ROMA - L'ultima "mandrakata" gli è venuta spontanea: Gigi Proietti se n'è andato nel giorno del suo ottantesimo compleanno, in punta di piedi, dopo un breve ricovero per problemi di cuore, che aveva mantenuto nel silenzio, salvandosi anche dai consueti "coccodrilli".
E così mentre ai Tg si sgomitavano già da ieri sera per fargli gli auguri, lui ha fatto lo scherzo più brutto della vita: il suo cuore ha abbassato il siipario senza che si siano sgambettati giornalisti sotto la sua stanza d'ospedale. Con la sua discrezione, di certo è quello che avrebbe voluto.
L'Italia piange un grandissimo mattatore, Viterbo piange un suo concittadino onorario, un viterbese d'adozione per merito della divisa da Carabinieri, l'indimenticabile Maresciallo Rocca, e del maestro Giorgio Capitani che gli aveva cucito addosso ruolo e ambiente.
Due grandi cittadini onorari, il regista diventato poi viterbese per scelta, che Viterbo dovrebbe ricordare, a tre anni di distanza dalla scomparsa del grande Giorgio, insieme a Gigi.
Legati per sempre, fu proprio Proietti a leggere la preghiera dell'artista nella chiesa in piazza del Popolo per il saluto di Roma a Capitani. Ora saranno insieme, chissà dove, a farsi qualche risata sul nostro piccolo e sofferente mondo.
Viterbo deve salutare Proietti e potrebbe farlo estendendo l'abbraccio anche a Giorgio. I protagonisti non mancano, dal Santuario della Quercia, dove Rocca sposò la sua Margherita, nella cerimonia officiata dal parroco don Angelo, attore per un giorno, al maresciallo Iannaccone che lo accompagnò nel viaggio necessario ad immergersi nella storia della Benemerita. E ancora gli attori, le comparse, i sindaci di ieri e di oggi, da Gabbianelli che volle fortemente quel set, fino a Michelini che proclamò viterbese Proietti e Arena, che rappresenta oggi tutti i cittadini. Sarebbe un omaggio gradito a tanti viterbesi, legati ad un uomo, più che un attore, che per anni non ha lesinato foto, sorrisi ed abbracci.
Magari in quel santuario, sotto gli occhi della Madonna della Quercia protrettrice della diocesi, si potrebbe celebrare una messa, ricordo di Gigi Proietti e Giorgio Capitani, uniti in un lavoro che ha dato lustro alla città.
Lanciamo questa idea, restrizioni permettendo, una cerimonia per pregare insieme e magari ascoltare qualche ricordo di chi Proietti e Capitani li ha vissuti da vicino.
Teresa Pierini
