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Tre affreschi recuperati accendono una luce sulla scarsa attenzione per i beni culturali

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VITERBO -Tre strappi di affreschi riportano in vita la Chiesa di Santa Maria in Volturno, distrutta nel dopoguerra, e sollevano l'annoso problema della valorizzazione e promozione dei beni culturali cittadini, dettaglio non trascurabile sottolineato dal dottor Giannino Tiziani: "Lavorare su Viterbo è sempre fonte di soddisfazione e sorpresa, specie per il contrasto tra l'enorme patrimonio e la scarsa organizzazione ed offerta. Mi auguro che la città impari ad organizzarsi".

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L'occasione è stata la presentazione del restauro finanziato dalla Soprintendenza di tre affreschi staccati dal coro del convento femminile della chiesa, demolita negli anni '50 per realizzare un complesso di case popolari a San Faustino, e lasciati all'incuria per una cinquantina d'anni, come spiegato dall'ing. Santino Tosini: "Questi tre strappi sono stati ritrovati insieme a tante altre opere durante il restauro della torretta del Palazzo Papale. Ringrazio la Soprintendenza per il restauro".

Il vescovo Fumagalli ha sottolineato il valore storico e culturale delle stesse: "Queste opere sono testimonianza e gratitudine per il nostro passato e la tradizione. La torretta era custode di tanti tesori, purtroppo sotto l'incuria dei piccioni. In questo caso abbiamo salvato tutto, ma la mia paura riguarda le tante opere nelle parrocchie. È nostro dovere conservare e tramandare. Spero che la Soprintendenza possa sostenerci sempre per il bene della città". Parole condivise con il sindaco Arena: "E' nostro dovere recuperare questi tesori e darne godimento ai visitatori. Speriamo di concordarci con tutti i Comuni della provincia e fare sinergia per queste bellezze".

La Soprintendente, architetto Margherita Eichberg, ha ringraziato la città, amministratori e Curia, padrona di casa: "Oggi parliamo di opere disperse, una brutta abitudine che era la prassi nel dopoguerra. Queste opere sono molto interessanti dal punto di vista iconografico e ci danno occasione di parlare di tesori viterbesi importantissimi. La città è depositaria di un patrimonio enorme, in perfetta posizione culturale tra Roma e Siena. Mi piace ricordare l'importanza di questo museo (Colle del duomo, gestito da Archeoares, ndr) e il lavoro che fornisce".

Padre Mario Mattei ha poi rappresentato gli Agostiniani, facendo una piccola storia della loro presenza a Viterbo, già dal 1200, diventata stabile nel 1500 con l'acquisto del terreno su cui è stato realizzato il convento e la chiesa della Trinità. "La chiesa di Santa Maria in Volturno è stata demolita nel 1948 e tutto l'utilizzabile è stato dato in giro, sia nelle chiese che in qualche residenza privata, dove ancora è presente uno dei pozzi del chiostro. Queste opere ci permettono una maggiore conoscenza di Sant'Agostino, partendo da una delle sue visioni, quella dedicata alla buca in riva al mare, così piccola ma in grado di riempirsi d'acqua, come deve fare il nostro cuore verso Dio".

Tiziani, ormai ex funzionario appena andato in pensione, oltre ad aver lanciato l'allarme sui beni culturali cittadini, ha analizzato la qualità delle opere, che a prima vista sembravano tempere di poco valore, che tendono a deperire. Dopo i primi interventi è subito affiorata l'incisione classica degli affreschi: dietro è presente la scritta 'Stacco R. Giusti 1953' Abbiamo scoperto che era un costruttore che demolì la chiesa. Resta da attribuirli, e secondo me va escluso che siano di Angelo Pucciati, pittore purista che nulla ha a che fare con queste opere e il loro stile. Gli affreschi hanno sofferto nel tempo e ci sono interventi sommari del 1950. E' però chiaro che alcune figure portano alla scuola cortonesca, che a Viterbo aveva come autore Romanelli, suo potrebbe essere almeno il cartone mentre a Filippo Caparozzi potrebbe essere attribuita gran parte della realizzazione".

C'è molto da comprendere su queste opere e padre Mario ha ricordato come l'archivio del convento femminile sia raccolto a Foligno, uno studio futuro potrebbe chiarire la storia e dare maggiore rilevanza ai cinque mesi di lavoro compiuti dai restauratori, che hanno dovuto integrare colori e struttura, in alcune parti anche tagliata.

Le opere saranno esposte fino a fine gennaio 2019 nella Sala Gualtiero a Palazzo dei Papi, con ingresso grauito per i residenti viterbesi. Occasione da non perdere per ammirare la sala, oltre quella del Conclave, e conoscere un pezzo di storia cittadina andata distrutta nel dopoguerra.

Teresa Pierini