VITERBO - Arriva al Teatro San Leonardo l'irriverente Fuorigregge, spettacolo satirico e di denuncia, a tratti quasi eretico e sovversivo, portato in scena dal giornalista e scrittore Matteo Gracis.
Un ritorno per il "pensatore libero", che è stato già a Viterbo e lo ricorda subito nella nostra intervista, dove Matteo presenta lo spettacolo in programma lunedì 27 aprile alle 21 (biglietti disponibili qui).
Partiamo dalla nostra città, conosce Viterbo?
"Ci sono stato nel 2019 in occasione dell'uscita del mio primo libro, in Sala Regia, e ho visitato Villa Lante, un gioiello, purtroppo sconosciuto, qualcosa di magico che ho poi inserito nel mio secondo libro, 'Tutto il bene del mondo'. E' incredibile che l'Italia, in generale, non promuova quella realtà, unica e purtroppo non compresa, tutti dovrebbero rendersi conto quanto sia bella, a partire dalle scolaresche, che dovrebbero metterla come tappa obbligata".
Nel suo tour ha avuto modo di scegliere grandi città ma anche piccole realtà di provincia, con quali risultati?
"Non ci sono differenze, perché le persone si spostano e fai anche fatica ad identificare da dove vengano. Ho però trovato più sorprese nelle piccole località, magari sono più sensibili e per questo preferisco il piccolo luogo, ricordo Bomporto, con sold out e la stessa quantità di persone che erano a Milano. Mi affido all'agenzia e loro fanno le valutazioni, le prime 20 date stanno andando molto bene, e per l'autunno altrettante ne arriveranno".
Il palco teatrale sta diventano molto di moda tra scrittori, giornalisti o criminoligi. Perché la necessità di raccontarsi in un tour?
"Degli altri non dico nulla, solo che hanno fiutato la speculazione e si buttano dentro, ma non è detto che facciano le serate, non sempre vendono i biglietti. Sono sempre stato abituato a seguire il mio istinto, nel mio caso è stato un processo fisiologico, che segue da tanti incontri fatti dal vivo, che da presentazioni diventano spettacoli teatrali. Nelle piazze mi sembrava di poter dire qualsiasi cosa, ricevendo in cambio caldi applausi, magari da chi nemmeno ascoltava, cosa che ha cambiato il mio atteggiamento. Nel 2025 ho deciso di non fare incontri per tornare alla qualità dei messaggi, di confronti, vibrazioni buone, qualcosa che si può fare in un teatro, lavorando molto sull'età media del pubblico, all'inizio abbastanza alta, perché il futuro è dei giovani e voglio parlare con loro. Attraverso Tik tok e Ig ne stanno arrivando molti e sono contento".
Le sue scelte sono sempre diverse rispetto agli altri?
"Intanto i miei prezzi sono più bassi della media e come reseller ho scelto una realtà made in Italy, friulana, un player emergente, nonostante le offerte dei soliti colossi, e ovviamente sono andato controcorrente. Dopo quest'anno di tour intenso, che proseguirà fino a febbraio, sento già l'esigenza di percorrere strade non battute, perché quando tutti vanno verso una direzione io cambio. Per lo stesso motivo non ho podcast, e non ambisco alla carriera politica, nonostante la naturalezza con cui ricevo offerte, che sistematicamente rifiuto. Presto organizzerò incontri intimi, con 10/15 persone, con cene personalizzate, il primo sarà a giugno, perché mi piace l'idea di creare esperienze dove l'intimità e il contatto umano vincono, perché parlare con una persona è importate quanto parlare con mille, si tratta di instillare riflessioni, perché non mi interessa la quantità ma la qualità. Per ora andrò verso questa direzione, non escludo, tra qualche anno, di fare due date uniche da migliaia di posti, ma deve essere naturale, in linea con il mio istinto. Viviamo in una società dove ci hanno inquinato i pensieri, questo è il momento in cui va cercata l'intimità, va fatto riscoprire il poco e il lento. Oggi il lusso è isolarsi".
Proviamo a raccontare questa serata Fuorigregge...
"Il canovaccio è quello di uno spettacolo di satira e denuncia, un saliscendi dove il pubblico si arrabbia e soprattutto riflette, ride e si emoziona: l'obiettivo finale è creare dei momenti di riflessione fuori dal pensiero unico omologato. Ci sono provocazioni, passaggi che il pubblico non gradisce, perché devono riflettere. I riscontri sono positivi e alla fine viene apprezzato".
E' cosi necessario sottolineare che si rischia di essere compressi, schiacciati da una società deviata?
"E' una questione mentale, ciascuno deve capire che è padrone del proprio destino, basta essere in balia degli eventi esterni, non c'è equilibrio, la felicità della vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri, per citare Marco Aurelio. Troppe persone permettono agli eventi esterni di compromettere il proprio stato d'animo, non esiste un mondo dove vivono miliardi di persone, per me esistono 8 miliardi di mondi, siamo noi che decidiamo dove porre attenzione, sguardo, energie. Vedo un pessimismo dilagante e non lo sopporto più, per questo scelgo di andare verso un'altra direzione e nello spettacolo parlo di disobbedienza, consumo critico, fare rete: è inutile fare mille battaglie perché dobbiamo tutti trovare il nostro centro di gravità permanente. I giovani sono in balia di quello che accade, sono bandiere al vento, io voglio essere vento. Ci preoccupiamo troppo di quello che fanno gli altri, a me non interessa, se c'è chi non arriva pazienza, è la storia dell'umanità".
Chiudiamo con una provocazione che inviti a venire al San Leonardo lunedì sera...
"Spesso le persone sui social si lamentano che non si organizzano eventi al Sud, ma quando lo fai la gente non viene, così non ci si può lamentare. Anche a Viterbo è più difficile riempire il teatro rispetto ad Udine, se si vuole cultura si deve condividere e portare altre persone. Partecipate... altrimenti si fa fatica".
Un invito che Viterbo può cogliere lunedì, 27 aprile alle 21, al Teatro San Leonardo.
Teresa Pierini
