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Arturo Vittori in Camerun per migliorare la vita ai Pigmei e dare un futuro al mondo intero

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BOMARZO - Un figlio di questa terra sta realizzando un progetto importantissimo per l'Africa e il mondo intero, ottenendo riconoscimenti internazionali: è l'architetto Arturo Vittori e la sua creazione, Warka Water, si sta sviluppando in qualcosa di davvero grande, che potrà salvaguardare anche l'ecologia.

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Come in una rincorsa continua per il bene del pianeta, il suo lavoro corre veloce in Camerun, mentre ottiene premi e riconoscimenti importantissimi. Si è da poco concluso l'allestimento al Padiglione Italia 2021 della Biennale di Venezia, che tra l'altro aveva già ospitato la presentazione del progetto nel 2014, mentre arriva da Shanghai il premio internazionale per l'arte pubblica (IAPA), "Africa Regional Award of Excellence". Per Arturo Vittori una conferma importante, che riconosce a Warka Water il valore di costruzione artistica pubblica, sia come opera d'arte architettonica che per l'utilità di arte urbana, che porti miglioramento all'ambiente e alla qualità della vita dei residenti.

Ambiente, benessere pubblico e arte: un'opera non solo architettonicamente bella ma anche utile, intorno alla quale sta provando a migliorare la vita dei pigmei di un villaggio del Camerun, salvaguardando l'ossigeno prodotto dalla foresta, al momento decisamente a rischio e fondamentale per l'intero pianeta.

Warka Water diventa quindi il centro di un villaggio, Warka Village, un luogo sicuro all'interno della foresta, dove il cantiere stesso è fulcro di vita sociale.

Ricordiamo che la torre è un dispositivo modulare che s’ispira alle creature animali e vegetali in grado di raccogliere e conservare riserve d’acqua in ambienti ostili alla vita, riuscendo a catturare le particelle acquose contenute nella nebbia e nella rugiada. Un serbatoio d'acqua continuo indispensabile per la vita, attivo a prescindere dalla pioggia.

"Non tutti sanno che una grande foresta in Camerun è stata di fatto privatizzata - spiega l'architetto Vittori - e le multinazionali stanno tagliando alberi secolari per sostituirli con un'intensiva piantagione di palma da olio. Con grande tristezza vediamo passare tir con sopra tronchi enomi, e con loro se ne vanno vita ed ossigeno. Si sente spesso parlare della foresta dell'Amazzonia, ma questo è un dramma ancora maggiore per tutto l'Occidente, perché il clima è unico, e stiamo vedendo già i cambiamenti, in negativo".

Dal 2019 Vittori sta realizzando quindi un villaggio che vede al centro la torre Warka per raccogliere l'acqua, mentre intorno sono già nate, e ne arriveranno altre, importanti infrastrutture. Luoghi scontati per gli occidentali, ma non certo per i pigmei che abitano quella foresta: al momento sono stati realizzati bagni, per l'igiene personale, cucine, a disposizione degli abitanti, atelier che ospiteranno artigiani e orti di agricoltura biologica. Il villaggio è abitato dai locali indigeni, che lavorano nel cantiere stesso e fino ad ora vivevano in situazioni disperate, senza accesso a risorse fondamentali, come l'acqua ovviamente.

"Un luogo sicuro che sarà terminato tra un paio d'anni - conclude Vittori - che ora vede ospitate 50 persone, ma diventa un esempio, una bandiera utile per realizzarne altri. La società deve comprendere un messaggio importante: qui non si fa business, lavoriamo in condizioni estreme e senza possiblità di guadagno, con donazioni di privati ed aziende, che hanno capito l'importanza di dare un'opportunità a questi abitanti e al mondo intero".

Far rinascere una pianta dove viene abbattuta, portare acqua nei villaggi africani, sviluppare artigianato, agricoltura e quindi economia solidale. Un sogno possibile, come sta dimostrando l'architetto Arturo Vittori.

Per supportare il progetto è possibile fare una donazione, pur minima perché ogni goccia è utile, al link https://www.warkawater.org/donate/. Nel sito è possibile anche vedere foto e video per essere aggiornati sui lavori e i risultati ottenuti.

Teresa Pierini