VITERBO – Torna la Giornata del ricordo, data ufficializzata con una legge del 2004, dedicata ai martiri delle foibe, vittime celati al mondo per almeno cinquant'anni. Gran parte del merito va ai Comitati 10 febbraio, che si sono impegnati nello studio e nella ricerca storica, nel viterbesi con Silvano Olmi e Maurizio Federici sempre in prima fila. Sono quattordici gli uomini del nostro territorio, in gran parte poliziotti e militari, che hanno visto la propria fine all'interno di crepacci carsici, gettati vivi dagli slavi di Tito.
Gli appuntamenti che si svolgeranno tra Viterbo, Vetralla, ieri, Vasanello, stamani, e Tarquinia, dimostrano un continuo interesse e coinvolgimento di paesi e amministrazioni. E' proprio Olmi a raccontare il percorso di questa crescita: “Con tutti c'è una grande comunione di intenti, perché no ci scordiamo che si parla di morti, non ci sono strumentalizzazioni. Ogni anno veniamo nel capoluogo, per ricordare i 14 viterbesi infoibati, vittime di una pulizia etnica che proseguì dal 1943 al '47. Non solo – prosegue Olmi – a quel dramma seguì quello degli esodi, nostri concittadini che scapparono per trovarsi stranieri in patria, 350 mila persone in fuga in tempo di pace. Tra questi ricordo Stavagna, un calciatore che rifiutò la cittadinanza jugoslava, optando per Viterbo, dove militò nella Viterbese. I suoi colleghi finirono tutti nella nazionale della Iugoslavia. Tra chi non è tornato abbiamo trovato la storia di Vincenzo Quadracci, nato a Vasanello, poliziotto a Trieste, sposato e padre di due bimbi di 8 e 9 anni, che nel maggio del 1945 fu letteralmente deportato dai partigiani slavi insieme a tanti colleghi della questura. Finì in un carcere, poi un altro fino alla scomparsa, ora sappiamo in foiba nella notte tra il 24 e 25. Inutili le ricerche fatte della moglie, a cui ogni volta veniva data una scusa, compresa quella della fuga con un'altra donna, che si arrese solo di fronte alla minaccia di fare la stessa fine. Ora Vasanello lo omaggia con un cippo che ricordi il suo sacrificio, e sarà presente quella che poi sarebbe diventata la nuora, ormai vedova. Dopo il monumento viterbese a Valle Faul, Vasanello è il secondo paese che tiene viva ufficialmente la memoria”.
Un risultato frutto anche della ricerca storica, come sottolineato da Federici: “Una soddisfazione per il nostro lavoro, anni fa non si sapeva nemmeno cosa fossero le foibe, ma le storie da raccontare sono ancora tante, quelle vittime non riconosciute, come un centinaio di bambini morti giocando in mare, per un'esplosione, dichiarata spontanea, di munizioni, e di tanti uomini gettati in alto mare con lo stesso sistema delle foibe. Anni fa qualcuno negava la morte di Celestini, in concittadino a cui è dedicato il monumento a Valle Faul, oggi non sappiamo ancora quante siano le vittime, se cinque, sette o diecimila, ma sappiamo che ci sono state ed è stato squarciato un velo”.
La conferenza è stata ospitata nella sala consiliare viterbese, gesto apprezzato da Olmi che ha più volte ringraziato il sindaco Michelini e il presidente del consiglio comunale Ciorba con la continua collaborazione e disponibilità.
“Siamo noi che ringraziamo Silvano e Maurizio per il lavoro svolto – ha sottolineato Ciorba – sempre con onestà intellettuale. Grazie alla legge del 2004 che ha istituzionalizzato la memoria negata per tanti anni. Li sostengo ogni anno come italiano e come cittadino, per ricordare tanti martiri”.
Il sindaco di Vasanello, Porri, ha ricordato l'impegno per il cippo dedicato a Quadracci: “Da anni volevamo fare qualcosa in suo ricordo. Abbiamo fatto ricerche con le amministrazioni friulane e la polizia per dare senso ufficiale. In paese abbiamo ancora i nipoti del fratello, che hanno qualche ricordo, e anche una maestra, figlia di un suo amico. Il cippo è in travertino, scolpito da un nostro maestro, e sarà dedicato a tutti i caduti in divisa”.
Anche per il sindaco di Viterbo: “Questo è un tassello in più nella ricerca della verità, grazie a chi porta avanti il lavoro per accendere un faro su una storia rimasta per troppo anni sopita. Un atto di nobiltà verso il passato – ha sottolineato Michelini -. Penso che sia giusto il vostro impegno nelle scuole, perché i ragazzi sappiano che tutto nacque con un pregiudizio verso gli italiani, poi diventato odio e martirio. Questo accadde nel totale silenzio, va sempre ricordato”.
“Il mondo era diviso in due, da un lato chi scappava veniva considerato fascista – ha concluso Olmi – dall'altro chi rimaneva era visto come collaborazionista dei comunisti di Tito. Come Comitato 10 febbraio abbiamo parlato con molti slavi, che nel tempo hanno vissuto cambiamenti continui di nazionalità, guerre civili e religiose”.

Dopo la cerimonia di Vetralla e quella di Vasanello, l'appuntamento viterbese è per domenica 11 febbraio 2018 alle 10.30 in piazza Verdi, dove insieme alle associazioni combattentistiche partirà il corteo lungo via Marconi, per scendere a Valle Faul, dove sarà deposta la corona in memoria di Celestini e di tutti i caduti nelle foibe.
Teresa Pierini
