VITERBO - Sono passati davvero 30 giorni? Ma soprattutto, è vero che Andrea non è più con noi? Ad un mese dalla scomparsa del collega e amico Andrea Arena, la serata organizzata dalla sua amata Alessandra in collaborazione con la famiglia ha riportato "sulla terra" pensieri e parole. E al di là di qualche momento di commozione, siamo certi che Andrea l'avrebbe gradita, si sarebbe seduto in una poltrona laterale e si sarebbe divertito a prendere in giro chi parlava sul palco, e che tentava, con scarsi risultati, di tenere a freno le lacrime.
Tre ore di racconti, musiche, risate e tante immagini per raccontare chi era quell'orso speciale, dalla penna geniale, dall'intelligenza sopraffina, dalle passioni da vivere di pancia, come il calcio, la Viterbese, il rock di Vasco e dei Rolling, la birra e soprattutto la sua Lazio.

Inutile riportare gli interventi, perché andavano vissuti, ascoltati, condivisi, e per una volta la cronaca si deve fermare a vantaggio di chi ha scelto di esserci, per Andrea, per provare a ridere, ricordando infinite ore, giorni, mesi, ed anche anni, condivisi dentro una redazione, nelle serate tra amici di sempre, in macchina verso lo stadio, in trasferta per una vacanza di quelle folli.

Un viaggio scritto nel palinsesto della sua vita, portata sul palco da Giorgio Renzetti e con le testimonianze degli amici d'infanzia, dei colleghi del Messaggero, del primo contratto con La nuova voce di Viterbo, la naturale prosecuzione nel Nuovo corriere Viterbese, il dramma della chiusura e la ripresa a ViterboNews24 prima, e al Messaggero poi. Tutto con le note di un altro amico, Federico Meli, dei Giorni Anomali.

Tra i tanti racconti rimane impresso quello di Nuccio Chiossi, professore di ginnastica al Buratti, il liceo dove è nato il giornalista che era in lui, che da quindicenne impazzava tra gli studenti per le pagelle dedicate ai tornei di calcetto. Un gioco che ha segnato l'ironia e le idee meravigliose che ha donato ai lettori in una ventina d'anni di carriera.
E poi storie di vita, di voglia di divertirsi, di sfondare il mondo, trascinando chiunque perché era impossibile dirgli di no.

Una serata vissuta a tinte bianco-azzurre, quelle della Lazio, amore e passione di una vita, che non può tradire quando c'è un legame "Irriducibile", che emoziona nelle serate di tifo vero, vissuto "Di padre in figlio". Bianco e azzurro, come i palloncini che adornavano il palco del teatro e che poi sono scivolati via dalle mani di chi gli vorrà per sempre bene, su a raggiungere il cielo, dove lui sicuro rideva, con una birra in mano... dicendo "Ma che stanno a fa'?"
Teresa Pierini
