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L'intervista: Giuliana Lojodice racconta Copenaghen, un successo dal 1999

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VITERBO – E' una gentilissima Giuliana Lojodice ad accoglierci per un'intervista, in una serata al limite del paradosso (leggi qui i problemi per il riscaldamento), e nei camerini dell'Unione si racconta mentre si trucca e si prepara per lo spettacolo.

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“Mi piace segnalare un bel numero per questo spettacolo: 374, sono le repliche che avremo ottenuto a maggio, al termine di questa ennesima tournée. 'Copenaghen' nasce nel 1999 e da allora ci ritroviamo tutti e tre insieme, incastonandolo dentro altri appuntamenti, un vero successo prodotto dallo stesso Umberto Orsini. Un testo difficile che è sempre una prova per noi – spiega Giuliana – perché abbiamo il complesso compito di tenere viva l'attenzione dello spettatore mentre raccontiamo di atomi, isotopi, nuclei. L'autore, Michael Frayn, era veramente innamorato della fisica, ha scritto un testo ancora tremendamente attuale, che mette in allarme. Per questo lo facciamo con partecipazione, mantenendo un continuo contatto con il pubblico, anche attraverso le tinte gialle del testo”.

L'abbraccio avvenuto nel 1941, prima delle discussione

Giuliana Lojodice interpreta la moglie di Bohr (Umberto Orsini), da sempre sua segretaria, supporto morale e lavorativo, cosa che ormai la rende una quasi-fisica, in grado di immaginare cosa sia accaduto con Heisenberg (Massimo Popolizio).

In una scenografia minimale, con lavagne pieni di grafici e tre sedie, i personaggi si ritrovano da morti, dopo un doloroso allontanamento che ha bloccato 20 anni di amicizia e rispetto, quello tra un allievo e il suo maestro, diventati ormai padre e figlio.

In un andamento di flashback si rivedono il primo incontro, la stima per un ventenne pieno di voglia di fare, l'amore fraterno di un fisico lanciato nel mondo della scienza. Un lavoro intenso fatto con passione per la ricerca. Siamo a metà degli anni '20, quando la fisica non era ancora proiettata verso la guerra che verrà, con la contrapposizione tra Germania e resto d'Europa, in una lotta per dominare l'altro.

Nel dialogo tra i due scienziati, con Margrethe spirito critico, si sviscerano tutti i problemi del tempo, i drammi personali e quelli per la società: che vuol dire lavorare ad un progetto da cui potrebbe nascere una bomba con una forza distruttrice devastante? Come si possono giudicare un fisico che lavora per la Germania Nazista e uno che vive nella Danimarca occupata, metà ebreo, che spera di fermare il dramma e poi fornisce la sua conoscenza nel realizzare la bomba atomica che esploderà su Hiroshima e Nagasaki?

Drammi a confronto, che provano a dare una spiegazione ad uno storico incontro tra Bohr e Heisenberg, avvenuto nel 1941, e che li separerà per sempre.

Un testo complicato, con continui flashback e un argomento non alla portata di tutti, ma come dice Orsini-Bohr: “La scienza non è una cosa che si fa per se stessi ma per spiegarla agli altri”.

Teresa Pierini

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