VITERBO - Prosegue la tradizione delle madrine del Trasporto, iniziata con Alice Sabatini, Miss Italia 2015: quest'anno il Sodalizio ha giocato in casa, invitando ad ammirare Dies Natalis dal percorso le campionesse olimpiche della spada, complice la presenza nel team azzurro del fisioterapista Maurizio Iaschi.
E' Giulia Rizzi la prima ad immergersi nell'atmosfera "santarosana" arrivando nel primo pomeriggio del 2 settembre, potendo godersi il corteo storico, accolta e accompagnata da Maurizio (già visto in festa in quel di Parigi, come abbiamo avuto modo di raccontare L'intervista a Maurizio Iaschi, il terapista viterbese che ha portato la sua gioia in mondovisione).
L'abbiamo intervistata per presentarla meglio alla città, che la vedrà protagonista con le sue compagne Mara e Alberta e subito abbiamo scoperto che Maurizio ha praticamente fatto una full immersion sulla festa, raccontando aneddoti, facendo vedere video, non solo ora che sono a Viterbo, ma da molto tempo prima: "Lo spettacolo della Macchina è sempre stato al centro dei suoi racconti, tanto che prima di 'tirare' la finale ha chiesto a noi della squadra di essere tutte d'un sentimento", confessa Giulia. Ed è li, in quella notte parigina che le azzurre hanno compreso il senso dell'unioine che guida i Facchini, con forza, fede e volontà.
Hanno vinto, con una finale incredibile, conclusasi al minuto supplementare e la spada di Damocle del sorteggio favorevole alla Francia, in pratica o si vince o si vince. Giulia Rizzi ha fatto tanto, come le colleghe, ma il suo score ha parlato chiaro, segnando il maggior punteggio positivo negli assalti e soprattutto recuperando le tre stoccate di svantaggio che potevano davvero diventare complicate. In parziale che l'ha fatta soprannominare da Margherita Granbassi "la sarta della squadra".
Giulia è cosciente delle proprie potenzialità: "Quando arrivi ad alti livelli capitano spesso i supplementari, ma forse è più bello vincere così. Quella notte ho 'ricucito lo strappo', anche se scopro solo ora di questo soprannome. È stato importante prendere quei punti, specie in un palazzetto da 8.000 mila tifosi francesi. Ho anche tirato con qualche linea di febbre e siamo uscite tardissimo dal grand palais. Per prima cosa siamo andate in mensa a mangiare, trovando un paio di yogurt, poi abbiamo fatto un giro in bici per il villaggio. Tornate in camera ho passato la notte chiedendo di continuo a Mara, la mia compagna di stanza ...Ma è vero che siamo campionesse olimpiche?".
Lo erano e come, e tornando indietro nel tempo si capisce che era destino, grazie ad un episodio legato alla visita al Quirinale, che si ripeterà a fine mese per riconsegnare il tricolore. Racconta ancora la Rizzi: "Quando abbiamo preso la bandiera era una giornata calda, mi era toccato un posto all'ombra sotto un albero. Ad un certo punto è iniziato a piovere e non mi sono accorta che quello che mi cadeva addosso non era qualche goccia ma ... cacca dei pappagalli. Mi hanno fatto presente che ero piena e ho visto anche un paio di altri atleti nella stessa condizione. Abbiamo tutti preso la medaglia, a questo punto ci ha portato davvero fortuna".
Arriviamo alla serata del Trasporto, cosa si aspetta la nostra olimpionica? "Tanto, davvero tanta curiosità, dopo i tanti momenti che mi ha raccontato Maurizio e sta continuando a fare. Ho anche saputo del problema di salute del capofacchino Rossi e voglio fargli i miei più calorosi auguri di pronta guarigione. Sono felice di condividere questa serata con le mie compagne e mi riempie il cuore vivere quest'Italia legata alle tradizione. Sarà bello assaporare questa atmosfera dove saremo 'tutte d'un sentimento'. Non vedo l'ora di sentire il discorso motivazionale che viene fatto al 'boschetto', che ci avvicina come mondi, essendo simile a quanto avviene nel nostro pre-gara".
E' il momento del corteo, Giulia si sposta tra la gente viterbese e si immerge in un primo momento pieno d'atmosfera.





Subito dopo un incontro importante, con Federico Meli e gli allievi di Viterbo Scherma, bambini e bambine, ragazzi e ragazze incantate davanti ad un'atleta che è la proiezione dei loro sogni. Foto di rito, autografi e una parola per tutti, mentre Federico ricorda quando ci sia bisogno di attenzione per la scherma: "Il nostro sport rischia di essere invisibile ma è grazie a Giulia e ad atlete vincenti come lei che nasce quella visibilità che riesce a darci un pochino di immagine. Scherma Viterbo ha una trentina di atleti in media ogni anno, dai 6 ai 25 anni. E' per loro che troviamo ispirazione ogni giorno, anche se è necessario un luogo per esercitarci, dal momento che la scherma ha bisogno di un locale stretto, lungo e basso, adeguato magari ad accogliere gli atleti speciali. Speriamo, anche dopo questa bella giornata con le campionesse al Trasporto, di avere l'attenzione che merita la scherma, anche a Viterbo".
Teresa Pierini e Anselmo Cianchi
