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La testimonianza di Laura Allegrini: "Dieci minuti prima ero al porto di Beirut"

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BEIRUT - L'avevamo conosciuta e raccontata qualche mese fa, dal suo ritiro diventato casa in Libano. Laura Allegrini, cantante, regista ed attrice viterbese era a Beirut per lavoro e il lockdown l'aveva trattenuta li (leggi qui l'intervista dello scorso maggio).

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Una sofferenza per il suo Paese lontano ma anche un amore infinito per quella che ormai considera la sua seconda Patria.

Ieri la musica delle sue giornate è stata interrotta da un boato, un'esplosione a catena che ha lasciato interdetto il mondo, che è caduto di nuovo nella disperazione. Più di cento morti, migliaia di feriti, l'ennesima strage di innocenti. Sentiamo la sua testimonianza, in prima persona.

Dove si trovava esattamente in quel momento?

"Poco prima dello scoppio, solo 10 minuti prima sono passata davanti il porto, venendo da un posto di mare e andando verso un negozio. Sto terminando la mia esperienza qui, giorni fa stavo organizzando il ritorno in casa, cercando di capire cosa accade con la quarantena. L'idea era di tornare presto e per questo stavo comprando qualcosa da portare in Italia. Ora, dopo questo duro colpo, è tutto da rivedere, anche se confido sempre".

Cosa ha sentito dal negozio?

"Son passata poco prima, ero in un negozio poco distante e ho sentito un boato spaventoso. Sotto i piedi un grande tremore, sembrava un terremoto e cercavo di uscire per salvarmi ma gli altri dicevano no, bomb, bomb, sia in inglese che arabo. Hanno capito subito. Ho guardato  fuori, mi è rimasto impresso il cielo, una serie di striature di ogni colore, rosa, fuxia, giallo, arancione, una condizione stranissima.
Non potevo immaginare che fosse al porto, che consideravo lontano da lì, mentre il boato è stato di un'entità spaventosa. Mi sono resa conto di tutto dai video, ammetto di essere andata in una chiesetta, qui vicino casa, ad accendere un cero, una preghiera per essere stata miracolata un'altra volta. E' davvero triste, una disperazione che si somma alla situazione già difficile del Libano".

Era la prima volta che viveva una situazione del genere?

"Ho vissuto anni a Roma, visto episodi particolari, poi Parigi, Londra, mai ho subito una cosa così devastante, appensantita da un periodo incredibile come questo del covid, del lockdown, e prima mesi e mesi di rivoluzione, con la gente ancora in strada. Momenti moralmente difficili ma nulla mi fa pensare di lasciare questo luogo, sono sempre più convinta che, oltre l'Italia, questa è la mia terra".

Che reazione ha visto tra le persone vicino a lei?

"Le persone vicine a me erano colpite, ma la più spaventata ero io, gli altri sembravano più rassegnati da eventi che sembrano non troppo diversi dagli anni di guerra che stanno vivendo da tempo. Guardavano fuori, facevano foto ma poco dopo tutti hanno rirpeso la propria vita. La situazione è stata subito individuata come un'esplosione, bomba o altro: il popolo qui è esausto, molti negozi hanno chiuso, specie i locali ricreativi, che stanno davvero faticando a rialzare la testa, anche perché non ci sono turisti".

Il risveglio odierno, cosa è cambiato dopo tutto questo?

"Il risveglio è stato strano, ho dormito poco, massimo due ore, restando lucida tutta la notte. Ho riflettuto su quello che era successo, ho sentito molto il peso di un amico a cui ho chiesto di accompagnarmi, mettendolo senza saperlo, in pericolo. Non dico senso di colpa, ma di certo stava portando me in quel negozio e ci siamo trovati praticamente ad un isolato dalla tragedia. Il fumo è arrivato subito da noi, nonostante la distanza. La notte è servita a questo, a riflettere, rendendomi conto che un'altra cosa stava mettendo in ginocchio il Libano. Però c'è un lato positivo, tanta gente sta guardando a noi, a questo dramma, e si sta creando una rete di solidarietà. Tutti si stanno organizzando, ogni confessione religiosa, senza distinzione, sta aiutando chi ha bisogno, specie gli sfollati. I libanesi non si perdono mai d'animo: se c'è una cosa che impari qui in Libano è proprio la resilienza, sono talmente abituati a ricominciare da capo che trasmettono questa forza a chiunque. In italia mi dicevano che sono una donna forte, qui ho avuto la conferma, anche questo dramma non mi ha portato a pensare di lasciare il Libano".

Come vede il domani?

"Se mi sarà data la possibilità di restare resterò, certo tutti i progetti che stavano rinascendo non sappiamo che fine faranno, ma io voglio stare qui. In meno di un anno ho vissuto come se fossero 40. Oggi sono serena e convinta: le persone si sono attivate per aiutare e tutelare gli altri, i più deboli. Ho capito subito che sarebbero stati tanti i decessi, si è visto subito, se davvero sono 100 persone, o pochi in più è un miracolo (come mostra la foto a seguire, pubblicata da Avvenire).

Le case sono distrutte, tantissime case, ma il Libano saprà reagire, come sempre".

Teresa Pierini