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L'addio ad Ennio Morricone: colonna sonora delle vite di tanti, anche nella Tuscia

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VITERBO - Anche la Tuscia piange la scomparsa di un grande della musica: Ennio Morricone ha lasciato questa terra, a 91 anni, dopo una lunga vita interamente dedicata alla nobile arte della composizione e dell'arrangiamento.

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Colonna sonora della vita di ciascuno di noi, come tranfert delle sue indimenticabili note che hanno dato un senso ad un'infinità di pellicole, è stato anche un amico di questo territorio.

Tantissimi gli episodi, e ne ricordiamo tre.

Il primo la cittadinanza onoraria ricevuta a Caprarola dal sindaco Stelliferi, con cui ha poi assistito ad un concerto del figlio. La seconda il legame forte con Civita di Bagnoregio (leggi anche qui il ricordo di Francesco Bigiotti) per cui firmò senza esitare l'appello per la sua salvezza, magari incantato dall'amico Giuseppe Tornatore che passa le sue giornate di riposo nel borgo sospeso. E infine un concerto a lui dedicato, nell'ambito della stagione universitaria diretta da Franco Carlo Ricci, nel dicembre 2013, appuntamento a cui mancò di persona, inviando una dolcissima lettera in cui si dispiaceva per l'assenza ma un problema di salute dell'amata moglie Maria lo teneva lontano da Viterbo. Un momento di grande emozione per tutti, ma anche di delusione per la sua assenza.

Da questa mattina si moltiplicano i ricordi del maestro, tra chi lo ha incontrato e conosciuto, o chi ha avuto i complimenti per il suo stile musicale, come Michele Villetti per il suo "Masileyo, soundtracks for a real life".

Tra i tanti racconti ne abbiamo scelto uno, quello di Franceco Micocci, perché ne mostra il lato più innocente, quello del giovane compositore che fatica a trovare la sua strada. Queste le parole: "Il maestro premio Oscar Ennio Morricone ha raggiunto mio papà Vincenzo nei Giardini dell'Eden...papà, quando era direttore artistico della Rca, tra il 1957 e il 1960, lo fece lavorare per primo, facendogli fare gli arrangiamenti delle canzoni di Vianello, Fidenco, Meccia e Modugno perché il giovane Ennio aveva bisogno di lavorare... Me lo ricordo che io ero un bambino e veniva preoccupato nella nostra casa a viale Liegi a Roma, anche la domenica, prima di andare allo stadio a vedere la sua Roma, e parlavano di che tipo di arrangiamento poteva essere giusto per una canzone piuttosto che per un'altra. Lui nasceva come trombettista e quando componeva, come vidi una volta che andai a casa sua dietro piazza Venezia, e me lo confermò lui stesso, anche per le colonne sonore, suonava il pianoforte con due dita. E' stato un Genio internazionale della Musica internazionale, che ci ha accompagnato e fatto sognare ed emozionare in questi ultimi 70 anni e che rimarrà per sempre".

Chiudiamo questo breve ricordo con l'ironia che lui stesso ha scelto per il suo ultimo saluto, un messaggio consegnato al legale di famiglia che sarebbe stato pubblicato dopo la sua morte, messaggio in cui chiede un funerale privato, particolare che non ci permette di salutarlo come avremmo voluto noi, ma sicuramente corrisponde a quello che avrebbe voluto lui.

“Ennio Morricone è morto. Lo annuncio così a tutti gli amici che mi sono stati sempre vicino e anche a quelli un po’ lontani che saluto con grande affetto. Impossibile nominarli tutti. Ma un ricordo particolare è per Peppuccio e Roberta, amici fraterni molto presenti in questi ultimi anni della nostra vita. C’è una sola ragione che mi spinge a salutare tutti così e ad avere un funerale in forma privata: non voglio disturbare.

Saluto con tanto affetto Ines, Laura, Sara, Enzo e Norbert - si conclude così il messaggio scritto di suo pugno dallo stesso compositore - per aver condiviso con me e la mia famiglia gran parte della mia vita. Voglio ricordare con amore le mie sorelle Adriana, Maria, Franca e i loro cari e far sapere loro quanto gli ho voluto bene. Un saluto pieno, intenso e profondo ai miei figli Marco, Alessandra, Andrea, Giovanni, mia nuora Monica, e ai miei nipoti Francesca , Valentina, Francesco e Luca. Spero che comprendano quanto li ho amati. Per ultima Maria (ma non ultima). A lei rinnovo l’amore straordinario che ci ha tenuto insieme e che mi dispiace abbandonare. A Lei il più doloroso addio”.

Teresa Pierini