ROMA - Che Dino Zoff fosse un campione lo dice la carriera, che sia un uomo dal cuore d'oro il suo modo di fare da friulano schivo, ma giovedì è stato disegnato un vero e proprio ritratto da sant'uomo, con qualche sprazzo di assoluta simpatia, con le sue irresistibili battute, e qualche ricordo comunque pungente.
Il luogo il salone delle feste del Coni, l'occasione l'uscita del nuovo volume enciclopedico della collana I grandi libri di Lazialità, dal titolo "Dino e la sua Lazio. La carriera biancoceleste del Mito", è realizzato da Emanuele Foglia, come naturale prosecuzione del volume dedicato a Pulici, e contiene una serie infinita di ricordi e racconti, tra cui quello di Mario Pennacchia, giornalista e storico addetto stampa della Lazio, e Furio Focolari. Un pomeriggio a tinte biancocelesti organizzato dal giornalista Guido De Angelis dove nessuno è voluto mancare.

La Lazio di ieri, con Wilson, Giordano e Oddi, quella di oggi, con il mister Inzaghi accompagnato da Tare, Peruzzi e dal capo ufficio stampa De Martino. Quella intermedia, la "sua" Lazio, vissuta come allenatore prima e presidente poi, con Marchegiani, Negro, Gregucci e i saluti attraverso video messaggi di Ridley, Crespo, Casiraghi, Signori, Pancaro e Bergodi.Con loro giornalisti, personaggi pubblici e altri sportivi, partendo dal collega campione del mondo Tardelli, Pietrangeli, Melli, Lucarelli, Focolari, Anna Falchi con il compagno Ruggieri, ed Enrico Montesano. Presente ovviamente il padrone di casa, il presidente Malagò, che per primo ha sottolineato l'onore di celebrare Zoff, che stima non solo come sportivo ma anche come uomo.


Tutti hanno portato esempi ed aneddoti sulla sua enorme bontà d'animo, tanto da farlo sbottare e chiedere di non parlare più di lui. Ma la giornata era tutta per lui e gli ospiti erano li per lui, una trappola senza uscita. Grande uomo, grande educazione, di cui traccia una sintetica biografia Montesano: "Dino è insegnamento, calma, educazione, non andare mai sopra le righe" seguito a ruota da tutti che lo descrivono com un campione dall'umiltà da cui si può solo imparare, un carisma straordinario, impossibile da contestare, un refrain continuo, suffragato anche da qualche esempio. Come il caos sui palloni dello sponsor che la squadra non voleva proprio digerire, come conferma Marchegiani: "Vero, e il primo a buttarli in tribuna era Sinisa. Quando arrivò il mister ad allenarci entrò con la sacca in spalla dei palloni dello sponsor, disse "Ragazzi questi sono i palloni e ci si gioca'. Polemica finita". Forte quando serviva ma sempre vicino alla squadra, come precisa Gregucci: "Ricordo una partita difficile, in molti chiedevamo il cambio, ma lui tirò dritto per la sua strada e vincemmo. Negli spogliatoi ci disse: La prossima volta vi cambio, si, ma tutti!". Riuscì a tenere a bada anche un "frizzante" come Gazza, l'unico che ascoltava, anche se a modo suo.


Tardelli ricorda i suoi esordi juventini, quando, preso di mira dai "senatori", passò brutti momenti: "Sono permaloso e me la prendevo, lui mi chiamò e disse che era il loro modo di accoglierci".


Capitolo nazionale, partendo da giocatore, dalla brutta contestazione del '78, quando si prese la croce della critica che lo trovava troppo vecchio per stare ancora in campo e quell'82, iniziato tra critiche feroci, arrivate fino al silenzio stampa che di nuovo si caricò sulle spalle affrontando i cronisti, e sappiamo poi come finì, con la coppa alzata al cielo da Dino e il ritorno sull'areo con il presidente Pertini, impegnato a giocare a carte con "quel cagnaccio". Una nazionale che allenò, provando a portare Peruzzi agli Europei: "Ricordo che mi chiamò offrendomi il ruolo di terzo portiere - confessa Angelo - e rifiutai, non lo trovavo giusto. L'anno dopo venne ad allenare la Lazio e mi insultò appena mi vide, Buffon si fece male e avrei avuto la mia chances".


Quell'anno esordì invece Simone Inzaghi in nazionale: "Lo ricorderò per tutta la vita - precisa il mister di oggi - Poi mi allenò alla Lazio e tuttora ho sempre presenti i suoi insegnamenti. Ha sempre una buona parola per tutti, io avevo davanti gente come Crespo e Salas.. era difficile trovare spazio" battuta a cui risponde subito Zoff: "Vero, ma poi dopo un recupero di 11 punti sulla Roma, al possibile -2 Crespo riuscì a sbagliare tutti i gol possibili".
E ancora sulla Lazio di oggi: "Capita che perda qualche incontro - prosegue Dino - ma quando fa la Lazio non c'è partita per nessuno. Basta vederla giocare per capirlo, mentre io non capisco perché si perde, quando sei padrone assoluto non dovrebbe avvenire" un commento che rimette in campo subito Inzaghi che risponde: "Me lo chiedo pure io! All'inizio non venivano risultati ma ho detto ai ragazzi di continuare a credere nel lavoro. Ora abbiamo una bella sfilza di successi e adesso ci giochiamo una partita impegnativa con la Juve".

Un amarcord continuo, con il testimone passato da un protagonista all'altro, fino al momento clou, il premio Lazialità, meritatissimo, voluto da Guido De Angelis, che commenta "Ti porto nel cuore, hai fatto diventare Lazialità l'organo ufficiale, premiando i nostri sforzi" parole sincere, che accompagnano la consegna del trofeo da parte di Anna Falchi, madrina biancocelste, che impertinente trova il coraggio di chiedere per chi tiferà sabato, "È facile, siamo tra laziali... la Lazio".

Chiude. Zoff, alla grande, chiedendo ai presenti: "Non vi siete addormentati mentre parlavo?"
Impossibile, due ore volate ascoltando racconti di cuore, passione, sport, sudore e un amore infinito per la prima squadra della Capitale.
Teresa Pierini
