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La storia del nostro amico Alessio: la sua battaglia contro la stupidità diventa un caso nazionale

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MANTOVA - Raccontiamo una storia di un ragazzo lombardo, appassionato di musica, che abbiamo conosciuto come "Jakers", fan dei Dear Jack, amico dei ragazzi e di molti sotenitori, presente qualche anno fa al concerto di Soriano nel Cimino. Raccontiamo di Alessio perché nel giro di pochi giorni quello che era uno sfogo social sta diventano notizia nazionale, e riteniamo giusto stargli vicino.

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Alessio Madella, 23 anni, innamorato della vita e della musica, sempre sorridente, almeno in apparenza. Dentro di lui una tempesta che lo ha visto lottare per anni contro un fisico in cui si riconosceva, affrontando la battaglia contro l'obesità in modo esemplare. Un dolore che oggi lo fa guardare indietro e ricordare quando veniva deriso, insultato, emarginato.

Per questo oggi, felicemente innamorato del suo Mattia, non ha paura di affrontare il mondo e la stupidità. Ha parlato con coraggio in famiglia della sua omossualità e si è incamminato sulla strada della vita. Almeno fino a quando non ha incrociato una fantomatica avvocatessa mantovana che, piccata su un post su FB, ha deciso di usare le maniere pesanti, pesantissime, accusando pubblicamente Alessio di ogni tipo di nefandezza.

Tutto nasce dal ruolo che sta svolgendo in questo anno, il servizio civile come educatore, responsablità congelata in fase di lockdown e ora riassunta al Crest comunale, dove i genitori tornati al lavoro lasciano i propri figli. Un lavoro che appassiona Alessio da tempo, con soddisfazione e attestati di stima da parte di famiglie e docenti.

Per questa avvocatessa lui non dovrebbe "lavorare a contatto coi minori, perché l’omosessualità è un disturbo psichiatrico", un pensiero che ha espresso pubblicamente, insieme ad insulti ed accuse, con delle storie sui social, associando la foto di Alessio insieme a Mattia, che è stato tirato dentro in modo ancor più innocente.

La notizia è cresicuta a dismisura, e dagli articoli locali è passata ai riconoscimenti e alla solidarietà di personaggi nazionali, come Luxuria, e le prime interviste radio, tra qui Radio Bruno, questa mattina. Probabilmente se ne parlerà ancora, perché in tanti si sono schierati, come le colleghe avvocatesse di Mantova e lo stesso ordine che ha preso posizone e annuncia provvedimenti.

"Non cercavo questo clamore ma se serve a parlare della questione ben venga - confessa Alessio - perché nel 2020 non è concepibile che si insulti così una persona, specie se fatto da un'avvocatessa che dovrebbere difendere i diritti dei più deboli. Per questo, per tutelare la mia immagine, sto provvedendo a seguire tutte le vie legali possibili, perché non può passare inosservato quanto ha fatto".

Alessio sta ricevendo attestati di stima e solidarietà da chiunque. Il nostro, mio consiglio è di continuare questa battaglia puntando sempre sul concetto di normalità, quella di ognuno di noi, etero od omosessuali, lontano da quello della "community" che nasce fin da subito come distinzione. Come per le assurde quote rosa, che sembrano più una riserva speciale recintata e gestita da uomini, quello di cui la società ha bisogno è normalità, per ciascun stile di vita, senza condanne e giudizi. E' solo la libera accettazione dell'altro che permette di avanzare e crescere.

E auguri a te Alessio, ti abbiamo visto vincere altre battaglie, questa, dove non sei certo solo, sarà una vittoria.

Teresa Pierini