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Villa Lante: la rinascita raccontata nel convegno dedicato ai lavori di restauro

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VITERBO - Villa Lante di Bagnaia al centro del mondo culturale, grazie al convegno "Uno sopramodo bello et delitioso giardino" voluto dall'istituto delle Ville Monumentali della Tuscia per presentare i lavori di restauro, ormai avviati alla conclusione. 

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Nella sala delle conversazioni della Palazzina Montalto piena di pubblico è il direttore Alessandro Mascherucci ad accogliere i presenti: "Oggi indaghiamo gli avanzamenti del restauro, grande attenzione del ministero per uno dei giardini all'italiana più belli, un intervento fortemente voluto dalla direttrice Scungio e diretto dalla dottoressa Cogotti", entrambe presenti e protagoniste con orgoglio a questa giornata.

Un viaggio iniziato sotto la Direzione Musei Lazio, con la fase di programmazione (La rinascita di Villa Lante: sette milioni di euro per un restauro di fontane, architettura e bosco), seguita dall'annuncio dei lavori e dal sopralluogo con la stampa, con la dottoressa Ragozzino direttore reggente del nuovo istituto ("Villa Lante": visita al cantiere che la riporterà alla gloria del Rinascimento). Ed ora, mentre l'acqua di sorgente inizia a riempire di nuovo le meravigliose fontane e in attesa dell'allaccio idrico totale del circuito, appena sarà terminata la Fontana del Pegaso, è il momento di presentare quanto di nuovo è stato fatto con 7 milioni di fondi del PNRR.

Un impegno avviato dalla direttrice Musei Nazionali Lazio Elisabetta Scungio: "Provo una grande emozione ad essere qui, per un intervento fortemente voluto, costruito con un percorso di conoscenza e impegno, che ha visto anche chiusure necessarie al rifacimento, pur dolorose. Ricordo i faldoni immensi da cui siamo partiti ed oggi siamo a raccontare l'impegno che è stato profuso per valorizzare questo bellissimo patrimonio". 

Un progetto realizzato sempre in collaborazione con la Soprintendenza dell'Etruria Meridionale, rappresentata nella mattinata dalla dottoressa Caporossi: "Sono tante le componenti materiali che sono state affrontate con questi lavori, acqua, sculture, verde, ma c'e anche la componente immateriale, il giardino va vissuto altrimenti muore".

A dirigere i lavori Marina Cogotti, già direttrice di Villa Lante, la miglior conoscitrice dell'importante bene culturale bagnaiolo, incaricata di seguire l'andamento del cantiere: "Nel tempo si erano persi i sistemi di efficienza delle fontane e siamo intervenuti con un restauro su architetture, acqua, luce, impianti e verde. Un ripristino condizionato dalle variazioni avvenute nel tempo, specie le trasformazioni della natura. Anche il barco é ormai un parco naturalizzato" ha precisato andando man mano ad illustrare le slides ai presenti. Un restauro avviato nel 2023 ed ora giunto alle fasi finali. "Con l'attenzione alla sostenibilità, anche gestionale, dei risultati, il vero supporto è costituito dalla conoscenza e dalla consapevolezza delle variabili in gioco, supportate da una ricerca e verifica delle fonti, come richiede il valore storico dell'immobile e la complessità dell'ecosistema del giardino" ha concluso Cogotti. 

Lo storico dell'arte Andrea Alessi ha affrontato l'intreccio di simbolismo e rappresentazione del potere dinastico commissionato dal card. De Gambara. "Gli affreschi della palazzina, tra figure mitologiche, vedute di ville e costellazioni, danno vita ad un percorso visivo orientato all'elevazione morale e spirituale del committente e alla sua celebrazione". 

L'intervento di Anna Raimondi (Studio Feiffer e Raimondi, responsabile della progettazione) è stato dedicato al progetto: "Affrontare la complessità di un paesaggio costruito in cui architettura, natura e artificio convivono, necessita un restauro frutto di un processo conoscitivo e metodologico capace di governare un sistema articolato e mutevole. Il ruolo centrale è svolto dal linguaggio del progetto, insieme integrato di rilievo, catalogazione e rappresentazione. Le tecniche di rilievo avanzate hanno permesso una conoscenza accurata e scientifica del dato di fatto". 

Sonia Martone (Dir. Musei naz. città di Roma) ha affrontato il giardino di pietra: "Il cinquecentesco giardino prospettico di Villa Lante si estende su quattro ettari, su tre terrazze principali attraversato da un sistema di acqua che si riversa in fontane e ruscelli artificiali. L'adozione di un approccio misurato caso per caso ha consentito di mantenere un equilibrio che contempera la lettura dell'impianto architettonico, degli apparati scultorei, dei giochi d'acqua, del verde". 

La macchina idraulica è stata affrontata dagli ing. Vincenzo Angeloro e Danilo Di Senso, che nella loro relazione hanno evidenziato come "tramite indagini è stata mappata l'articolata rete storica per progettare il ripristino conservativo. L'obiettivo centrale è stato il recupero dei giochi d'acqua secondo l'originale principio del posizionamento a caduta. Per favorire la sostenibilità ambientale dell'uso della risorsa idrica, l'intervento integra una stazione di ricircolo e filtrazione degli scarichi per il rilancio al bottino di partenza".

La luce, altra scelta fondamentale per rendere fruibile la struttura anche nelle serate estive, è stata protagonista della relazione di Marco Frascarolo: "Obiettivo è valorizzare un ambiente di altissimo valore storico e paesaggistico attraverso la creazione di una dialettica tra i suoi elementi compositivi principali: acqua, vegetazione, architettura e scultura. La luce è stata pensata come elemento di coesione tra le parti, che dedicato al sistema acqua sfrutta le proprietà di riflessione, creando proiezioni su alberi e gruppi scultorei. Il sistema potrà essere acceso in singole zone, per ottimizzare la percezione a livello scenografico e diversi scenari consentiranno di ottimizzare la fruizione del giardino, rispettando la vita dell'ecosistema". 

Maria Grazia Cianci e Andrea Gullotta hanno ricordato i rilievi: "Con l'uso di evolute tecniche di rilevamento è stato possibile affrontare la complessità morfologica e ambientale (vegetazione fitta, ampia estensione, dislivelli significativi e numerosi manufatti idraulici)".

Argomento che ha anticipato il progetto dei paesaggi, tra storia e contemporaneità, con Flavio Trinca e Emanuele von Normann: "Il progetto sul patrimonio vegetale è stato concepito come intervento di conservazione attiva dell'impianto cinquecentesco e reinterpreta il rapporto tra geometria e naturalità come cifra identitaria del luogo, riconnettendo il giardino rinascimentale con il Barco, parti di un unico disegno culturale".

La tecnologica entra nel progetto con la GeoApp Villa Lante, raccontata da Fernando Nardi: "Dalla digitalizzazione delle geoinformazioni e degli interventi conoscitivi e conservativi della villa è nata la nuova applicazione, che ha strutturato il patrimonio della villa secondo tre livelli gerarchici: il sistema di appartenenza, la natura geometrica e il singolo elemento geolocalizzato su cartografia interattiva digitale. Il ciclo conoscenza-prescrizione-azione traduce il dato tecnico in un sistema per la gestione concreta del bene, ad uso sia degli utenti gestori che dei visitatori". 

Il patrimonio arboreo è stato affrontato da Carlo Mascioli: "Con un censimento iniziato nel  2023 ha identificato 1350 alberi, per ciascuno dei quali è stata redatta una scheda di analisi visiva e una valutazione di stabilità. Dagli studi è emerso un patrimonio arboreo di grande interesse naturalistico per la sua fisionomia di vero e proprio bosco dominato dal leccio, con una importante compontente di esemplari grandi con problematiche legate all'invecchiamento. All'inevitabile abbattimento di alcuni soggetti sono corrisposte potature e cure mirate, alcuni con consolidamento con appositi cavi". 

Un patrimonio verde che riporta al passato, con la necessità di custodire un genoma così antico, come precisato da Elena Kuzminsky: "I platani di Villa Lante, messi a dimora nel 1576, costituiscono un prezioso legame vivente con il Rinascimento. Lo studio ha permesso di identificare 23 esemplari veterani, con una uniformità genetica che conferma il germoplasma orginale del XVI secolo. Per proteggere questo genoma antico è stata garantita la produzione di cloni sani e geneticamente fedeli al genotipo rinascimentale. Degna di nota la presenza nel Barco di esemplari di platano nati spontaneamente, la loro caratterizzazione genetica apre nuovi scenari per l'integrazione tra conservazione attiva e rinnovazione naturale di questa specie". 

Sandro Bonacquisti e Enrico Scarici hanno presentato l'indagine sulla componente erbacea ed arbustiva: "Nello studio del 2023 sono state invidivuate 569 entità, riconducibili a 413 specie ripartite in 77 famiglie e 355 generi. Ben 18 sono risultate di interesse biogeografico mentre 24 sono ritenute aliene e addirittura invasive nel territiorio".

Infine la fauna, nella relazione di Roberto Papi: "Si evidenzia un elevato valore naturalistico e una notevole biodiversità, in rapporto alle tre macro tipologie ambientali: il giardino formale, le aree ruderali, le aree prative e infine la lecceta. Importante considerazione sul ruolo delle fontane come abbeveratori per uccelli, con presenza di upupa, ballerina bianca, storno e ghiandaia, ma anche dei mammiferi, specie la sera, quali tasso, volpe ed istrice. In alcune fontane è attestata  la presenza del gambero di fiume, in quella del Diluvio, del tritone crestato nella Fontana della Madonnella e nella Fontana del Castoro, condivisa con il rospo comune". 

Teresa Pierini e Anselmo Cianchi