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Arte contemporanea e innovazione tecnologica protagoniste a Viterbo

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VITERBO - Questo pomeriggio, venerdì 16 dicembre, un doppio appuntamento con l'arte contemporanea e l'innovazione tecnologica promosso da Medioera, festival di cultura digitale. 

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Si inizia alle ore 17.30 presso il chiostro del Museo Civico Luigi Rossi Danielli, inpPiazza Crispi, con il vernissage della mostra “Sonic Arts” a cura di Caterina Tomeo.

In esposizione le opere multimediali di Martina Carbone e Martino Cassanelli, tra esperienza percettiva e ascolto attivo. L'evento è patrocinato dal Comune di Viterbo – Assessorato alla Cultura e alla Bellezza e si svolge in collaborazione con RUFA – Rome University of Fine Arts e MuVi – Musei di Viterbo.

La mostra sarà aperta fino al 6 gennaio 2023 e si concluderà con una performance di Fabio Perletta e Attila Faravelli e un workshop di Enrico Malatesta sulle pratiche perfomative (i dettagli su finissage e workshop saranno resi noti prossimamente).

La giornata prosegue alle ore 19.00 con “La Notte dei Makers” presso lo Spazio Attivo Lazio Innova in Via Faul. Un appuntamento in collaborazione con Lazio Innova ed ETS Numero Zero.

Per l'occasione sono in mostra le opere multimediali di cinque artisti italiani e internazionali, dai prestigiosi e variegati curriculum, sempre provenienti dai corsi di laurea di RUFA: Daniele Imani (“Glimpse of us”), Karina Sanchez (“Il viaggio del Garbanzo”), Simona Lauro (“Core”), Lucrezia Mariotti (“Prigione di vetro”) e Francesca Battaglia (“24 fusi orari”).
Il tutto è accompagnato dalle performance live di Gianp (padrino dell'evento Giacomo Nencioni) e di Aleksandar Stamenov, vincitore della sezione pittura di Biennale Martelive. Ai suoni DJ Stile e spuntino a cura di Amaris Caffè.

Entrambi gli appuntamenti sono a ingresso libero.

Per ulteriori informazioni: https://16dicembre.iperhub.space

ARTISTI E OPERE

Martina Carbone è un’artista multimediale e vive a Roma, città in cui ha iniziato i suoi studi presso l'accademia di belle arti RUFA. Sperimenta vari media per esplorare il rapporto tra utente e opera, con un focus specifico sulla percezione sonora. Per questo nella sua ricerca lavora sulla funzione dell’ascolto attivo, ovvero sulla stimolazione uditiva come canale di consapevolezza e conoscenza, indagando ogni aspetto del sonoro, da quello prettamente fisico-scientifico a quello legato a tradizioni, culture, linguaggi. Ha partecipato al festival della visione di Roma Videocittà con una performance audiovisiva collettiva dal titolo “Antithesis”. Presenta un’installazione immersiva presso Dancity Festival di Foligno, GMT (“Genetic Modified Transition”) e vince la selezione Biennale Teatro Giovani 2023 progettando la scenografia digitale dello spettacolo in collaborazione con altri artisti.
“Where am I?” è una lettura sonora della cosmogonia di Walter Russell che pubblica la sua teoria sull’origine dell’universo secondo cui la materia è onda. Una promenade guidata e alterata da frequenze che riproducono l’equilibrio energetico illustrato da Walter Russell nella sua tavola periodica degli elementi. Un’immersione nella vibrazione di un’energia che segue il percorso della spirale russelliana, la cui forza comprime e rilascia costantemente onde. L’emissione di vibrazioni cosmiche ci ri-sintonizza con l’inerzia energetica universale, ritornando a percepirci come un unicum con la natura. La stimolazione di un ascolto attivo è necessario per ripristinare la capacità di attraversare uno spazio consapevolmente, una capacità che stiamo lentamente perdendo anche a causa di un esubero di frequenze e suoni che ci allontanano dal regolare flusso naturale di cui ogni creatura è parte.

Martino Cassanelli nasce a Firenze nel 1996 e si trasferisce a Roma per studiare cinema e scrittura. Contemporaneamente studia da autodidatta musica e sound design intrecciando costantemente i cammini delle varie discipline. Laureato in cinema nel 2021, attualmente frequenta il corso in Multimedia Arts and Design presso RUFA.
“Martino è caduto nell’Etere” è un’installazione audiovisiva interattiva: utilizzando microfoni speciali vengono captati i campi elettromagnetici all’interno dello spazio (artificiali, naturali ed umani). Ogni cambiamento viene registrato e trasformato in una composizione musicale. Il suono ricavato viene utilizzato nello stesso momento per creare interferenze sul segnale video del televisore a tubo catodico. Il mondo invisibile dei campi elettromagnetici (o Etere) viene così reso visibile allo spettatore.

Daniele Imani è un artista nato a Milano nel 1997 da madre italiana e padre iraniano. La sua pratica coinvolge diverse discipline e diversi tipi di “oggetti” trovati, con lo scopo di mettere in discussione la loro definizione unitaria. Dopo essersi laureato in nuove tecnologie dell’arte a Urbino, continua ora gli studi col corso di Multimedia Arts and Design di RUFA a Roma, dove vive e lavora.
Con “Glimpse of us” vuole mettere in evidenza la superficiale didascalicità di un episodio della serie Netflix “Love Death & Robots” nel rapporto tra audio, video e narrazione, sovrapponendolo ai film muti degli anni '20. Entrambi gli elementi vengono destrutturati, e si contaminano a vicenda sulle note di una canzone d’amore. Una manipolazione atta da un cinefilo, in protesta contro la serialità e la “nuova” industria del cinema, che gli hanno sottratto la sua amata, ma non il suo amore.

Karina Sanchez è un’artista multimediale messicana. La sua pratica si concentra sull’andare oltre l’esperienza, incoraggiando il fruitore a esperire le sue installazioni a occhi chiusi e senza fretta. Per questo, Karina lavora con diversi sensori, attuatori e materiali naturali. La sua curiosità per il funzionamento delle cose la porta a laurearsi in ingegneria elettronica, e in seguito a un master in Digital Signal Processing. L’interesse per la performance, nato dalla danza aerea, entra in simbiosi con la tecnologia multimediale nei suoi studi in Multimedia Arts and Design presso RUFA.
“Il viaggio del Garbanzo” cerca di essere piacevole e divertente, in un gioco di scambio di energie cinetica e potenziale. Tramite strumenti meccanici ed elettronici cerca di confrontare i sensi del fruitore, avvicinandolo e poi allontanarlo dalla realtà. Facendolo interagire con le semi di ceci sia direttamente sia remotamente (in senso virtuale). Inoltre invita a riflettere alla semplicità di cadere (scendere, consumare, destruire) e alla complessità di alzarsi (salire, produrre, costruire). Tuttavia una caduta non è per forza drammatica o devastante, e mettersi in piedi non è sempre pesante o noioso.

Lucrezia Mariotti è un’artista multimediale nata a Sanremo nel 1999. La sua passione principale è il cinema. Attraverso il corso di laurea triennale di cinema presso RUFA conosce e impara a seguire l’intera produzione di un prodotto audiovisivo. In seguito, decide di uscire dai confini cinematografici alla ricerca di nuovi linguaggi in grado di comunicare i propri messaggi e si iscrive all’indirizzo di Multimedia Arts and Design sempre presso RUFA.
“Prigione di vetro” punta ad affrontare il tema della discriminazione in ogni sua declinazione. Le differenze che ci caratterizzano vengono spesso stigmatizzante e finiscono per definire la nostra persona, riducendola ad etichette che ci vengono assegnate non solo dagli altri, ma, spesso, anche da noi stessi. Nel momento in cui ci si sente diversi e, quindi, sbagliati la reazione è quella di nasconderci, fino a mimetizzarci diventando completamente invisibili. Le parole selezionate dall'artista vengono proiettate sulle pareti interne del modellino e possono essere depotenziate solo con la collaborazione dei diversi spettatori.

Francesca Battaglia nasce a Reggio Calabria. Successivamente si trasferisce a Milano, dove si laurea in Graphic Design e Advertisement in inglese, per poi proseguire il suo percorso nel graphic design nella stessa città e in seguito trascorrere un periodo a Londra. Nel 2021 si trasferisce a Roma per proseguire gli studi in Multimedia Arts and Design. Il forte interesse per le diverse culture e la società la spinge, spesso, a trattare temi a sfondo sociale, indipendentemente dal mezzo che varia a seconda del progetto.
“24 fusi orari” è un’installazione che parla della differenza di tempi dello sviluppo tecnologico tra i cosiddetti “primo mondo” e “terzo mondo”, ossia di come i paesi più sviluppati ricevano per primi i privilegi della tecnologia rispetto ai paesi più poveri, dove questa arriva con grande ritardo se non mai. Il ritardo viene rappresentato utilizzando come metafora il ritardo di corrente tra due installazioni luminose, le quali vengono attivate dalla presenza dello spettatore. Entrambe vengono accese tramite lo stesso impulso che, però, viene ricevuto in tempi diversi.