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Un giorno tra risate e grandi attori: "Comicittà" pronta a diventare una realtà romana importante

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ROMA - Una giornata intensa, piena di ospiti, racconti e risate: lo spin off del "Montecarlo Film Festival de la comédie" arriva nella Capitale. "Comicittà", sotto la direzione artistica di Ezio Greggio e Mario Sisti, è pronta a piantare serie radici a Roma per farla diventare la città della comicità italiana.

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Tutto in un giorno, tra il palazzo dei congressi e la Nuvola (dove si è svolta la cerimonia dedicata a Verdone, leggi la notizia Premio Germi a Carlo Verdone: "Comicittà" e Roma celebrano il trentennale di "Viaggi di nozze"), organizzato dai due patron con il patrocino del Comune e la coproduzione di Eur Spa e Pantheon Roma, insieme al supporto di alcuni sponsor e realtà romane, come Il socio Aci, la pagina social che celebra la comicità di Verdone.

L'iniziativa è iniziata con un omaggio a Gigi Proietti, portato dalla figlia Carlotta, che ha donato all'iniziativa la lettura inedita di “Rosaspina” proprio con la voce del papà, un audio inedito tratto da "Le favole nel sacco” (versione originale di La bella addormentata nel bosco) mentre sullo schermo venivano proiettate le illustrazioni della figlia Susanna, tutto ammirato in platea dalla moglie di Proietti, Sagitta.

Da un mostro sacro all'altro, è il momento di Lino Banfi, sempre intervistato dal duo Greggio/Sisti. Un condensato di ironia, con Lino che confessa subito: "Non ricordo molto di oggi ma tutto del passato, il neurologo dice che potrebbe dipendere dalle grandi botte che mi sono dato in testa", per poi affrontare la figura "dell'Omo Banfiota" e il suo rapporto compulsivo col cibo e il sesso. "Mia moglie solo a fine vita riuscì a vedere le commedie con la Fenech e mi diceva 'Ma che hai combinato?'. Io rispondevo che tutti guardavano ma lei aggiungeva 'Ma tu toccavi pure' - confessa Banfi, ricordando come la commedia gli cambiò la vita -. All'inizio della carriera davo a  Lucia mille o duemila lire per la spesa, al primo contratto vero mi presentai con un milione e mezzo in contanti e mi chiese se avevo fatto una rapina".

Poi confessa quali siano i suoi film preferiti: "Il Commissario Lo Gatto e Vieni avanti cretino, dove Salce non si muoveva da dietro la telecamera e mi diede l'incarico di dare il via alle scene e lo stop. Un film che ha avuto il riconoscimento dei medici croati per aver fatto ridere (sottotitolato) gli ospiti degli istituti dedicati a parkinson e demenza". Erano altri tempi, il politicaly correct non serve quando ci sono grandi attori e Banfi lo dimostrò con la battuta inserita al momento in "Dio li fa poi li accoppia": "Era prevista la confessione di un gay, che ammetteva di volersi suicidare ed io aggiunsi 'Perché se Dio mi vede vestito da donna, truccata, con uno strascico di 8 metri... non mi accoglie in Paradiso?' Tra la troupe partì l'applauso e il regista Steno decise di lasciare la battuta, pur non concordata". 

Parole che permettono a Greggio di ricordare chi sa fare il mestiere: "Ci sono tanti colleghi ma nei casi come Lino è la battuta e la sua mimica che trova la soluzione, perche ha inventato un genere che non finirà mai. E non pensate che sia facile far ridere, anche io ho fatto un'infinità di commedie ma ho vinto un premio solo con un ruolo drammatico", precisa, ricordando il film di Pupi Avati, "Il papà di Giovanna" che gli valse la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.

E a proposito di premi a riceverlo è Lino Banfi, direttamente dalle mani di Elena De Curtis, nipote di Totò che lui ricorda come il grande artista che lo tenne professionalmente a battesimo.

Per l'amministratore delegato di Eur Spa, Carserà, è l'occasione per spiegare la sua presenza: "Crediamo nella commedia come forma d'arte e qui avremo grandi protagonisti. Crediamo nel rilancio di questo luogo per intrattenimento e cultura" mentre Elena aggiunge: "Per nonno la comicità era una missione, però la risata è contagiosa in quanto spirituale".

A Banfi viene consegnata la prima edizione assoluta del Premio Totò, mentre confessa, commosso, di lavorare ad una poesia in napoletano, dedicata proprio al principe De Curtis. 

Nel pomeriggio si ripremde con i nuovi ospiti, tra cui Beruschi che in area stampa confessa il terrore provato il giorno del debutto al Derby e quanto apprezzi questa iniziativa, che permette di riabilitare la comicità che tiene sempre allegra la gente.

Tra le storiche auto rese famosissime dai film, da quelle di Fantozzi, con la mitica riproduzione della Bianchina, e la Bmw di Viaggi di nozze, iniziano a circolare ospiti e protagonisti, accolti dai direttori artistici: da Battista ai figli di Paolo Villaggio, fino alle tre donne della commedia italiana, Edwige Fenech, Paola Minaccioni e Francesca Reggiani.

Un successo che rende orgoglioso Ezio Greggio: Abbiamo avuto una reazione straordinaria - confida alla nostra redazione -. Una giornata intera dedicata alla commedia, felice che ci sia stata tanta attenzione. Abbiamo celebrato Banfi e Verdone, ora proseguiamo con Battista. Torneremo... e non è una minaccia ma una promessa".

Il palco accoglie così Maurizio Battista, comico romano che ha fatto dei vizi delle persone comuni la traccia dei suoi spettacoli.

"La comicità è una cosa seria, bisogna aver sofferto e non improvvisare su tik tok - esordisce -. Nel mio spettacolo parliamo di maschilismo, patriarcato e transgender smontando lo stereotipo e ridendo. Fare comicità vuol dire parlare anche di questo" conclude annunciando il suo prossimo impegno, l'uscita del film "Tu Quoque", dove intrepreta Massimo, un uomo che sbatte col motorino e si risveglia nel 44 a.C. sventando la morte di Giulio Cesare. Nel cast, tra gli altri, Paolo Triestino e Jane Alexander, una produzione Ballandi in collaborazione con LML Group e ALMA srl. dal 2 aprile al cinema.

Anche per Battista il riconoscimento di Comicittà.

Presente anche il regista Riccardo Milani, che ha inaugurato la mostra fotografica di Claudio Iannone "Da Bastogi a Coccia de morto: me so capita io. Sul set di Un gatto in tangenziale 1 e 2". Il regista, e marito di Paola Cortellesi, ha sottolineato: "Il film fu rifiutato da tre produttori, era una storia autobiografica perché fu proprio mia figlia che si innamorò di un ragazzo di Bastogi, ed io che cercai di capire dove fosse" e tutti ricordiamo come andò a finire il povero Albanese. Milani ha poi benedetto il genere: "Con la commedia ho imparato a conoscere meglio il nostro Paese e la sua storia, per poi iniziare a fare il volontario per Monicelli", un altro mostro sacro ricordato anche da Greggio: "Si emozionò quando seppe che il principe Grimaldi aveva accettato di fare il festival".

Risate anni 80 con Beruschi, che da dirigente della Galbusera decise di affrontare la carriera comica, diventando per tutti "Biscottino". Con Greggio condivise il successo del "Drive in" ed è proprio lui a ricordare quando lo lasciarono appeso alla scenografia mentre tutto il cast si prendeva un'ora di pausa, o quando lo chiusero in camerino con dentro il famoso "Has Fidanken", conoscendo la sua grande paura per i cani. Il pacioso Enrico ha presentato il libro "Una vita meravigliao", con la prefazione di Antonio Ricci, raccontandolo così: "E' dedicato ai giovani, che possano conoscere quello che è successo prima, e ai grandi ,che possano ricordare il ventenne che hanno dentro - aggiungendo di coltivare ancora la sua passione -: oltre a tenere una rubrica settimanale su Il Giorno, in cui ironizzo su chi pensa di sapere sempre tutto, mi dedico a regie liriche, dove appaio anche sul palco come comparsa". 

Il pomeriggio si chiude con "La commedia delle donne" e la consegna del Premio Stand up award Paolo villaggio a Laura Formenti, consegnato da Elisabetta e Piero Villaggio.

Una comica giovane già lanciata al successo, che confessa di aver stretto la mano a Paolo Villaggio come fan e Greggio che è felice di portarle davvero fortuna per passare al "Mondo di donne meravigliose che hanno portato creatività, contribuendo a rinnovare la commedia con registi e linguaggi diversi" spiega mentre accoglie sul palco Caterina Caricano e le tre protagoniste: Edwige Fenech, Paola Minaccioni e Francesca Reggiani.

La Fenech confessa: "Ho lavorato con tanti grandi registi, tra cui l'onore di farlo con Tognazzi. Ho toccato ogni sfumatura di commedia, dalla popolare a quella amara, ricordo l'emozione di lavorare con Monica Vitti, in 'Patata bollente' con cui abbiamo toccato l'argomento dell'omosessualità, aprendo, di fatto, una porta. Avevo però iniziato con film per famiglia e gialli, seguita da una carriera da produttrice di serie tv e film. Da Pupi Avati ho ricevuto un regalo, entrare in un ruolo che non mi rappresenta - precisa ricordando la sua Sandra in 'La quattordicesima domenica del tempo ordinario' accanto a Gabriele Lavia -, è stato bello uscire fuori dal mio personaggio ed entrare in uno che non si conosce, lavorando con un grande collega".

Seconda protagonista della comicità in rosa è Paola Minaccioni, che racconta: "Ho studiato tanto, sempre lontana dalla possibilità di esibirmi, facendo poi cabaret per vivere, nelle situazioni più disparate. Adoro il teatro, il mio mondo, e poi è venuto il cinema, dove ho incontrato grandi maestri - prosegue arrivando all'ultimo successo di Özpetek -, ora sono in scena con 'Diamant'i, sul set abbiamo creato un'energia incredibile. Per me ruolo il drammatico e comico sono la stessa cosa, Ferzan è stato l'unico che mi ha fatto giocare con entrambi. Dal cinema al teatro, con 'Elena la matta', l'incredibile storia di una donna di cui condividere le emozioni, Elena Di Porto, che negli anni '30 lasciò il marito perché non lo amava".

Infine Francesca Reggiani, che ha citato più volte il maestro Gigi Proietti, partendo da una sua frase storica: "La vita è una questione di culo, o ce l'hai o... te lo fanno - ironizza, passando poi a raccontarsi -: da piccola ero molto sola e ho visto molti film, quando ho detto in famiglia che volevo fare l'attrice mi hanno concesso un anno di tempo, passato tra tante bocciature e finendo alla scuola di Proietti. Iniziai anche io come attrice drammatica, perché 'a fà piagne so boni tutti ma la volta che fai ride...' come diceva sempre Gigi, un uomo coltissimo, che mi ha trasmesso l'importanza dello studio. Quando venne 'La tv delle ragazze', a fine anni '80, iniziammo un laboratorio straordinario diventato brand: non amavo le imitazioni ma l'ascolto si alzava, allora andava di moda Francesca Dellera, Cinzia Leone partiva con Cesca, sbagliando ogni verbo, mentre io facevo Parietti e Ferilli, molto sovraesposta allora, e pure la Meloni. Vi saluto con l'ennesima frase di Proietti: Core ... è  il mestiere piu bello del mondo". Una Tv  che ha davvero fatto la storia.

Ultimi riconoscimenti, prima dell'incontro serale che ha visto protagonista Saverio Raimondo, che ha ottenuto il Premio Stand Up Award Paolo Villaggio, mentre a Fenech, Minaccioni e Reggiani è stato consegnato il Premio Comicittà dalle mani di Laura Delli Colli, presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, che le ha omaggiate così: "Siete tre comicità diverse, declinate in modo diverso, e mentre in passato la donna poteva far ridere con il fisico, magari essendo bruttina, e non si scrivevano altro che ruoli da moglie e amante, per fortuna, poi, le donne si sono ritagliate ruoli importanti".

Si chiude così l'infinita giornata di "Comicittà", un tour de force dedicato all'ironia, alla comicità, alla spontaneità e alle risate. Ci auguriamo che in futuro tutto questo si sviluppi in un articolato festival che possa dare spazio alle tante sfumature della commedia.

Teresa Pierini e Anselmo Cianchi