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Dafne e Apollo: gli affreschi mitologici di Palazzo Carrara ammirati da centinaia di visitatori grazie al Fai

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TERNI - La Giornata di primavera del Fai ternana si è concentrata su un bene culturale che nel recente passato ha fatto parte della vita dei cittatini, quando fu adibita a biblioteca comunale. 

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Parliamo di Palazzo Carrara, che nei due giorni dell'iniziativa ha visto la presenza di centinaia di persone, in coda fino all'ultimo momento disponibile. 

A raccontare la storia di un agglomerato di edifici giunto a noi come palazzo unico alcuni studenti universitari, i "ciceroni" presenti con i volontari Fai. 

Palazzo Carrara nasce nella seconda metà XIV secolo, allora come una serie di abitazioni private separate; la svolta nel '600, quando dopo una serie di passaggi di proprietà tutto viene acquistato da Pietro Riccardi, che lavorava per Ludovico Carrara e gli concesse un lascito a patto di usare il proprio cognome.

Fu Pietro Riccardi Carrara ad unire gli edifici, creando di fatto il palazzo giunto a noi, che successivamente fu venduto dagli eredi al Comune, passando poi alla Procura, che ne fece un carcere, per poi tornare al Comune, attuale proprietario, che per molti anni ne ospitò la biblioteca.

L'edifico subì i bombardamenti, che non toccarono la sala affrescata oggetto della visita, e fu necessario realizzare un restauro nel dopoguerra, sulla facciata; avendo ormai perso le decorazioni, si decise di riportare quella a vista di pietra sponga, classica del territorio, salvaguardando i pochi disegni rimasti, sotto lo spiovente del tetto, che riproducono leoni e sfingi in sgraffito. 

La visita interna parte dall'atrio, utilizzato un tempo come museo archeologico, e il giardino, dove visse Elia Rossi Passavanti, di cui resta lo stemma, militare pluridecorato che partecipò all'impresa di Fiume, e, tornato a casa, creò una borsa per premiare studenti meritevoli e lavoratori, lasciando i suoi averi al comune di Terni. 

Il gruppo si è poi spostato nella Sala di Apollo e Dafne, usata per rappresentanza e concepita come spazio all'aperto, descritta nei minimi dettagli dalla studentessa, partendo dai due affreschi dei protagonisti, lui innamorato per la freccia scoccata da Cupido, lei che lo rifiuta e viene trasformata da Zeus, che domina l'altra parete, in pianta di alloro.

 

Presente anche un puttino che spunta dalla porta aperta, realizzata con un trompe l'oeil, lo stile finto tridimensionale fatto per ingannare. Sopra, la volta completamente affrescata, di nuovo con Apollo e Flora, la dea della primavera, e le allegorie delle ore, mentre nei medaglioni è ritratta Diana con Endimione, condannato a sonno perpetuo sempre da Zeus, e ancora Diana con Atteone, che la vede nuda mentre fa il bagno e subisce la sua ira che lo trasforma in cervo per poi esser sbranato.

 

Ad indentificare l'autore dell'affresco un cartiglio, presente su una parete, sopra l'allegoria della fama, in una sorta di autocelebrazione, che cita il cav. Gerolamo Troppa, pittore sabino, e ne permette la datazione, sicuramente successiva al 1685 quando fu insignito dal Papa Innocenzo XI della croce di Cavaliere.

La sala è oggetto di restauro, appena iniziato, mentre molto si dovrà fare sulla parete dedicata a Dafne, che in passato fu restaurata da un pittore che scelse, di fatto di riprodurla, sovrappnendo il suo stile. Quando saranno terminati i lavori la sala dovrebbe essere riaperta al pubblico e diventare sede per matrimoni civili. 

Teresa Pierini e Anselmo Cianchi