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Risorgiamo Italia: domani sera il primo atto. "Accendiamo milioni di luci per una grande speranza condivisa"

Viterbo
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VITERBO - Annunciata da giorni e presentata in molti programmi televisivi, tanti con il volto di Paolo Bianchini, e sullo sfondo l'attività chiusa per l'emergenza coronavirus, domani è il giorno di "Risorgiamo Italia", la manifestazione di protesta organizzata dai movimenti di imprenditori del mondo HO.RE.CA e dei Locali di Pubblico Spettacolo, uniti per la prima volta nella storia del settore.

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Domani, 28 aprile alle 21, gli imprenditori della ristorazione andranno ad accendere le insegne e le luci dei loro locali per l'ultima volta.

"Da nord a sud, da est a ovest, torneremo ad illuminare le strade ed i vicoli delle nostre città con l’energia positiva sprigionata dai nostri locali. Vogliamo esprimere la con un gesto simbolico la nostra volontà di tornare in piena attività. Produrre, generare occupazione e regalare emozioni - precisano i titolari di aziende aderenti - sono la nostre vocazioni, assicurare un contributo produttivo al sistema paese, la nostra missione. Dalle vetrine e su i prospetti di ogni locale sarà visibile un cartello di unione ed esortazione #risorgiamoitalia. Ognuno manifesterà la propria protesta con foto, video messaggi ed atti dimostrativi al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica alle ragioni della nostra causa comune. Il nostro rammarico è che tutto ciò potrebbe accadere per l’ultima volta.

Le nostre attività sono state chiuse per decreto, i ricavi sono stati azzerati, siamo stati privati del nostro lavoro e delle libertà. Consapevoli del dramma sanitario che si stava abbattendo sul paese, abbiamo accettato questi enormi sacrifici di buon grado. Oggi, con una sola voce, vogliamo manifestare in migliaia la delusione di chi è stato lasciato solo con le proprie spese, i dipendenti, gli impegni economici pregressi e le incertezze future.

A fronte della nostra grande disponibilità - aggiungono - l’azione del governo fino ad oggi si è dimostrata tardiva ed insufficiente. Ci è stata premessa liquidità e non ci sono arrivate neanche le dovute garanzie. Quando si parla di fase due o fase tre, vengono contemplati parametri insostenibili, distanze incolmabili con una riduzione del 70% dei coperti disponibili e tutte le responsabilità a carico dei gestori. Aprire con il 30/40% dei ricavi ed il 100% dei costi. Per i locali di pubblico spettacolo la data della riapertura non è nemmeno al orizzonte. Questo è un gioco al massacro cui non vogliamo partecipare.

Senza le dovute garanzie non riapriremo. Per questo mercoledì 29 aprile consegneremo le chiavi delle nostre attività ai sindaci di ogni comune, chiedendo di rovesciarle sui tavoli del governo".