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La Camera ricorda Silvio Berlusconi: in tribuna Gianni Letta, Gasparri e un gruppo di viterbesi

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ROMA - Più di cinque minuti di applausi, fermati dall'intervento del presidente Fontana, stamani alla Camera dei Deputati per ricordare il presidente Silvio Berlusconi. Sulle tribune ospiti gli amici di sempre, primo fra tutti Gianni Letta, e un gruppo di viterbesi tra cui l'ex sindaco Arena.

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E' forte l'emozione per questo saluto, iniziato con un minuto di silenzio con quasi tutto l'emiciclo in piedi, tranne i grillini che non ritengono giusto nemmeno ricordare una persona scomparsa ma restano in aula nel tentativo, mal riuscito, di mostrarsi diversi, senza comprendere che è sbagliato non considerare la pietà e continuare lungo la via dell'odio.

Parte poi l'applauso, a cui non partecipa la sinistra tranne Enrico Letta e pochi altri. Un fragoroso saluto che sembra non interrompersi mai, rivolto dalla sala a Berlusconi sotto gli occhi del ministro e vice premier Antonio Tajani, che partecipa commosso e raccolto. Un gesto che si ferma solo quando Fontana richiama l'attenzione per dare spazio agli interventi, ricordando il segno lasciato da Berlusconi nella storia economica, industriale e politica italiana, europea e internazionale.

Inizia l'onorevole Barelli (Forza Italia) che traccia un ricordo dell'uomo, dell'imprenditore e del politico che "Lascia un vuoto incolmabile nelle nostre anime e nei nostri cuori, nelle persone che gli hanno voluto bene, che hanno creduto in lui e chi ha avuto il privilegio di averlo accanto - precisa nell'intervento, chiuso parlando del vuoto che resta - nella politica italiana e internazionale di cui Berlusconi è stato per 30 anni indiscusso protagonista".

Tommaso Foti (Fdi), dopo aver scatenato la polemica per la mancata diretta televisiva, con parole che creano mugugni tra i banchi della sinistra, ha ricordato l'assurdità della politica dell'odio, avviando l'intervento con le parole del 2006 di Berlusconi, mentre Prodi si avviava a presentare il suo governo, chiudendo con un auspicio: "Si può essere avversari ed anche nemici ma quando uno vince in tutti i campi e non si arrende merita comunque di essere apprezzato per la sua volonà di combattente che ha dimostrato in tutta la sua vita".

Molinari (Lega) ha impetuosamente ricordato la persecuzione subita da Silvio Berlusconi, osannato ai tempi in cui era solo imprenditore e diventato nemico da abbattere appena decise di scendere in campo in politica.

A sinistra il saluto di Braga (Pd) e Zaratti (Avs) con rispetto per l'uomo ma distanza nella politica, specie il secondo, poi Della Vedova che ha tracciato un ricordo del politico europeo ed europeista ed infine Mara Carfagna, in Forza Italia per anni ed ora nel Terzo polo, che lo ha ringraziato per averle insegnato tutto e permesso di avere spazio in politica, iniziando per primo a permettere a donne in gamba di avere occasioni, un comportamento poi imitato da altri leader.

Infine Tajani, come saluto finale parte dalla sua forza: "Berlusconi esaltò la dignità anche quando alcuni cercarono di umiliarlo e rispettò una sentenza che pur reputava ingiusta. Seppe stare ultimo fra gli ultimi, dimostrando una grandezza che soltanto i grandi della storia sanno dimostrare - ha sottolineato, ricordando l'importanza dei valori cristiani, a cui Berlusconi si era avvicinato sempre più negli utlimi tempi, chiudendo poi con il suo testamento politico -: il futuro dei valori in cui lui credeva e che sono stati determinanti per la nascita della coalizione del centrodestra dovranno camminare sulle gambe di chi ha creduto in lui".

In tribuna gli amici di sempre, con chi ha percorso un viaggio nella politica e non solo: Gianni Letta, Simone Baldelli, Maurizio Gasparri, Renata Polverini, molti giovani azzurri e un gruppo di viterbesi tra cui l'ex sindaco Giovanni Maria Arena. Tra i banchi in aula i deputati Battistoni (Forza Italia) e Rotelli (FdI), mentre Marta Fascina non ha presenziato. 

Per Viterbo registriamo la dichiarazione dell'onorevole Battistoni: "Berlusconi è stato un uomo che ha cambiato l'Italia, oltre che nell'urbanistica, nello sport, nello spettacolo e nella cultura. Poi sono venute le sue riforme, che hanno segnato un cambio nella politica, e non a caso dalla sua scesa in campo si è parlato di seconda Repubblica. Ricordo la sua lungimiranza con la legge obiettivo, con le opere fatte in tutta Italia, l'intuizione del ponte sullo stretto, la riforma della pubblica istruzione, ci sono tante cose nella vita politica dove ha lasciato il segno, cambiando il modo di comunicare con i cittadini. Umanamente, per chi come noi lo conosceva meglio, ricordo che metteva al centro e approcciava i problemi a seconda delle esigenze della persona".

Teresa Pierini