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Giulio Marini: "Berlusconi era fantastico, non potevi prevedere nulla di quello che avrebbe fatto"

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VITERBO - "E' da stamani che sono al telefono con tanti, tutti mi chiedono di Silvio" inizia così la tefonata con Giulio Marini, ex sindaco, presidente della provincia, deputato e senatore sempre sotto la bandiera di Forza Italia.

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E' normale quindi pensare a lui, ai tanti decenni di politica insieme, molto spesso vincente, per avere qualche aneddoto, qualche racconto speciale e registrare cosa sta provando chi, insieme al presidente Berlusconi, ha fatto un lungo percorso politico e umano: "La situazione non mi ha colto di sorpresa, perché la malattia l'ho purtroppo conosciuta in famiglia e il presagio non poteva che essere di grande diffficoltà futura, anche se oggi è duro affrontare questo tragico momento" precisa Marini.

In Forza Italia era già nota la notizia della malattia?

"La notizia non era trapelata, si era tenuto tutto per sé anche per proteggere l'azienda, quotata in borsa, e preservare dal dramma che sarebbe arrivato anche in anticipo, basta ricordare quanto accaduto per Marchionne. La notizia della malattia è arrivata quando è diventata di dominio pubblico, dopo il ricovero per la polmonite".

Si aspettava che sarebbe accaduto così presto?

"No, pur temendolo dal giorno del secondo ricovero di venerdì, tanto che non ho creduto che fosse di routine, così di colpo non me lo aspettavo, è stato uno scenario imprevisto e da ore sto rispolverando ricordi ed aneddoti, come se fosse un familiare che mi attendeva a casa ed ora non c'è più".

Può racconrtarci qualcuno di questi ricordi?

"Ad esempio quando girai con lui lo spot per le elezioni provinciali del 1997. Come avrebbe fatto un padre di famiglia mi sistemò giacca, cravatta e mi consigliò di togliere un'agendina che avevo nel taschino, mi sembrava di avere davanti un familiare che mi aiutava, cercava di mettermi a mio agio prima di affrontare le telecamere, e per me non era facile. Lui era fantastico, non potevi prevedere nulla di quello che avrebbe fatto e ho solo ricordi positivi. Ha sempre cercato di essere d'aiuto per qualcuno, avrà avuto pure delle ombre nella sua vita, ma io ricordo e racconto solo quello che ho vissuto personalmente e sono solo cose belle. Una cosa è certa: da parte sua mai c'è stata un'intromissione nelle scelte fatte dalle amministrazioni, e questo è motivo di libertà".

Era molto legato anche a Viterbo vero?

"Aveva un forte legame con la città, ricordo che ad un comizio in piazza del Duomo, a Milano, non iniziò fino a quando non arrivò il gruppo da Viterbo. Appena entrammo con lo striscione iniziò a parlare dal palco. E poi come scordare la sera in cui venne per Santa Rosa, quando lo inviai da primo cittadino e lui era presidente del consiglio. Era in ritardo per cause indipendenti dalla sua volontà (il maltempo ostacolò la sua partenza da Arcore, ndr) e si creò un certo imbarazzo, perché stavo ritardando in ogni modo la partenza dei Facchini. Ad un certo punto non fu più possibile e diedi il via, sperando nella fortuna. Non potete capire l'emozione stando in piazza, dove ero con Mazzoli e Marrazzo, mentre vedevo la banda arrivare da via Roma anticipando i Facchini e da via San Lorenzo entrava l'auto con il lampeggiante. Berlusconi scese dalla macchina frastornato, con il tripudio della folla che acclamava i Facchini e salutava lui. Rimase sorpreso dalla passione dei viterbesi per la festa di Santa Rosa, restando esterefatto, a tal punto che solo due anni fa, mentre ero alla Festa delle Ortensie di Bolsena, Antonio Tajani lo chiamò al telefono per portare un saluto e me lo passò, lui ancora ricordava la gioia del popolo viterbese".

Lo ha incontrato anche altrove?

"Nel 2000 mi invità al Trofeo Berlusconi, per seguire Milan Juve. Andai con mio figlio e prima ci fece incontrare la squadra negli spogliatoi, portandoci poi alla cena con i giocatori di entrambe le squadre e le relative famiglie. Mio figlio Leonardo aveva 8 anni e ad un certo punto si addormentò sul tavolo. Lo presi in braccio, con l'idea di salutare il presidnete, lui lo prese in braccio per coccolarlo, poi prese l'orologio milanista e glielo donò. Non parlo del valore reale dell'oggetto ma di quello che disse il presidente: 'Questo è l'orologio del Milan, sopra c'è la mia firma ma è particolare, perché è l'ultimo della collezione e lo regalo a te'. Al mattino, appena sveglio, metterlo al polso fu il primo pensiero di mio figlio".

Oltre ai ricordi c'è il domani, come vede il futuro di Forza Italia?

"Ora è tutto da scrivere, perché siamo noi, figli e nipoti, che dovremo portare avanti la strada che ha tracciato Silvio in questi trent'anni. Purtroppo mancherà la sua forza comunicativa e il suo essere leader naturale. Chi ha creduto nella sua missione politica come me, e ciò che ha avuto se lo è conquistato, non può che portare avanti la missione".

Teresa Pierini