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Andrea Balestri: un bimbo vivace che sarà per sempre Pinocchio si racconta

Interviste
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VITERBO - Sono passati cinquant'anni dalla messa in onda de "Le avventure di Pinocchio" di Comencini, lo abbiamo ricordato su queste pagine (clicca qui per leggere l'articolo). Tra i protagonisti assoluti di quel set nella Tuscia (girato nei mesi precedenti) è ovviamente Andrea Balestri, il piccolo Pinocchio restato nel cuore degli spettatori, non solo quelli degli anni '70 ma anche delle generazioni future che hanno avuto modo di ammirare lo sceneggiato, ancora attuale e bellissimo.

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Un merito da condividere con "La storia di un burattino" scritta da Collodi, piena di valori e di insegnamenti di vita, e la trasposizione televisiva diretta da Comencini, che lo rende subito umano, aumentando l'impatto emotivo dei suoi messaggi. A dare maggiore incisività a quella forza vitale fu un impertinente ragazzino pisano, scelto come protagonista. Cinquant'anni dopo raccogliamo pensieri e ricordi direttamente da Andrea Balestri.

Come fu scelto per questo ruolo che la rese popolare in tutta Italia?

"Ero tra i ragazzini selezionati, arrivai a fare l'ultimo provino davanti al regista e vidi altri bimbi che aspettavano. Quando entrai da Comencini fui sfidato a tirare un martello addosso ad un quadro, mi disse che non avrei avuto coraggio. Presi il martello e lo tirai al volo, rompendolo. Lui si arrabbiò, o almeno si mostrò così a me per vedere la reazione, e mi disse che ora lo dovevo pagare perché valeva parecchio. La mia risposta fu che io non pagavo un bel nulla, perché me lo aveva chiesto lui. In quel momento avevo avuto la parte".

Avevano trovato il Pinocchio giusto, e dopo poco iniziarono le riprese. Si ricorda i set viterbesi?

"Certamente mi ricordo di Farnese, ogni tanto ci torno e mi sento sempre a casa, poi anche Tarquinia, verso il mare, non in città. Per girare eravamo di base a Roma, in hotel, dal lunedì al venerdì accompagnato dal mio babbo, e tornavo a casa per il weekend, dalla mamma e i mei fratelli. A Farnese ricordo che ho dormito in casa di Rossana, una signora che adoravo, ogni mattina mi faceva trovare il latte caldo, appena munto, con il rosso d'uovo sbattuto dentro, un ricostituente naturale. Si mangiavano tutte cose genuine, prodotte in casa, nelle campagne. Mi hanno voluto davvero bene, gli abitanti erano tutti con me, tanta gente ha fatto le comparse, anche la signora Rossana, che è nella scena del lavatoio. E' chiaro che il paese è diventato il paese di Pinocchio, per l'importanza del set. Anni fa sono anche stato a fare lo spettacolo 'Pinocchio racconta Pinocchio', ricordo una magia anche sul cielo, un velo di nubi oscurava la luna, fu davvero bello e la piazza era strapiena".

Un'esperienza incredibile condivisa con grandi del cinema italiano, come si approcciò a loro?

"Sembra strano ma non li conoscevo molto, a quel tempo si andava a nanna dopo Carosello, quindi non sapevo molto bene chi fossero Nino Manfredi o Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, fu mio padre a dirmi che erano davvero dei personaggi importanti. Davo del tu a tutti e loro furono così grandi da capire che non ero un attore, ma solo un bambino, mi volevano bene, tranne la Lollobrigida, perché con lei non ci siamo mai capiti. Tutto partì dal giorno del set fotografico per i giornali, eravamo invitati in una villa romana alle 8, io arrivai puntuale e mentre aspettavamo mi prepararono e mi fecero delle foto. Lei arrivò tardissimo e la dovemmo aspettare anche dalla preparazione in camerino. Quando uscì mi disse 'Bambino vieni a fare le foto' e mi rifiutai, avevo freddo ed ero stanco. Lei mi disse una parolaccia romana, quella sui parenti defunti, io risposi con una toscana, contro la mamma, e offesa tentò di darmi uno schiaffo. Mio padre mi difese, la scansò e cadde... Ci girammo e ce ne andammo, e presi pure uno scappellotto dal babbo come punizione, a quel punto mi girai e gli tirai un sasso, ma non la presi mica. Lei disse di si, che si era fatta male. Poi andò dal regista dicendo che ero un teppista e che doveva cambiare bambino, ma ui rispose 'Io il mio Pinocchio l'ho trovato e ce l'ho, la fata turchina non lo so'. Da quel momento si è rotto qualcosa e non fummo mai amici, in scena non riuscivo nemmeno a piangere sulla sua tomba, perché vedevo la sua foto e non riuscivo a disperarmi".

E fu un grande successo, ormai irripetibile...

"Fece ascolti fantastici, con una la media di 22 milioni di telespettatori, secondo programma più visto in italia dopo La Cittadella di Alberto Lupo. Per me è sempre un grande onore, anche se allora era un gioco, mi incuriosiva tutto quello che vedevo, giocavo e seguivo gli attrezzisti, i cameraman. Era tutto bello e nuovo".

Dove finiva Andrea e iniziava Pinocchio?

"Ero tutte e due insieme, ammetto che ero vivace, la 'mi mamma' diceva sempre che io avevo l'argento vivo addosso. Ero un bimbo, come Domenico Santoro, Lucignolo, un compagno di giochi, anche se un pochino più grande di me. Durante le pause lo andavo sempre a cercare perché era schivo, non aveva avuto una vita facile e tendeva a chiudersi. La nostra amicizia è proseguita e ci siamo ritrovati anche a 'Torino nera' di Carlo Lizzani, con Bud Spencer, dove girammo insieme. Un ragazzo splendido e io tendevo ad attaccarmi alle persone perchè lontano da casa, capivo chi mi dava affetto e lo contraccambiavo".

Quali sono i ricordi più belli di Comencini?

"Comencini è stato non solo un regista ma un padre, quando parlo di lui mi prende sempre un po' di magone. Tra i tanti ricordi non posso dimenticare quanto accaduto sul lago di Martignano il primo di settembre, giorno del mio compleanno. Dovevo girare ed ero arrabbiato perché non potevo festeggiare con mamma e i miei fratelli. Lo capì, mi abbracciò e mi promise che avremmo girato il tempo necessario e sarei andato a casa per la festa. Poi mi regalò un canottino, lo feci gonfiare subito e iniziai a giocarci sulle rive del lago".

Poi c'erano Nino Manfredi, un padre amorevole nello sceneggiato, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Erano suoi complici?

"Manfredi, con la sua esperienza, praticamente mi faceva da spalla, era sempre pronto a starmi dietro nelle battute, e lo stesso facevano Franco e Ciccio. Nino mi stava sempre vicino. A Farnese, in una pausa del set, chiesi un panino con l'emmenthal, mi piaceva il formaggio coi buchi, e iniziai a gustarlo. Lui mi disse 'Ma come fai a mangiare con questa puzza di vacca?', perché sul viale c'erano tante stalle, e io dissi 'Non mangio mica col naso'. E ancora il suo affetto, nella scena della balena che finisce in spiaggia con un abbraccio. Llo fece con un affetto incredibile, che proseguì anche dopo lo stop del regista. Eravamo arrivati a riva dopo il 'passaggio del tonno', io dovevo arrivare prima per girarmi e chiamare il babbo. Inciampai e mi bagnai tutto, allo stop vennero le costumiste con gli accappatoi e gli asciugamani, Nino, che era lo stesso bagnato, non pensò ad asciugarsi e scaldarsi, si tolse le cose di dosso per 'parare me' che sentivo freddo".

Ricordi straordinari, tra i tanti restati nel cuore di un bambino che girò per mesi diventando per tutti un Pinocchio indimenticabile.

Teresa Pierini