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Ridolfi sollecita la Sogin: "Superficialità e approssimazione non sono ammissibili. Chernobyl ce lo ricorda ogni anno "

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CORCHIANO - Nuovo grido d'allarme del Comitato per la salvaguardia del territorio della Tuscia e di Corchiano, con la nota del presidente Rodolfo Ridolfi: "Oggi alla luce del grande lavoro di vigilanza che abbiamo compiuto sul nostro territorio, ma soprattutto sui documenti che indicano i criteri per l’individuazione del sito e la realizzazione del Deposito, possiamo affermare che questo impianto è una mostruosa aberrazione, frutto della superficialità, dei ritardi, della malafede e dell’incompetenza.

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I criteri che indicano le aree potenzialmente idonee alla sua realizzazione sono stati stabiliti dalla Guida Tecnica n. 29 dell’Ispra come 'Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività'. In realtà il deposito servirà ad ospitare rifiuti ad altissima attività, dai dati pubblicati sappiamo che essi saranno il 60% del totale! Questi rifiuti saranno composti da combustile nucleare esaurito, dai rottami delle centrali nucleari in dismissione e da altri materiali altamente contaminate.

La Guida Tecnica n. 29 non contempla affatto queste ingombranti presenze. Per mettere una toppa su questo buco normativo è stata redatta e pubblicata a novembre 2020 la Guida Tecnica n. 30 che traccia le line guida per i 'Criteri di sicurezza e radioprotezione per depositi di stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi e di combustibile irraggiato'.

Queste affermazioni ufficiali, validate e pubblicate da importanti enti pubblici non danno risposte e soluzioni al problema ma suscitano domande a dir poco inquietanti. Come è possibile derubricare una questione cosi importante, come la gestione dei rifiuti radioattivi di alta attività, dichiarando cosi superficialmente e tagliando corto che 'Il sito del Deposito nazionale, identificato in conformità con i criteri della Guida Tecnica n. 29, è idoneo alla localizzazione del deposito di stoccaggio temporaneodi lunga durata...'?

Quale paradossale affermazione è 'deposito di stoccaggio temporaneo di lunga durata'?

Temporaneo e lunga durata sono significati discordanti, forse i tecnici e gli scienziati fanno riferimento alla durata dei tempi di dimezzamento dei rifiuti, che sono calcolabili in migliaia di anni, e non alla durata della vita delle generazioni degli esseri umani che dovranno ospitare questi ingombranti e pericolose presenze con criteri di sicurezza che appaiono discutibili già nelle premesse.

Come è possibile stabilire criteri così frettolosi e pressoché inesistenti per realizzare un deposito che dovrà ospitare i rifiuti più pericolosi prodotti dall’uomo? La realizzazione regolare di un pollaio segue norme più stringenti e forse chi ha redatto questi documenti ha perso di vista alcuni aspetti sostanziali della propria missione, quali la sicurezza, la salute e soprattutto l’etica.

In questo documento è evidente che le necessità burocratiche hanno surclassato l’etica. Un’altra domanda che ci siamo posti è stata questa, come è possibile che dalla costruzione della prima centrale nucleare ad oggi non è stata avviata una procedura sicura per l’individuazione del sito e la realizzazione del deposito? La risposta c’è ed è semplicissima, esiste una procedura, redatta da Sogin, più circostanziata e sicuramente più corretta, in termini di sicurezza, rispetto a quella attuale, è stata pubblicata in passato ed è lo “STUDIO PER LA LOCALIZZAZIONE DI UN SITO PER IL DEPOSITO NAZIONALE CENTRALIZZATO DEI RIFIUTI RADIOATTIVI” il quale stabilisce che i rifiuti nucleari vanno messi in deposi geologici di profondità, con caratteristiche specifiche fortemente vincolanti.

I siti adatti sono depositi profondi di salgemma, granito e argilla e i motivi per cui sono stati indicati sono facilmente comprensibili. Mentre le centrali nucleari devono essere costruite per forza vicino all’acqua, perché ne hanno bisogno di grandissime quantità per poter funzionare e per questioni di 'sicurezza', (è evidente a tutti cosa sta drammaticamente succedendo in questi giorni nelle acque vicine a Fukushima) le scorie, invece, devono esserelontanissime dall’acqua perché, oltre ad essere pericolose per la loro radioattività, sono estremamente tossiche. Se un rifiuto nucleare entrasse in contatto con l’acqua le conseguenze sarebbero disastrose. La presenza di un deposito geologico di salgemma è un indicatore formidabile di assenza d’acqua. Essendo un minerale idrosolubile dove esso è presente c’è assenza di acque.

Ora alla luce di questi fatti, documentati da SOGIN stessa, ci domandiamo che cosa è successo da allora? Abbiamo scoperto che le si può trattare superficialmente senza correre grandi rischi? Oppure abbiamo fretta e dobbiamo trovare una soluzione indipendentemente dalle potenziali conseguenze sul Territorio che le ospiterà e sui cittadini che lo abitano?

Purtroppo, dall’analisi dei dati si avverte un grande senso di smarrimento che è evidentemente l’unico spiacevole motivo della superficialità con cui vengono proposte la Cnapi e il Deposito Nazionale.

È per questo che chiediamo a gran voce serietà, chiarezza e sicurezza perché già dalle premesse tutti questi principi evidentemente mancano. È evidente che ancora scontiamo errori del passato commessi dai nostri padri ed è giusto che, come figli, per una sorta di solidarietà intergenerazionale, abbiamo il dovere di risolvere i problemi di chi, forse in buona fede, ci ha preceduti.

Non è giusto, però, sommare gli errori.

È chiaro che quello che si vorrà realizzare è un vero e proprio impianto nucleare, che avrà una vita sicuramente più lunga rispetto a quella delle centrali nucleari che lo hanno preceduto e sarà in servizio per gli anni che serviranno a trovare il leggendario deposito geologico sovranazionale, di cui, ad aggi ancora non esiste traccia nemmeno nelle intenzioni di chi è preposto a cercarlo.

Questa soluzione non risolve affatto il problema, lo sposta nel tempo e nello spazio. Significa puliredelle aree nuclearizzate per sporcarne 'temporaneamente' una senza come quando si nasconde la spazzatura sotto il tappeto.

Abbiamo il diritto che venga fatta chiarezza sulla reale entità del deposito e che vengano predisposti tutti i criteri di sicurezza necessari ad ospitare un vero e proprio impianto nucleare che di fatto condizionerà un’area estesissima di territorio italiano.

Adesso facciamo riferimento ad alcune parole dette dall’ Ing. Fontani, Amministratore Delegato di Sogin, in Commissione Ambiente Attività produttive riunite. In quell’occasione l’Ingegnere affermò che a seguito della consultazione pubblica le aree potenzialmente idonee potrebbero essere ridimensionate nella superficie.

Questo significa che una volta valutate le osservazioni potrebbero essere decurtate dalle macroaree, indicate nella Cnapi, delle porzioni di territorio fino ad arrivare ad ottenere lo spazio necessario per la realizzazione del deposito? Anche su questo tema va fatta chiarezza subito, non è possibile condurre la partita in questo modo. Le osservazioni devono avere validità sulle intere aree indicate dalla Cnapi, altrimenti siamo legittimati a considerare questa procedura e tutto il dibattito pubblico alla stregua di un inganno.

È ingiusto scaricare le responsabilità di ritardi, incapacità e timori politici così superficialmentesu una popolazione e su un territorio. La soluzione va trovata con la serietà che appartiene ad una Nazione civile e le regole devono essere giuste, altrimenti risulta impossibile intavolare un dibattito pubblico.

A tal proposito è interessante vedere come sul sito del Deposito Nazionale vengano pubblicizzati i depositi francesi e quello spagnolo, definiti come impianti simili a quello proposto in Italia. In realtà nessuno di questi ospita scorie ad alta attività e sono lontani molti chilometri dai centri abitati. Nel caso del deposito spagnolo è stata seguita una procedura di individuazione differente da questa attualmente in corso in Italia. Prima sono state chieste le autocandidature ai territori e poi sono state valutati i criteri necessari ad ospitare il sito. Questa è una modalità che riteniamo più giusta e partecipativa, perché, se realizzato correttamente, il Deposito Nazionale potrà essere un’occasione di sviluppo e di rilancio per aree industrializzate in crisi e non la condanna a morte di comunità che hanno basato il loro sviluppo sull’Agricoltura di qualità, il turismo culturale e il rispetto del Territorio e che già vivono criticità ambientali niente affatto prese in considerazione.

Abbiamo deciso di pubblicare oggi questo articolo perché ricorre il trentacinquesimo anniversario del disastro alla centrale nucleare di Cernobyl e ancora, dopo tutti i tragici errori commessi in passato, continuiamo a trattare con superficialità sostanze pericolose come se fossimo dei tossicodipendenti, i quali, avendo acquisito nel tempo la presunta sicurezza nel maneggiare queste sostanze, prima o poi, per la fretta di soddisfare le proprie necessità, ci lasciano la vita.

Diciamo NO al Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi nella Tuscia perché per ospitarlo qui non esistono neanche le condizioni minime descritte nella Guida Tecnica 29, questo è ampiamente e oggettivamente provato nelle osservazioni che abbiamo consegnato a Sogin.

Diciamo soprattutto NO al deposito in nessuna delle 67 aree potenzialmente idonee perché come Italiani non soggiaceremo in nessun modo allo smarrimento burocratico e agli inganni palesemente evidenti nelle procedure di individuazione dei potenziali siti.

Consigliamo a Sogin, Ispra e Isin di iniziare da capo con criteri più trasparenti, sicuri e condivisi. Arrivati a questo punto, in cui le carte si sono quasi tutte scoperte, chiediamo, infine, quali sono le reali intenzioni sulla costruzione del deposito, perché a breve saremo costretti a smettere di costruire i ponti che fino ad oggi ci hanno portato ad un dialogo serio con le istituzioni ed iniziare a costruire muri, perché la nostra Terra, come quella di nessun altro, non merita un trattamento così superficialee poco dignitoso, frutto di una visione angusta e frammentata che tenta di risolvere un problema specifico non tenendo conto dei problemi che già ha creato e che creerà.

Con le nostre osservazioni, oggi, vi portiamo a conoscenza di come sono realmente i nostri territori, perché la conoscenza, a differenza della scienza, è lo sguardo d’insieme che solo noi che abitiamo sulle aree potenzialmente idonee possiamo avere. Abbiamo conoscenza della loro intera realtà perché grazie all’amore che abbiamo per esse, rinnovato e rinvigorito da questa minaccia, conosciamo la loro reale conformazione che non è solo geologica o sismica o legata a distanze da infrastrutture, come descrive Sogin.

Un territorio abitato da millenni è intimamente connesso all’esistenza umana.

Noi non siamo afflitti da sindromi antiscientifiche, noi conosciamo chi siamo e il luogo che abitiamo, cosa che nessuno studio della Sogin potrà mai scientificamente determinare.

Perciò vi chiediamo di condividere con noi l’impegno a difendere la nostra Terra, la nostra Vita e i nostri Investimenti da questa tremenda minaccia e a sostenere e condividere le nostre osservazioni nella consultazione pubblica".