BEIRUT - Un boato, il rumore del vetro in frantumi dalla stanza vicina e l'immediata sensazione che sia successo qualcosa di grave. Era in cucina Luciano Bosco, ufficiale italiano in pensione, che del Libano ha fatto la sua patria, sposando una dottoressa e creandosi la sua nuova vita.
Una fortuna aver scelto la stanza giusta, senza saperlo, perché la vita è così. Luciano racconta ai lettori de latuaetruria questa ennesima esperienza.
Come ha vissuto il momento dell'esplosione?
Sono appena passate le 18, sto comodamente seduto sul divano in soggiorno al fresco e mi guardo un programma alla television italiana e mia moglie rientra a casa dopo una camminata di oltre un chilometro dalla clinica dove lavora . Io mi alzo e mi sposto in cucina per terminare la preparazione del pranzo-cena che avevo predisposto. Lei si avvicina per chiedermi cosa ci sia di buono, neanche il tempo di risponderle e il pavimento comincia a scuotersi violentemente come se ci fosse un terremoto. Gli sportelli del ripostiglio si spalancano e un violento soffio proveniente dal soggiorno ci investe con un boato spaventoso… dura qualche secondo, ma una tale esplosione di energia non l’avevo mai provata, Mia moglie, che qui in Libano era una giovane studentessa ai tempi della Guerra civile, subito ha esclamato: 'Una bomba!!' ed entrambi abbiamo guardato istintivamente verso il soggiorno, dove un'ampia vetrata consente di vedere dal nostro ottavo piano un tratto di mare.Qello che vediamo sul pavimento, sul divano ed in ogni angolo del soggiorno ci lascia a bocca aperta: la vetrata è esplosa ed ha scagliato pezzi di vetro di ogni dimensione dappertutto.

Se solo fossimo stati in quella camera saremmo rimasti feriti e probabilmente anche in modo grave È proprio vero, quando non è la tua ora, non lo è davvero. Ero passato a Genova, sul ponte Morandi il pomeriggio precedente alla sua caduta, anche lì… non era la mia ora. Nella mia carriera di pilota di elicotteri più di una volta ho evitato in atterraggio e decollo linee elettriche per puro caso. non era anche li la mia ora".
A quel punto cosa ha fatto per capire e vagliare la gravità della situazione?
"Un'esplosione, una bomba, ma dove? E perchè ? Forse sotto il palazzo, talmente era violento lo scoppio. Mia moglie mi invita a prendere subito il borsello dove ho denaro, documenti, telefoni e cose importanti. A lei situazioni di questo genere hanno insegnato che forse se c’è una minaccia ci sarà da chiudere casa e scappare da qualche parte, senza sapere quando poter rientrare in casa. Si sentono sirene a tutto spiano e allarmi delle auto parcheggiate sulla strada sottostante, si sentono urla per le scale del palazzo. La vecchietta che vive da sola sul nostro stesso pianerottolo esce piangendo spaventata, le urla dei ragazzini dei piani sottostanti aumentano e anche adulti iniziano ad urlare: non capisco cosa dicono, ma mia moglie dice 'una bomba… una bomba al porto'. Porca miseria, il porto è a quasi 4 chilometri da qui, come è possibile? Eppure già sui cellulari si leggono le prime notizie, già scrivono di oltre 50 morti sicuri, una squadra di soccorritori arrivata immediatamente è letteralmente evaporata dalla incredibile pressione dell’onda d’urto, macchine sventrate e volate in aria come foglie secche. La descrizione dell'esplosione fa pensare ad una specie di bomba atomica, tanta è l’intensità dell’energia sviluppata".
Ha avuto modo di sentire qualche militare in servizio a Beirut?
"Proprio la mattina avevo parlato con un Maggiore italiano che aveva il compito di coordinare gli imbarchi e I movimenti da e per l’Italia del nostro contingente ONU UNIFIL che opera sul confine sud con Israele (contingente di cui ho fatto parte anche io per oltre un anno nel 2002-2003 ) e che aveva il proprio ufficio proprio vicino al porto, perchè in mattinata avrei dovuto passare nei pressi del porto e ci saremmo visti per un caffè. Era impegnato e abbiamo rimandato l’incontro . Per fortuna in serata ci siamo sentiti brevemente e ho saputo che sta bene, anche se tutto il complesso degli uffici è andato distrutto (come mostra la foto che segue pubblicata da Avvenire).

Seguo le notizie relative ai soccorsi ed agli aggiornamenti sul numero immenso di feriti , di morti e dispersi e vedo immagini e filmati che sconvolgono".
Come vede oggi il Libano, la sua seconda Patria, e il vostro futuro?
"Sono andato in pensione nel 2009 e ho sposato una dottoressa libanese che insegna in una delle Università più importanti di Beirut ed ha uno studio dove visita e cura problematiche dermatologiche, e quindi ormai da oltre dieci anni divido la mia vita tra Viterbo e Beirut, dove ho una figlia e la sua famiglia e due bellissime nipotine, e la Germania, dove ho il figlio e una bellissima nipotina. Fino ad oggi, seppure con qualche difficoltà, riuscivo a ripartire il mio tempo per stare un po’ con tutte e tre le componenti della mia vita. Oggi, dopo quello che è successo, che ha ulteriormente peggiorato in maniera significativa la situazione generale di questo Stato martoriato da oltre quarant’anni di instabilità politica e sociale e soprattutto economica. Veniamo dal default del Paese dichiarato ufficialmente a gennaio, poi il COVID 19 che ha letteralmente fatto chiudere quasi tutte le attività commerciali, lasciando il 40% della popolazione senza lavoro, in una crisi generale mai vista prima. Stiamo facendo delle valutazioni di quali siano le reali condizioni in cui mia moglie sta operando, dove il bilancio comincia ad essere dubbio e se le entrate riescono a malapena a bilanciare le spese. Chi può lascia il Libano per andare a cercare lavoro all’estero, in Germania, Francia e altri Stati e potrebbe anche essere una di queste soluzioni che ci vedrà magari tra non molto a dover prendere, seppure con comprensibile dispiacere, una decisione drastica.
Il Libano conosce fin troppo il dramma ma ha una grande forza nel rialzarsi, ha già visto reazioni?
In questi giorni così tremendi leggo sul web e sento da amici libanesi che tanta gente sta aiutando le forze governative e la Croce Rossa a portare soccorso alla popolazione, cercare i dispersi e recuperare le vittime, gente non solo libanese, ma anche di altri Paesi, gente generosa e di cuore e questo rende lo stato d’animo più sereno, specie tra i giovani. Personalmente credo sarà davvero una ripresa molto molto difficile, lunga e non scontata. Purtroppo la situazione politico-religiosa di questo Paese è da sempre molto complessa e molto ingarbugliata, con interessi da sempre messi in discussione e non sempre trattati con trasparenza, prego per questo Paese, prego per le famiglie che hanno perso i loro cari, la loro casa e spesso la loro stessa identità di persone".
Ringraziamo Luciano Bosco per queste emozionanti parole, scritte a circa 24 ore dall'immensa tragedia che ha sconvolto Beirut, con cui porta una testimonianza in prima persona, tranquillizzando tutti gli amici sulla sua salute e quella della sua famiglia, ancora sconvolti da quanto avvenuto ma uniti e pronti ad affrontare le sfide della vita.
Teresa Pierini
