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Le maioliche del butto di Celleno rivedono la luce

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VITERBO - Tra le proposte di Buongiorno Ceramica spicca la mostra temporanea "Le maioliche medievali dal butto di Celleno Vecchio. Riscoperta di una tradizione antica", che sarà visitabile dal sabato 18 maggio fino al 16 giugno 2019 al Museo della Ceramica della Tuscia (Palazzo Brugiotti).

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L'iniziativa è stata presentata dal padrone di casa, Marco Lazzari, presidente Fondazione Carivit, e da Giuseppe Romagnoli, docente Università della Tuscia.

Saranno esposti 40 reperti ceramici di età tardomedievale (XIV e prima metà XV sec.) provenienti da uno scavo effettuato clandestinamente nel 1975 in un "pozzo da butto" di una abitazione signorile nell'antico abitato di Celleno Vecchio, ormai abbandonato.

Furono 5 i clandestini sorpresi a scavare in quello che era l'immondezzaio di un'abitazione di rango signorile appartenente ad una famiglia imparentato con i Gatti, che possedeva il castello di Celleno. 

"Si tratta di 8mila frammenti di maiolica arcaica, studiata da 20 tirocinanti sia sul luogo del ritrovamenteo che sui pezzi che per anni sono stati custoditi in cassette al Museo etrusco di Tarquinia. Nel laboratorio di archeologia è stato eseguito lo studio e poi la ricostruzione è stata effettuata nei laboratori privati Lai e Chiulli. Un lavoro che ha permesso di rintracciare anche uno strato più antico, etrusco, che sarà ora analizzato. Quello che è certo è l'ultimo utilizzo del butto, intorno al 1450, in quanto pieno. Nel butto sono tuttora rimasti frammenti di ceramiche non decorate e resti di cibo che ora saranno di nuovo analizzati. Dopo questa mostra, grazie al Comune di Celleno, che ha finanziato anche il restauro, si realizzerà in Antiquarium sul posto che accoglierà questi e tanti altri reperti".

Per il presidente Lazzari l'occasione di Buongiorno ceramica è utile per mostrare l'attività svolta fin qui, certi che tanto andrà ancora fatto. Dettaglio che non sfugge all'Università dela Tuscia, che sta effettuando scavi anche a Graffignano, dove sta studiando Castello Baglioni, e a breve i butti viterbesi più antichi, che risalgono al periodo tra 1200 e 1400.

I reperti restaurati e messi in mostra sono tutti dipinti in verde ramina e bruno di manganese, con decori a motivi geometrici, fitomorfi e talvolta riproducono stemmi e simboli sacri. Del lotto fa parte un ridottissimo numero di frammenti di zaffera a rilievo ed alcuni piatti e ciotole in monocromia azzurra, databili intorno alla metà del XV secolo, e un frammento di zaffera con rarissima decorazione blu e gialla.

La mostra sarà inaugurata sabato 18 maggio alle 18, giornata che avrà l'apertura eccezionale fino alle 23; per le visite, con ingresso libero, rimarrà aperta fino al 16 giugno 2019. dal giovedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18.30. E' stato annunciato un finissage, molto probabilmente venerdì 14 giugno, con un convegno in cui si racconteranno tutte le fasi di restauro dei reperti.

Teresa Pierini