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Al via la mostra "Gli ultimi Re di Vulci". Giovedì conferenza sul “Gran Carro” di Bolsena

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CANINO - Questo pomeriggio, sabato 7 dicembre alle 16.00, presso il Museo Civico della Ricerca Archeologica di Canino, sarà inaugurata al pubblico la mostra “Gli ultimi Re di Vulci. L’aristocrazia etrusca vulcente alle soglie della conquista romana”.

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Lo studio delle famiglie che alle soglie del IV sec. a.C. governavano Vulci ci consente di mettere in evidenza e di proporre a pubblico alcuni documenti straordinari. L’idea è quella di ricostruire la loro storia attraverso la riproposizione museale dei loro monumentali sepolcri e di ciò che resta degli straordinari corredi. E così i Saties, i Tarnas, i Tutes, i Tetnies ecc. si racconteranno, restituendoci così uno spaccato culturale e sociale della Vulci in attesa dell’imminente arrivo di Roma. Saranno esposti anche i materiali degli ultimi scavi vulcenti.

La mostra, già allestita in precedenza a Montalto di Castro, è stata realizzata grazie al contributo della Regione Lazio ed è stata effettuata in collaborazione tra la Soprintendenza, il Comune di Canino, il Comune di Montalto di Castro, la Fondazione Vulci, il Museo Nazionale di Villa Giulia, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e la rivista Archeo.

Sempre inerente al viterbese, giovedì 12 dicembre alle 16.30, nella sede della Soprintendenza (Palazzo Patrizi Clementi-via Cavalletti n.2, Roma) è in programma la conferenza "Oltre il fondo. Il 'Gran Carro' di Bolsena a sessant’anni dalla scoperta, dedicata a una rilettura della sequenza stratigrafica sulla base delle più recenti indagini nell’abitato sommerso del “Gran Carro” di Bolsena in un contesto che, grazie allo straordinario stato di conservazione, è unico nell’ambito della prima Età del Ferro nell’Italia centrale.

L’abitato sommerso del “Gran Carro” di Bolsena fu così denominato dall’Ingegnere minerario Alessandro Fioravanti nel 1959 quando iniziarono le ricerche subacquee in prossimità della sponda orientale del Lago di Bolsena, e doveva trovarsi in origine sulla riva del lago.

I resti delle abitazioni, probabilmente su palafitta, così come gli oggetti rinvenuti, rappresentano ad oggi la più ricca fonte di dati sul fenomeno abitativo della prima fase del periodo “villanoviano” (X-IX sec. a.C.) nella regione. Oggetto di ricerche sistematiche dal 1964 al 1980, il villaggio è stato recentemente indagato a partire dal 2012 dalla Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, con la collaborazione di archeologi e personale tecnico subacqueo del Centro Ricerche della Scuola Sub del Lago di Bolsena. Nel 2018 si è giunti per la prima volta sul fondo del deposito, e nel corso del 2019 è stato possibile documentare e comprendere l’intera sequenza stratigrafica mettendo in evidenza la successione delle fasi di vita del villaggio.

L’eccezionalità dello stato di conservazione dei reperti ceramici, degli elementi lignei, dei resti paleobotanici e archeo-zoologici apre nuovi orizzonti per la comprensione del tessuto abitativo e funzionale del complesso. La collaborazione con l’Istituto Superiore del Restauro e della Conservazione permetterà inoltre di meglio comprendere gli aspetti conservativi del legno, e protocolli di intesa con l’Università della Tuscia di Viterbo e l’Università La Sapienza di Roma permetteranno di approfondire la ricostruzione degli aspetti paleo-ambientali durante la prima età del Ferro nel comprensorio del lago di Bolsena.

Intervengono alla conferenza il Soprintendente Margherita Eichberg, Barbara Barbaro e Maria Letizia Arancio, funzionarie archeologhe SABAP-RM-MET ed esperti di archeologia subacquea e protostorica. 

L’ingresso è libero e consentito fino ad esaurimento posti (max 80 persone), per informazioni: 06/67233002-3