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La politica locale si stringe intorno al "no alle scorie"

In Provincia
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VITERBO - Stamani l'incontro telematico tra gli amministratori voluto dalla Provincia di Viterbo per scongiurare l'arrivo del deposito di scorie nuclieari nella Tuscia, mentre Panunzi (Pd) presenta un odg contrario in Consiglio regionale, dove è già depositato l'emendamento di Fratelli d'Italia, mentre Rotelli annuncia un emendamento.

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Questa la nota di Panunzi: "Ho presentato in Consiglio regionale un ordine del giorno (odg) per esprimere la netta contrarietà all'ipotesi che la Tuscia possa accogliere il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e il parco tecnologico". Nel documento si sottolinea come, nelle valutazioni complessive di Sogin, non siano stati presi in considerazione importanti criteri, dai quali emergono chiaramente come la provincia di Viterbo non sia idonea a ospitare il sito.

L'ordine del giorno impegna "il Presidente e la Giunta, tramite gli uffici competenti a redigere osservazioni, così come previsto dall'articolo 27 del decreto legislativo 31/2010, al fine di manifestare la netta contrarietà della Regione Lazio all'individuazione del sito per il deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi nel territorio regionale".

La posizione contraria di tutti gli amministratori locali viterbesi, e dei suoi cittadini, è stata illustrata all'assessore al Ciclo dei Rifiuti della Regione Lazio, Massimiliano Valeriani, che pur continuando ad apprezzare il lavoro del governo, forse in virtù della stessa appartenza politica, sembra sposare l'assurdità della decisione, così come precisa la sua nota: "Resta fondamentale la partecipazione e il confronto con le amministrazioni locali per condividere una scelta che avrà una notevole ricaduta sul territorio. La Tuscia viterbese ha una forte vocazione agricola e turistica, in quell'area sono presenti numerosi vincoli archeologici e paesaggistici: condizioni che non consentono la realizzazione di grandi impianti con un rilevante impatto sull'ambiente. Inoltre il recente Piano regionale sui Rifiuti non individua aree idonee ad ospitare un centro di stoccaggio delle scorie nucleari. Infine bisognerebbe tener conto anche della distanza dalla capitale del Paese per opportune valutazioni di sicurezza nazionale".

Più duro dall'opposizione Mauro Rotelli (Fratelli d'Italia): "Secondo il sottosegretario Morassut, intervenuto oggi nella riunione in Provincia sull’ipotesi deposito scorie nucleari nella Tuscia, 'Nulla è ancora deciso'. In realtà, secondo noi, nell’intera vicenda ad essere sbagliato è stato il metodo fin dall’inizio: non si doveva pubblicare un elenco di comuni e poi andare a consultazione degli enti coinvolti ma esattamente il contrario, ossia accettare le autocandidature dei comuni disposti ad ospitare il deposito e poi avviare una selezione tra questi".

E’ stato chiaro il deputato di Fdi, Mauro Rotelli nel suo intervento nell’incontro di stamattina: “Se si fosse adottato tale procedimento, il percorso di realizzazione dell’impianto sarebbe partito da presupposti più funzionali ed operativi.
Così facendo, invece, si è solo gettata benzina sul fuoco in comunità, come quelle della Tuscia, vessate da anni ed anni di servitù e mal disposte ad accettare un simile ulteriore aggravio su un territorio del tutto inadeguato.
A breve è previsto l’avvio del decreto Mille Proroghe alla Camera ed è mia intenzione presentare un emendamento per richiedere un allungamento della tempistica per le consultazioni con le istituzioni locali”.

“Sono preoccupato per la possibilità che nel bosco di Vasanello sia individuato un deposito per lo stoccaggio dei rifiuti nucleari ma anche per la scelta attuata nella selezione dei comuni che non sono stati minimamente coinvolti – ha aggiunto il sindaco di Vasanello, Antonio Porri.

Se i criteri si scelta sono stati la non sismicità e la lontananza dalle coste, non si comprende come possano essere stati individuati ad esempio, Tarquinia e Montalto o zone come la nostra da sempre ad alto rischio sismico, gravate anche da un preesistente metanodotto e ricche sia dal punto di vista agricolo che archeologico.

La battaglia di Fdi contro questa sciagurata ipotesi prosegue dunque a tutti i livelli, sia politici che istituzionali.