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Luna park: la mostra che diventa attrazione da vivere e condividere

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VITERBO - Sarà inaugurata oggi, 10 settembre, con un vernissage alle 17,30, la mostra personale di Zeta "Luna Park", a Prato Giardino.

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Zeta è un artista emergente che ha deciso di rimanere nell'anonimato, dopo aver allestito le sue opere lungo i viali del giardino viterbese, sfruttando gli alberi come supporto.

Tele e sacchi di juta dipinti e avvolti come sudari attorno a tronchi o appesi su fili legati tra i rami degli alberi, in un'azione artistica che va a configurarsi come momento conclusivo di una vera e propria "performance art", priva di una rigida struttura narrativa.

Zeta ha l'intento di stupire e attrarre l'attenzione del pubblico, che è spinto a partecipare e a oltrepassare la linea di demarcazione tra palcoscenico e platea, ritraendo se stesso in un selfie all'ombra dell'albero diventato opera d'arte, scegliendo quello che meglio rappresenta il suo stato d'animo e il suo intimo sentire.

"A volte le tele e i sacchi di juta si trasformano in opere contrassegnate da connotazioni violente, che assumono tratti esasperati o grotteschi, altre volte hanno l'aspetto di soggetti 'semplici' e poco spettacolari - spiegano i curatori della mostra -  da essere considerati quasi comuni o luoghi comuni, banali, superficiali e fugaci, perfetta sintesi e parodia di qul luna park che è la vita.

Analogamente alla 'performance art', la mostra Luna park, pur rimanendo ancorata alla cornice delle arti visuali, viene allestita fuori dai luoghi deputati 'ufficialmente' all'arte, ed è realizzata nel corso di situazioni ordinarie di vita comune e in uno spazio pubblico adibito a parco di divertimento all'aperto, con giostre, gonfiabili, altalene, panchine per la sosta, aiuole, fontane e corsi d'acqua che dialogano tra loro distrattamente.

La straordinarietà risiede però nel fatto che, ai margini del parco, il viale interessato dal 'Luna Park' di Zeta vede l'uomo spogliarsi di ogni sovrastruttura, mettersi a nudo, sorprendendo il pubblico dei visitatori consapevoli o occasionali con la 'vestizione' degli alberi, queste grandi divinità senza le quali non ci sarebbe vita sulla terra, che fungono da supporto di tele e juta dipinte con soggetti ed elementi che rimandano alle emozioni, suggestioni e paure comuni a tutti gli esseri umani, in modo spesso caricaturale e grottesco, ma sempre con una parrticolare attenzione al rispetto della sensibilità umana, troppo spesso 'violentata' da pregiudizi, luoghi comuni, preconcetti e prevaricazioni.

La scelta di Prato giardino è legata quindi alla volontà di coniugare l'essenza dell'uomo alla natura, alla naturalezza e alla spontaneità, attraverso il simbolisco dell'arte, oltre che di contribuire alla valorizzazione e promozione di una realtà importante del patrimonio culturale cittadino, che insiste in un'area adiacente delle mura civiche e quindi al centro storico di Viterbo".

La mostra resterà allestita fino al 20 settembre, sabato 12 e sabato 19 sono in programma interventi critici.