza "da vicinato".Siamo stati contattati da molte attività di via Garibaldi, quelle che per ovvi motivi di spazio esterno non hanno tavoli per somministrazione, che finora hanno accolto i clienti all'interno.

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Quasi tutti hanno negozi di piccola e media dimensione, cosa che esclude a priori o riduce al minimo i tavoli interni per gustare un gelato, un pezzo di pizza o un panino.

Per loro il Covid è stato davvero una tragedia, con la chiusura in fase di lockdown e una riapertura decisamente rallentata adesso. Alcuni hanno dovuto rinunciare anche agli unici 4/5 sgabelli a disposizione del cliente.

Per tutti, leggere il comunicato del Comune è sembrato una luce nel buio: "In questa fase post Covid, segnata dai mancati guadagni dei mesi precedenti, ho ritenuto opportuno accogliere le richieste dei proprietari di tali attività, fino al 31 ottobre, al fine di recuperare i mancati incassi dovuti all’emergenza”. Queste le parole del sindaco Arena anticipate dalle seguenti pochissime indicazioni: "Occupazione suolo pubblico attrezzato, con aliquota ridotta, per pizzerie da asporto e gelaterie artigiane, è possibile fare richiesta al Comune".

Tutti hanno presentato domanda e fino stamani a nessuno è stato richiesto alcun importo e nemmeno comunicata l'aliquota ridotta, che paradossalmente poteve essere 1 euro per tutto il periodo. Gli interessati hanno comprato attrezzature adatte, come sgabelli, sedie, ombrelloni, che fossero solo di appoggio, e fioriere per delimitare lo spazio, in genere uno stallo auto di 10 mq.

La sorpresa stamattina, quando gli uffici hanno richiesto il pagamento di 231 euro al mese, che per i 4 mesi diventano quasi 1.000, altrimenti non sarebbe stata consegnata l'autorizzazione.

Ed è stata rivolta, per via della spesa già affrontata, dai 400 e 600 euro per attività, senza avere idea del nuovo balzello che si prospettava dietro l'angolo. Molti hanno già manifestato la protesta pubblicamente sui social, rispondendo direttamente al primo cittadino.

Per tutti parla Dora della gelateria "Un sacco buono": "Io faccio solo una domanda: ma se fate i comunicati per annunciare aiuto a noi che non abbiamo lavorato, vorrei capire la logica di un aiuto che costa 1000 euro, oltre ai soldi spesi per ombrelloni, piante e panchine. Io vendo sempre un cono a 2 euro, non fornisco un servizio al tavolo, quindi il costo esterno decurta il mio guadagno ordinario. Inoltre questo ci divide tra figli e figliastri, noi a pagare, chi invece ha già il servizio al tavolo ottiene il posto gratis per decreto, e può anche estendersi in piazza, sempre gratis. Non lo trovo, non lo troviamo giusto e non vediamo nessun aiuto in questo".

Sicuramente crea una difficoltà e speriamo che l'amministrazione possa trovare un cavillo burocratico per aiutare le attività che hanno maggiormente sofferto.

Teresa Pierini