SANTA MARINELLA – Sono loro il vero motore di "Assaggia il Lazio": gli chef, i ristoratori, i food blogger che in queste due settimane hanno portato al Castello di Santa Severa la loro idea di cucina di territorio. Una manifestazione, organizzata da Carramusa Group con il sostegno di ARSIAL e della Regione Lazio – Assessorato all'Agricoltura, che ha fatto delle materie prime laziali il filo conduttore di ogni serata, tra cooking show, masterclass e degustazioni.
Dopo due fine settimana di grande partecipazione, con serate sold out e un'affluenza altissima al percorso "Vino, olio e territorio: il Lazio da assaggiare", la manifestazione si avvia verso l'appuntamento conclusivo, dal 25 al 27 settembre. E il gran finale avrà ancora una volta un filo conduttore riconoscibile: la pasta, nelle sue declinazioni più diverse, dagli gnocchi al fieno canepinese, fino alla fregula.
La tasting dinner: un percorso a più mani tra le eccellenze regionali
La serata di venerdì scorso è stata arricchita da una tasting dinner dedicata alle autorità e agli ospiti, costruita come un vero e proprio viaggio nelle eccellenze del Lazio e affidata a un gruppo di professionisti che hanno lavorato in sinergia.
Ad aprire il menu è stata "La geometria del porto", un viaggio nel pescato del giorno del porto di Civitavecchia tra crudi, maturati, marinati e affumicati, sapientemente preparato dalla chef Anastasia Paris del ristorante Esterina.
Il percorso gastronomico ha poi proposto due interpretazioni della cucina laziale: la "Minestra di pesce alla civitavecchiese", firmata da Anna Lauro di "Pesci&Bottiglie".
Lo "Spaghettone acqua e farina con cacio, pepe, gamberoni di Terracina e agrumi", realizzato da Doriano Perciballi della "Locanda Dorica". A seguire, il "baccalà profumato alla cacciatora, porcini e timo", accompagnato dal pane dei Monti della Tolfa.
Finale affidato alla pasticceria, con i panettoni e le altre creazioni del pastry chef Michele Bonfitto di "Bonfì", condito dall'olio novello del Frantoio Presciuttini.
I piatti che hanno raccontato il Lazio
Sul palco dei cooking show si sono alternati volti e stili molto diversi tra loro, uniti dalla stessa idea: partire dai prodotti del territorio per arrivare a una cucina contemporanea.
Cristiana Curri, food blogger romana, ha firmato due piatti. "La Lenticchia e la Capra" mette insieme la Lenticchia di Onano IGP, lo yogurt di capra della Tenuta Il Radichino, la nocciola croccante della Tuscia, l'olio EVO laziale e la freschezza del sedano crudo: un piatto vegetariano che racconta la cucina sostenibile attraverso legumi, pastorizia, prodotti del territorio e valorizzazione dell'olio a crudo. Con "Pasta, fichi e Amatriciano" ha proposto invece una pasta corta con crema di Ricotta Romana DOP, fichi freschi caramellati e Prosciutto Amatriciano IGP croccante.
Valentina Tescari ha portato "Il lusso dell'attesa": il quinto quarto racconta una cucina che non conosceva spreco e sapeva aspettare, e la lingua di vaccina allevata in Tuscia incontra la tradizione della salsa romana in un piatto che unisce territorio e memoria.
Luca Costantini ha presentato la "Calamarata del Galeone", condita con totano del Tirreno, salicornia al naturale, pomodoro di Tarquinia semidisidratato e aglione macerato all'olio EVO di Canino.
Andrea Lo Cicero, con "Il barone ai fornelli", ha preparato una pasta con pesto di cicoria, menta e limone, ciauscolo rosolato e pecorino al basilico, portando in scena la sua lettura della cucina di territorio.
Andrea Astolfi del ristorante Convivial ha chiuso il cerchio con il "Coniglio viterbese": coniglio leprino viterbese in olio cottura, yogurt affumicato al fieno, cipolla e foglie di fico sott'aceto.
L'ultimo weekend: la pasta ancora protagonista
Il gran finale si apre venerdì 25 settembre con Claudia Catana e il suo "Cucina ai Monti": gnocchi di zucca con nocciole ed erborinato della Tuscia.
Dalle 19 alle 20, in Piazza delle Barrozze, la chef e patron del ristorante Cucina ai Monti di Bracciano, a ridosso delle mura del Castello Orsini-Odescalchi, propone un piatto che diventa omaggio ai prodotti dell'Alto Lazio.
La sua è una cucina ambiziosa, curiosa e creativa. Per Claudia Catana la tradizione non è un ricordo da conservare ma uno stimolo alla ricerca: materie prime dimenticate o poco note vengono riscoperte e ripensate in chiave nuova. Alla base c'è un dialogo costante con agricoltori, allevatori, pescatori, apicoltori, casari e norcini del Lazio. «Molti dei nostri piatti nascono anche grazie alle conversazioni con questi conoscitori delle tradizioni», racconta la chef.
Il programma completo di venerdì 25 settembre
• 18 – Piazza delle Barrozze: apertura del Food Village
• 18–19 – Le Sale del Castello: masterclass sui vini low alcol e a minor impatto ambientale, con Giovanni Pica
• 19–20 – Piazza delle Barrozze: show cooking di Claudia Catana
• 20:00–22:00 – Piazza delle Barrozze: "Il Lazio da assaggiare", degustazione di vino, olio e prodotti del territorio
Sabato 26 settembre tocca a Vittoria Tassoni, food blogger della Tuscia, con "Passeggiando per Canepina": la tradizione si fa street food con il fieno della tradizione canepinese alla cacio e pepe.
Domenica 27 settembre ancora Vittoria Tassoni con "La fregula incontra i legumi del Lazio". Un gioco a trova l'intruso: i legumi sono i protagonisti del piatto, insieme alla fregula, che arriva a sorpresa. Sarà lei l'intrusa? Risottata con i legumi e adagiata su una morbida crema di fagioli, per raccontare attraverso un piatto semplice e contemporaneo la ricchezza, la varietà e la storia dei legumi del Lazio.
Tutti i cooking show si tengono dalle 19:00 alle 20:00, seguiti dal percorso "Vino, olio e territorio: il Lazio da assaggiare" dalle 20:00 alle 22:00, con apertura del villaggio alle 19:30.
Non solo show cooking: venerdì e sabato il programma si apre alle 18:00 con le masterclass dedicate ai vini a ridotto tenore alcolico e agli oli nuovi della Tuscia
Venerdì 25 settembre nel Castello di Santa Severa, uno dei luoghi più belli e suggestivi della costa tirrenica a nord di Roma, ospita una serata che unisce ricerca vitivinicola e alta cucina.
Il risultato conferma la straordinaria intuizione del presidente di ARSIAL, Massimiliano Raffa, e dell'assessore regionale all'Agricoltura, Giancarlo Righini. Entrambi hanno creduto fin da subito in questa iniziativa di promozione enogastronomica. L'idea era portare le eccellenze del territorio in una cornice capace di valorizzarle, facendo del Castello di Santa Severa una vetrina del Lazio del gusto, nel segno della cucina italiana patrimonio dell'umanità.
La masterclass conclusiva dei vini sperimentali di Arsial: il vino del Lazio che guarda al futuro
Dalle 18:00 alle 19:00, nelle Sale del Castello, Giovanni Pica guida la masterclass che chiude la prima edizione di "Assaggia il Lazio". Agronomo laureato in Scienze Agrarie all'Università della Tuscia, Pica ha legato il suo percorso professionale alla qualità agroalimentare regionale. In ARSIAL ha curato i dossier tecnico-scientifici per il riconoscimento delle DOCG Cesanese del Piglio, Frascati Superiore e Cannellino di Frascati. Ha seguito inoltre l'iscrizione al Registro nazionale di vitigni autoctoni laziali come il Maturano, che torna protagonista proprio in questa masterclass.
Il tema sono due sfide centrali per il vino di oggi:
• "Vino a ridotto tenore alcolico (low alcol) in una logica di esaltata territorialità"
• "Vino a minor impatto ambientale: uso di biostimolanti naturali foto-protettori"
Entrambi gli approfondimenti nascono dal progetto di ricerca congiunto tra ARSIAL e l'Università della Tuscia.
Con Giovanni Pica intervengono Giorgio Colatosti (ARSIAL), Andrea Bellincontro ed Elena Brunori, del Dipartimento DIBAF dell'Università degli Studi della Tuscia.
In degustazione i risultati concreti della ricerca:
• tre vini low alcol da uve di vitigni autoctoni coltivati nell'Azienda Dimostrativa Sperimentale ARSIAL di Velletri, ottenuti da due diverse linee di ricerca universitarie;
• tre vini monovarietali di Maturano bianco, prodotti con protocolli agronomici basati su biostimolanti naturali come farina di basalto e caolino.
È l'occasione per assaggiare quello che il vino del Lazio potrà essere domani: più leggero, più sostenibile e sempre più legato al territorio.
Informazioni: eventbrite.it
