VITERBO - Accogliamo volentieri una puntuale riflessione di Gianluca Zappa che affornta, con dovizia di particolari, l'annosa questione Rosa... Santa, si o no?
Anche questa discussione rientra nello sport principale viterbese, e di ogni cittadina di provincia, riuscire a farsi male praticamente su tutto. Talvolta si esagera, mettendo in mezzo anche i santi, per questo supportiamo la dichiarazione di Gianluca, diffondendo il suo pensiero: Rosa è Santa, lo è per tutti noi, lo è nei nostri cuori, lo è nella Chiesa.
Come spiega: "Risulta davvero penoso leggere certi contributi che girano di questi tempi sui social, su pagine di giornali locali o su opuscoli che vengono diffusi per raccontare la vita della nostra cara patrona. Spesso si tratta di notizie riportate e si legge benissimo che dietro quello che viene scritto c’è solo una sommaria, vaga conoscenza delle cose di cui si parla.
Qualcuno, ad esempio, continua bellamente a ripetere che santa Rosa da Viterbo non è santa e magari lo scrive pure sul web, cosicché uno sprovveduto turista che venga a Viterbo e si voglia informare verrà sistematicamente disinformato. Il fatto è che la verità storica non può essere raccontata troppo sommariamente e senza basi e che richiede un adeguato approfondimento a cui non tutti hanno però tempo e voglia di dedicarsi (e in questo caso farebbero meglio a tacere). Una cosa va detta in modo chiaro: la Chiesa riconosce la santità di Rosa e la propone come modello universale".
Prima certezza, nonostante le chiacchiere, suffragata da fatti, come aggiunge Zappa: "Rosa è infatti annoverata tra i santi e i beati registrati nel Martirologio Romano. Poteva non esserci, ma c’è. La cosa buffa è che negli opuscoletti che girano, il Martirologio (cioè il documento principe su questo argomento della Chiesa cattolica) non è nemmeno citato, forse perché non si sa niente della sua esistenza e di che cosa sia, anche se in fondo tutta la polemica 'santa-non santa' nasce proprio da questo documento".
Un documento che ha subìto una recente verifica: "Nel 2001 una commissione di storici preposta ad una revisione di tutti i santi venerati da secoli e riportati nel Martirologio - prosegue - conclude il proprio lavoro. Alcuni santi vengono eliminati, perché si scopre che non erano nemmeno esistiti. Rosa passa l’esame e resta nell’elenco della Chiesa, nel quale era entrata di diritto fin dal 1583. La novità è che non vi è registrata come 'santa', ma come 'beata', la 'beata Rosa vergine del terz’ordine francescano'. Perché da santa a beata? Perché come tutti sanno, non essendosi mai conclusi per lei i processi di canonizzazione, tecnicamente l’appellativo di beata è storicamente più preciso (anche se su questa decisione di un gruppo di storici che hanno stilato il documento si potrebbe discutere e comunque non è un dogma di fede, ma solo un supporto di tipo 'tecnico'). Questo significa che Rosa non è santa? Che è stata declassata? Niente affatto! La Chiesa, come detto, la propone come modello ai fedeli di tutto il mondo e la festeggia il 6 marzo insieme ad altri 9 santi e a un altro beato. Perché il 6 marzo? Perché il criterio che la Chiesa si è data è quello di celebrare i propri santi nel giorno del loro dies natalis, cioè nel giorno in cui sono morti. e il martirologio prende per buona, come data della morte di Rosa, il 6 marzo del 1251. Quindi se andate a cercare in quell’elenco la festa di Rosa alla data del 4 settembre non la troverete, ma solo per questo motivo".
Ricordiamo che il Trasporto della Macchina di Santa Rosa nasce come atto devozionale in ricordo della processione che si svolse il 4 settembre 1258, sette anni dopo la sua morte, quando fu trovato il suo corpo incorrotto, sepolto nella nuda terra dietro la Chiesa della Croceta, in pratica dove oggi si preparano i minifacchini del Centro storico, e fu portata a spalla dai cardinali fino al Monastero, dove riposa tutt'oggi. Nel tempo la processione divenne baldacchino, dalla fine del Seicento la notte precedente si celebra questo ricordo attraverso quello che è diventato il Campanile che cammina, ogni 3 settembre quando la città si stringe intorno alla sua Patrona, ma la sua festa per la Chiesa resta il 6 marzo.
Gianluca chiude la sua lettera ricordando i Papi che l'hanno chiamata Santa: "Ora, avete mai sentito un Pontefice parlare della 'beata Rosa'? No. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco (tanto per citare gli ultimi tre) l’hanno sempre chiamata Santa Rosa da Viterbo e come tale è patrona della gioventù femminile dell’Azione Cattolica, del terz’ordine francescano e dei fiorai. I Papi dimostrano così di sorpassare a destra gli storici puntigliosi del Martirologio, che applicano i più recenti criteri di proclamazione dei santi a una giovane donna che si è imposta alla chiesa universale per la sua santità di vita, per la testimonianza del proprio martirio (l’esilio, che non è stata una pena leggera, come qualche storico poco avveduto ha sostenuto in passato), per quel prodigio che è il suo corpo incorrotto, per i miracoli compiuti in vita e dopo morta e che per tutti questi motivi era già considerata santa (con tanto di una messa, una festa riconosciuta, delle preghiere proprie) da almeno cinque secoli, senza bisogno di un processo ufficiale.
In alto trovate l’immagine di un quadro che la rappresenta. Il quadro è dedicato a santa Rosa da Viterbo, non alla 'beata Rosa', esattamente come con l'appellativo di santa le sono stati dedicati cappelle, altari, scuole, confraternite.. Il quadro risale al XVII secolo e viene dalla chiesa di santa Clara a Bogotà (Colombia). L'autore si chiamava Baltasar Vargas de Figueroa. Così, tanto per dire…
Allora, possiamo chiamarla santa o beata, le cose sostanzialmente non cambiano. Quello che non si può dire - conclude Zappa - perché è una grossolana e facilona mistificazione, addirittura una specie di diffamazione, è che 'per la Chiesa non è santa'. Chi lo ripete abbia l'umiltà di andare a studiare un po' di più".
