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Vago Fiore: contrasti e similitudini omaggiano Santa Rosa, la sua vita, la devozione, il folclore

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VITERBO - Anteprima per la stampa, questa mattina, per l'installazione artistica "Vago Fiore" curata da Quartieri dell'Arte che, in questo momento di festeggiamenti senza Macchina di Santa Rosa, rappresenta l'omaggio alla patrona, alla devozione che le tributano i Facchini e tutti i viterbesi ogni anno, insieme alle preghiere dei suoi tanti devoti. 

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La sala degli Almadiani torna quasi interamente bianca, a fare da risalto alle opere d'ispirazione caravaggesca di Francesco De Grandi, che attraverso il contrasto tra il nero e l'oro proietta il visitatore nei momenti salienti della vita di Rosa, nei suoi miracoli successivi e nella festa, iniziata con la traslazione del corpo e diventata, da più di sette secoli, il Trasporto della Macchina. L'opera si completa con il tappeto sonoro che rappresenta la folla, le voci dei fedeli, della vita quotidiana, doppiato da attori e protagonisti dello showbiz italiano (leggi qui i dettagli).

A spiegare il progetto è il direttore artistico Gian Maria Cervo: "Questa è un'installazione teatrale che unisce aspetto visivo, sensoriale e performativo, intitolata Vago Fiore, termine rintracciato in un inno dedicato a Santa Rosa e molto molto nel Barocco. L'nvito ad assistere al Trasporto del 1690, il primo documentato, che l'artista De Grandi ha articolato insieme ad un vasto periodo storico ideologico sulla Santa, dal trasporto del corpo alla celebrazione del rito della Macchina.

Questa chiesa è il luogo perfetto, specie ora che è tutto bianco, per mettere in evidenza i quadri con la riscrittura di molti episodi su Rosa, come un ex voto, quello di un membro della famiglia Almadiani salvato da Santa Rosa da una tempesta in mare, mentre navigava verso la Sicilia e una serie di episodi sulla santa. Tra le voci di chi partecipa al tappeto sonoro mi piace ricordare la reazione di Alessio Boni, che ha visto il Trasporto dalla terrazza del regista Giorgio Capitani e ricorda la festa con tanta emozione".

Le opere di Francesco De Grandi sono davvero emozionanti, con la complicità del chiaro-scuro del nero e dell'oro trasmettono i sentimenti di una giovane ragazza viterbese, nata per essere protagonista della vita cittadina e ferma oppositrice dei soprusi. Qualcosa che la lega fortemente a Santa Rosalia, patrona palermitana che si festeggia il 4 settembre,  giorno in cui Viterbo ricorda la traslazione del corpo, poi diventato Trasporto della Macchina la notte del 3.

E l'artista non poteva che essere palermitano: "Non conoscevo Santa Rosa e ho studiato la sua vita, guidato da Marcello Carriero e Gian Maria Cervo. Ho trovate tante similitudini con Santa Rosalia, enbrambe giovinette, appartenenti a famiglie contestate, ribelli rispetto alle convenzioni, con una forte presenza sul territorio. Per questo, dipingendo la scena del miracolo del pane in rose mi sono ispirato ad una immagine di Santa Rosalia realizzata da Van Dick. Il legame poi prosegue nel folclore, con la festa, che unisce sacro e profano e la sovrapposizione tra la vostra Macchina e il nostro Carro. Credo che potrebbe aprirsi l'idea di un gemellaggio con Palermo, anche per omaggiare la narrazione della vita di queste due ragazze giunta fino a noi con potenza".

Non resta che ammirare l'opera, districandosi tra le voci rilanciate dalle casse e la performance di danza che in alcuni momenti propone Jessica De Masi (su coreografie di Loredana Parella).

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La visita prevede un biglietto di 5 o 10 euro, a scelta del visitatore, con donazione finale a beneficio del Monastero di Santa Rosa (la parte più consistente tra il 30% degli incassi o il residuo tolte le spese organizzative). Ingresso contingentato con mascherina, gruppi da 10 persone massimo, per una durata di circa 16 minuti (tempo del tappeto sonoro).

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L'inaugurazione ufficiale con le istituzioni, le suore alcantarine e il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa è in programma oggi alle 18.

Teresa Pierini

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